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Il Palermo è nel pallone. Il fatto grave è che c’entra ben poco il panettone indigesto, come sarebbe scontato dire di questi tempi. Il Palermo fa fatica e perde. Da un mese e mezzo va in questo modo. I numeri sono impietosi, nelle ultime sette partite è arrivata la miseria di soli cinque punti. Sono valori da retrocessione. Il Palermo, per dirla con una sola parola, annaspa.
Si tratta di un passaggio assai delicato che arriva nel momento meno indicato della stagione, con il mercato aperto e pronto a regalare effetti sorpresa a ripetizione, specialmente nelle battute finali. Auspichiamo che tutto questo possa essere scongiurato, ma i motivi per esprimere preoccupazione sussistono e non sono pochi. I tifosi lo hanno capito da un pezzo, non siamo sicuri che lo stesso sia accaduto in società, al cui interno, da qualche tempo a questa parte, è l’allenatore a fungere da capro espiatorio di scelte inadeguate in sede di mercato e una gestione poco chiara di dinamiche interne al club (vedi rapporti tra patron e direttori sportivi). Speriamo non succeda anche al buon Mutti, ad oggi spaesato nocchiere di una nave in gran tempesta.
Potremmo sottolineare i peccati, più o meno veniali, degli uomini scesi in campo ieri sera, evidenziando le topiche di un Muñoz disorientato sull’out di destra, di un Barreto in evidente stato confusionale al momento di cercare i compagni, di un Della Rocca incapace di inserirsi all’interno dei meccanismi, peraltro sgangherati, di una squadra in seria difficoltà, di un Alvarez ectoplasma materializzatosi solo al momento di imboccare il tunnel che porta agli spogliatoi. Potremmo, ma gli errori dei singoli sono solo lo specchio in frantumi di un momento assai buio.
Il motivo di maggiore preoccupazione, a dire il vero, riguarda la condizione atletica della squadra. Ieri sera il Palermo ci è apparso in palese debito d’ossigeno, incapace di sostenere i ritmi imposti alla gara da un ottimo Napoli o, anche più semplicemente, di arrivare sul pallone un attimo prima degli avversari. Il conto delle volte in cui è successo siamo riusciti a tenerlo con l’aiuto di una sola mano. In un calcio fisico come quello della seconda decade del nuovo millennio, per evitare la sconfitta devi correre quanto o più dell’avversario. Questo non è accaduto al cospetto di Cesena (ko interno), Catania (sconfitta) e Napoli, appunto. Al "Piola" di Novara il calo è apparso manifesto nell’ultimo quarto d’ora, anche a causa dell’ingenua espulsione rimediata da Ilicic, ed è costato una rimonta evitabile.
Adesso Chievo in trasferta e Genoa in casa. Due partite per tentare di fare meglio rispetto al peggior Palermo d’andata dal ritorno in massima serie (22 punti, stagione 2005/06 con Delneri in panchina). La zona calda è distante nove preziosissimi punti, per ora l’incubo è ancora ben distante dal dramma. Il percorso è tracciato: bisogna mantenere questo margine, evitare che si assottigli. A qualsiasi costo.