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Palermo, con la Lazio il pari della maturità

L'editoriale


Primo punto in trasferta e prima gara della stagione terminata con la casella vuota alla voce gol subiti. Il Palermo esce dall’”Olimpico” di Roma con un risultato positivo che gli permette di restare attaccato al vagone delle seconde della classe, insieme a squadre sino a un mese fa considerate di ben altra caratura rispetto a quella di “onesti manovali del pallone” allestita da Maurizio Zamparini: Napoli, Genoa, Fiorentina, solo per fare qualche nome eccellente. Certo, si potrà obiettare, il campionato ha appena dettato le regole del gioco e sancito il calcio d’inizio, tuttavia, come recita un antico ma non per questo inattuale proverbio, chi ben comincia è a metà dell’opera.

Quello conquistato dalla squadra di Mangia contro una Lazio rognosa ma tutt’altro che cinica, è un punto che ha il retrogusto della maturità. Migliaccio e compagni hanno seguito alla lettera lo spartito consegnato loro dal tecnico lombardo nell’immediata vigilia del match, disputando una gara equilibrata e dimostrando di saper soffrire quando le circostanze lo hanno imposto. La retroguardia ha retto senza troppi affanni, a testimonianza del fatto che il poker difensivo su cui l’ex coach della Primavera ha deciso di puntare sin dall’inizio, difficilmente consentirà agli aspiranti titolari di trovare spazio. Continua a riuscirci piuttosto complicato, invece, esprimere una valutazione precisa e definitiva su Alexandros Tzorvas, estremo difensore dalla doppia personalità come neppure Spencer Tracy nella celebre pellicola “Dottor Jekyll e mr. Hide”. Il guardapali ellenico, così come contro il Cagliari, anche ieri ha alternato interventi sconsiderati a parate salva risultato, con buona pace dei tifosi rosanero, prima, e degli attaccanti biancocelesti, poi.

In mezzo al campo, propulsori muscolari come Bertolo e Acquah hanno garantito il giusto dinamismo, mentre a Della Rocca e Barreto è toccata la briga di tessere una fitta ragnatela capace di annebbiare le funamboliche idee di fini dicitori della sfera quali Ledesma, Matuzalem e Hernanes. Zahavi a tratti e Ilicic, negli ultimi venti minuti, hanno cercato di addolcire i palloni fuoriusciti dalle battaglie combattute nella zona nevralgica del campo, per poi architettare e avviare la costruzione di quelle ripartenze che avrebbero dovuto essere nettare vitale per la coppia d’attacco Hernandez-Pinilla

I due terminali offensivi rosanero però, malgrado il loro ballo delle debuttanti risalga a qualche campionato or sono, piuttosto che mostrare canini da carnivori d’area di rigore, hanno palesato in più d’una circostanza denti da latte, permettendo alla difesa capitolina d’avere vita facile al loro cospetto. A dimostrazione che questo Palermo, per lo meno in questo frangente della stagione, non può permettersi il lusso di rinunciare alla fantasia e al fiuto del gol di Fabrizio Miccoli. Ieri Mangia ha deciso di tenere l’attaccante tascabile in panchina, dopo tre gare da titolare. Una scelta che condividiamo appieno, d’altronde il Romario del Salento non è più un ragazzino e va gestito. Impresa più grande sarà riuscire a calmierare, anche in futuro, il desiderio del capitano di scendere in campo sempre e comunque. Ecco perché il tecnico di Cernusco sul Naviglio, quando la ragion di Stato lo richiederà, dovrà vestire i panni dell’esperto psicologo, provando a usare il fioretto e coccolando il proprio bomber.


Gianluca Rubino 26/09/2011
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