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Suicidio Palermo ma la strada è quella giusta

L'editoriale


Come ha detto giustamente in conferenza stampa il buon Gasperini «da una squadra in vantaggio per due a zero non ci si può aspettare un radicale cambio di atteggiamento in questa maniera». La strada tracciata durante i primi sessanta minuti, infatti, è quella giusta, quella che porta ad una tranquilla salvezza ma se le ‘secondarie’ riservano codeste sorprese c’è da preoccuparsi.

Ma perché questo Palermo dai due volti? È un problema che i rosa si portano da tempo immemore ergo sarà una questione di dna, poichè non è la prima volta, nel corso degli ultimi anni, che si verificano ribaltoni di questo genere. Basti pensare a quell’Inter-Palermo terminato 3-2 con i siciliani in vantaggio per due a zero, dominatori assoluti della gara con un doppio (e stretto) vantaggio, salvo poi essere rimontati e surclassati dall’exploit di Pazzini all’esordio con la maglia nerazzurra.

E allora viene da pensare che il problema principale risiede nell’età anagrafica dei giocatori perché tra quel Palermo di Rossi e questo di Gasperini non vi sono analogie se non quella di un’età media estremamente bassa. Probabilmente gente Ujkani (reo di aver regalato il 2-2 ad El Shaarawy con quella goffa e sciagurata uscita), Garcia, Munoz, Ilicic e compagnia bella non hanno ancora maturato quella ‘cattiveria’ mentale tale da permettere alla squadra di portare a casa tre punti oramai acquisiti.

Va bene aver paura perché la classifica piange ma le fobie vanno affrontate a muso duro. E se Miccoli e Brienza ti aprono le porte del paradiso non puoi ‘rituffarti’ all’inferno chiudendoti in maniera poco dignitosa nella tua area di rigore regalando, in pratica, settantacinque metri di campo agli avversari. Già perché è successo proprio questo: squadra si compatta ma con sei-sette giocatori davanti al portiere, tre centrocampisti a spasso e il solo Miccoli abbandonato al proprio destino tra le maglie di Bonera e Mexes.

In tutto questo, però, qualche colpa a mister Gasperini gli si può anche addossare. Va bene la sostituzione forzata di Donati (non quella di Garcia, lì è stato puro e mero scopo precauzionale vista l’ammonizione dell’argentino) ma la spinta psicologica può arrivare anche attraverso i cambi. Se ha visto una squadra schiacciarsi dopo la realizzazione del secondo vantaggio, perché non inserire un ariete come Budan? Sarebbe stato un cambio a doppia mandata perché in sé e per sé la sostituzione sarebbe stata sinonimo di ‘’non chiudersi’’ e in più perché nei momenti di difficoltà la presenza di una boa avrebbe permesso alla squadra di rifiatare e salire dopo qualsivoglia rilancio difensivo.

Detto questo si deve essere consci che la storia non si fa con i se e con i ma. È andata come è andata e c’è poco tempo per piangersi addosso: domenica prossima, infatti, si va a Roma a disputare un’altra battaglia nella speranza che i ‘guerrieri’ non si addormentino dopo sessanta minuti….


Antonino Marino 31/10/2012
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