



Ecc. A: primo k.o. per l'Akragas, 6 su 6 per il Marsala, all'Alcamo il big match
Eccellenza B: pari nel big match Due Torri-Orlandina, ne approffitta il Città di Vittoria
Una Tiger decisa e cinica strapazza l’Atletico Gela 3-0
Palermo, ora et labora
Da Bovo a Nocerino, passando per Barzagli, Zaccardo e Grosso: Palermo ormai è solo un trampolino di lancio e non un punto di arrivo. Di questo, oramai, bisogna farsene una ragione come bisogna farsela dell’addio di Balzaretti, passato alla Roma, e di Giulio Migliaccio, prossimo alla cessione.
Sono ormai passati gli anni di Baresi e Maldini, capaci di vestire per un ventennio la stessa maglia. E a nulla valgono i discorsi portati avanti nelle settimane da chi dice che ‘Palermo ormai è una grandissima realtà nonché una forza del calcio nazionale’. Nel mondo del pallone vi sono troppi interessi, economici in primis.
Nella parte di Sicilia rosanero nessuno vorrebbe privarsi di questi due giocatori ma bisogna rassegnarsi. Su Migliaccio, che veste la maglia panormita da cinque stagioni, è forte l’interesse dell’Atalanta, squadra che lo ha lanciato nel calcio che conta e allenata da un tecnico caro a Giulione: Stefano Colantuono. L’addio, per quanto amaro, potrebbe essere condiviso a maggior ragione se vige nella testa della triade Zamparini-Perinetti-Cattani l’idea di un ringiovanimento della rosa.
Su Balzaretti, invece, si potrebbero fare milioni di discorsi ma ormai ciò che è stato firmato non può essere cambiato: il terzino ha lasciato Palermo e l’anno prossimo difenderà i colori giallorossi. Spiace, questo è ovvio, ma quanti grandi giocatori son passati dalla Sicilia per poi migrare verso altri nidi?
L’unica cosa certa, in tutto ciò, è l’immenso amaro che rimarrà in bocca ai tifosi: dopo cinque stagioni condite da emozioni, sorrisi e pianti, veder andar via un pezzo di storia farà male, molto male. Ma il calcio è anche questo, nella sua manifestazione più brutta. Molto alla lontana si potrebbe fare il paragone con Del Piero che ha appena lasciato la Juventus: come avranno reagito i tifosi juventini?
Discorso diverso, invece, va fatto per Fabrizio Miccoli. Del Palermo finalista di Coppa Italia è l’unico pezzo da novanta rimasto. Da buon capitano, il salentino, dovrà farsi completamente carico dell’inesperienza della squadra e cercare, passo dopo passo, di condurla ad una solidità psicologica che adesso manca. Al suo fianco ci saranno Donati, Brienza e Rios (anche se quest’ultimo è appena arrivato): uomini di calcio che hanno macinato infiniti chilometri in ogni parte d’Italia e del mondo. C’è però da dire una cosa: se si esclude il passato di Brienza, Miccoli è l’unico a conoscere veramente l’ambiente palermitano: tutte le pressioni ricadranno inesorabili sulle sue piccoli ma grandi spalle. Zamparini, Cattani e Perinetti lo sanno.
In ogni caso inutile vivere di se e di ma: bisogna solo rimboccarsi le maniche e andare avanti concedendo la giusta e doverosa fiducia al Palermo che verrà. Con le cessioni di Balzaretti e Migliaccio verrà dato un netto taglio al passato come se l’ultimo decennio di A non fosse mai esistito. Il 26/08/2012 come il 12/09/2004: si parte da zero, o quasi, con la speranza di rendere competitiva una squadra capace di soddisfare i bisogni di una piazza quanto mai esigente.
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