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A distanza di trecentosessantacinque giorni è tempo di tracciare un bilancio in casa Palermo e se non è possibile paragonare in toto la stagione precedente a quella attuale lo si fa per le gare disputate fino ad oggi.
Inevitabile non partire dalla classifica: in prossimità del giro di boa, infatti, l’attuale compagine di Mutti ha raccolto 21 punti, ben sei in meno rispetto alla scorsa stagione. Gli uomini di Delio Rossi arrivarono alla sosta in condizioni psico-fisiche ottime e la classifica sorrideva loro come non mai visti i ventisette punti incamerati fino a quel momento e la sesta posizione in graduatoria. Ma quali differenze tra quel Palermo e quello odierno? Prima di tutto,però, una curiosità. Anche l’anno scorso i rosa arrivarono alla sosta con un pareggio esterno: un anno fa Miccoli e compagni impattarono uno a uno a Bari mentre quest’anno due a due a Novara.
Ma cosa è cambiato effettivamente? Per capirlo è obbligatorio partire dai numerosi avvicendamenti, tra giocatori e allenatori, ai quali abbiamo avuto modo di assistere in questo anno. In mezzo al campo son cambiate tantissime pedine, molte delle quali fondamentali. Impossibile non citare gli addii di Sirigu, Pastore, Bovo, Cassani e Nocerino sostituiti da Tzorvas, Barreto, Della Rocca, Silvestre e Pisano. Sicuramente, a livello tecnico, è palese il passo indietro fatto dai rosa: con tutto rispetto per i nuovi arrivati ma, eccezion fatta per Barreto e Silvestre, gli altri sembrano una spanna dietro ai loro predecessori.
Capitolo panchina: al termine dello scorso campionato Zamparini licenziò, di fatto, due allenatori: Rossi e Cosmi. Questa volta siamo solo giunti al giro di boa e già due ‘teste’ son saltate. Pioli e Mangia docet. Altra curiosità: l’anno scorso il buon Delio disse che ‘’l’inizio della fine fu rappresentato dall’addio di Sabatini agli inizia di novembre’’. Come per magia, la storia, si è ripetuta. Via Sogliano a novembre e via Mangia a dicembre. Casualità?
Tornando alla classifica questa ci offre qualche spunto di riflessione sul reale obiettivo dei siciliani in questa stagione. In sede di presentazione stagionale il numero uno rosanero disse che “l’obiettivo era quello della salvezza perché con tutti questi cambi effettuati un anno di rodaggio era obbligatorio”. Ergo, anche in questo caso, sono stati fatti passi indietro sulla programmazione a lungo termine. Una squadra che in due anni sfiora la Champions e arriva in finale di coppa Italia può permettersi, l’anno seguente, di lottare per la salvezza?
Ma quali sono i reali di punti forza e le reali debolezze della squadra? Nel primo caso è praticamente impossibile parlare di reparti bensì è meglio parlare di singoli: Silvestre, Migliaccio e Barreto hanno disputato, fin qui, un campionato al di là di ogni più rosea previsione. A questi vanno aggiunti Balzaretti e Ilicic che, però, hanno alternato ottime prestazioni a incredibili passaggi a vuoto. Le debolezze? Queste sono tante, sia collettive che non. A preoccupare Mutti saranno sicuramente le assenze di alchimie e meccanismi che a questo punto della stagione dovrebbero essere collaudate. Ma il più grande pensiero giunge dall’attacco: Miccoli, Hernandez, Pinilla e Budan sono sistematicamente, e sottolineiamo sistematicamente, fuori servizio. Il solo arrivo di Mehmeti potrebbe non bastare. Che Zamparini e Cattani non se ne siano resi conto?