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Palermo: parlare di 'B Zona' non fa ridere più nessuno

L'editoriale


Sempre più giù. Domenica dopo domenica il Palermo perde anima, identità e… partite fondamentali in chiave salvezza. La sconfitta incassata in casa del Chievo si allinea perfettamente al periodaccio vissuto dalla formazione rosanero, oramai a secco di vittorie da quasi due mesi. Conti alla mano, è lecito cominciare ad avere paura: il terz’ultimo posto dista sole sei lunghezze ed è occupato da quel Cesena che ad inizio dicembre si concesse il lusso di annichilire a domicilio un Palermo che, sino a quel momento, in casa non aveva saputo far altro che collezionare successi in serie.

Dopo il ko di ieri, è ufficialmente aperta la caccia al colpevole. Mutti vede aumentare sensibilmente le proprie quotazioni, a discapito di quel Zamparini sino a domenica mattina etichettato da parte della tifoseria come “rovina del (non) progetto Palermo”. A nostro modo di vedere le responsabilità vanno equamente distribuite tra scelte societarie tutt’altro che oculate e infelici trovate tecnico-tattiche dei tanti allenatori che si sono alternati (e probabilmente continueranno ad alternarsi) nel corso di questa schizofrenica stagione.

Ad ogni modo, come già detto settimana scorsa, il motivo di maggiore preoccupazione continua ad essere legato alla condizione atletica della squadra. Anche ieri i rosa ci sono apparsi in palese debito d’ossigeno, incapaci di tener testa ai ritmi imposti alla gara da un avversario evidentemente più tonico. Vogliamo augurarci che questo possa dipendere da un misterioso richiamo della preparazione avvenuto durante il periodo natalizio, ma se così non fosse bisognerà ammettere che la spia del carburante si è adagiata al livello della riserva e correre immediatamente ai ripari diverrà un obbligo.

L’unica novità positiva di questo traumatico incipit d'anno è costituita dall’arrivo di Viviano, elemento in grado di assicurare tranquillità a un reparto, quello difensivo, ultimamente poco sereno persino nel concepire il più semplice dei passaggi. Tutt'altro che ortodosso, però, il modo in cui è stato scaricato Benussi: un pizzico di chiarezza in più avrebbe reso meno complicata una situazione che rischia di trasformarsi in una matassa difficile da sbrogliare.

Digerita l’ennesima delusione in campo avverso, ora è tempo di pensare al Genoa. Niente giri di parole, bisogna vincere. I tre punti costituiscono l’unica medicina per tirarsi fuori da questo momento. Occorre preservare il bene supremo, evitare che la delusione sfoci in tragedia sportiva. La serie A è troppo importante per questa città.


Gianluca Rubino 16/01/2012
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