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Ennesima sconfitta esterna per il Palermo. Contro la Juventus i rosanero sono rimasti in campo solo per un tempo, lasciando la scena dopo il raddoppio di Matri in apertura di ripresa. Inevitabile la bocciatura per i ragazzi di Mangia, che neppure in quest’occasione sono riusciti a sfatare il tabù del gol in trasferta. La prestazione negativa dell’undici rosanero ci costringe a rimarcare i difetti di una squadra sin troppo timida al di fuori dei confini del proprio stadio, talvolta persino rinunciataria.
Il reparto arretrato continua a palesare difficoltà nel contenere le sortite avversarie. Nello specifico, eccezion fatta per il povero Tzorvas, incolpevole sulle reti incassate, ieri la retroguardia ha sofferto tremendamente gli affondi degli avanti bianconeri. Pisano non è mai riuscito a prendere le contromisure a Vucinic, di un altro passo rispetto al terzino ex Varese. Sull’altro fronte, Balzaretti ha ulteriormente confermato di non vivere uno dei migliori momenti della sua carriera, perdendo la trebisonda al cospetto di Lichtsteiner e Pepe. Al centro bocciatura senz’appello per Cetto, le cui responsabilità in occasione delle prime due reti juventine sono sotto gli occhi di tutti. Insufficiente anche Silvestre, il quale ha cercato di tenere botta senza comunque risultare esente da sbavature.
Se la difesa piange, la linea mediana certamente non ride. Tra i centrocampisti solo Bacinovic ha provato a giocare a calcio, con geometrie semplici e lineari. Unica voce fuori da un coro deprimente, potremmo dire. Per il resto né Migliaccio né Barreto hanno dimostrato di essere in giornata di grazia. Discorso a parte merita Bertolo, incapace di trovare la giusta posizione all’interno del perimetro di gioco.
In attacco la situazione è allarmante. Se il Palermo non segna lontano dal “Barbera” dal 15 maggio, gran parte della colpa è da attribuire al reparto avanzato. Sicuramente la poco fortunata alternanza di infortuni dei tre (potenziali) bomber ha influito sul digiuno di reti in trasferta, ma scaricare l’intera responsabilità sugli acciacchi fisici equivale a cercare un alibi che, francamente, consideriamo assai debole. Ilicic ha avuto il doppio torto di prendere a pallonate Buffon prima e di sparire poi. Nel secondo tempo, infatti, lo sloveno non si è mai visto. Miccoli, invece, ha recitato il poco gratificante ruolo di spettatore non pagante. Davvero preoccupante l’involuzione del capitano, a inizio stagione indiscusso punto di riferimento e adesso evanescente terminale offensivo di una squadra incapace di gonfiare la rete della porta avversaria.
Domenica si torna al “Barbera”: il Palermo proverà a centrare il sesto successo di fila, per provare l’assalto a quel quinto posto scippato ai rosanero dalla Roma di Luis Enrique. Ma la Fiorentina dell’ex Rossi non è avversario semplice e, siamo sicuri, venderà cara la pelle.