



Ecc. A: primo k.o. per l'Akragas, 6 su 6 per il Marsala, all'Alcamo il big match
Eccellenza B: pari nel big match Due Torri-Orlandina, ne approffitta il Città di Vittoria
Una Tiger decisa e cinica strapazza l’Atletico Gela 3-0
Palermo, ora et labora
Sono stati protagonisti nella prima giornata di campionato con una doppietta a testa. Hanno aiutato le rispettive squadre a strappare un punto a Genova ed affondare l’Inter. Stiamo parlando di Maximiliano Nicolas Moralez e Fabrizio Miccoli che a suon di giocate ma soprattutto gol hanno trascinato Atalanta e Palermo a due risultati alla vigilia insperati.
Hanno caratteristiche simili sia dal punto di vista fisico ma soprattutto dal punto di vista tecnico. Entrambi non fanno del “soma” il proprio punta di forza, visto che sono alti rispettivamente 1,60 cm e 1,68 cm, ma hanno qualità tecniche seconde a nessuno, o quasi.
Agilità, scatto, fantasia, astuzia e conclusione: questo il loro biglietto da visita. L’argentino, oltre che ‘El Enano’, in patria è stato ribattezzato ‘El Frasquito’ (la bottiglietta) poiché il rumore del suo tiro richiama quello dello stappo di una bottiglia. Colantuono utilizza il proprio jolly sulla trequarti, a supporto dell’unica punta Denis. Ipso facto il sudamericano ha la possibilità di svariare su più linee, quella di centrocampo e quella di attacco, alla ricerca degli spazi idonei per far male. A testimonianza di ciò il secondo gol di Genova: sfruttando astutamente un’amnesia della retroguardia rossoblu, si è presentato a tu per tu con Frey, per poi batterlo con tiro ad incrociare. E, prendendo sempre in esame la gara di “Marassi”, il primo gol non fa altro che dimostrare la sua grande intelligenza tattica e il suo fiuto del gol avventandosi per primo sulla corta respinta di Frey e concludendo con un preciso tocco di esterno destro.
Ma quella bergamasca non è la prima esperienza europea per Moralez: dopo esser cresciuto nelle giovanili del Racing Avellaneda esordisce in prima squadra nel giugno 2005, collezionando successivamente, cinquantadue presenze e otto reti in tre anni. Dopo di che arriva la chiamata “europea” dell’FK Mosca che lo porta in Russia sborsando una cifra vicina ai cinque milioni di euro. Qui Maxi rimane solo sei mesi dove colleziona la miseria di sei presenze senza andare mai a segno. Archiviata la deludente parentesi a Mosca il giocatore ritorna prima al Racing Avellaneda, salvo poi trasferirsi al Velez, dove si consacra inanellando settantadue presenze e venti gol. Per un trequartista non è poca roba. Infine, durante l’ultima sessione di mercato, ‘sbarca’ a Bergamo per una cifra vicina ai quattro milioni di euro per volere del ds Pierpaolo Marino che lo seguiva già da qualche anno.
Tornando a Miccoli, e con le dovuta precauzioni del caso, il paragone è d’obbligo. Il capitano rosanero ha già trentadue anni (ben otto in più di Moralez) ma nelle movenze i due sembrano assomigliarsi parecchio. Con l’avvento, forse temporaneo forse no, di Mangia sulla panchina del Palermo, Fabrizio è ritornato a giocare in quella posizione che lo aveva reso celebre a Perugia, ovvero come seconda punta. Dopo un anno passato tra infermeria prima e panchina poi, il salentino ha la voglia di un ragazzino di rimettersi in gioco ma soprattutto in mostra. Reincarnato nella vera e propria figura di leader, toccherà a lui e Migliaccio guidare psicologicamente un gruppo giovane come quello rosanero. Di carisma Miccoli ne ha da vendere, così come di talento. La doppietta all’Inter, non a caso, potrebbe rappresentare l’inizio di una seconda giovinezza. Lo sa lui, lo sa Mangia, lo sanno i tifosi. Ma affinchè ciò accada devono remare tutti nella stessa direzione. Zamparini compreso.
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