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Gasp...che Miccoli!!!

Come si può rinunciare al capitano?


Una vittoria attesa tanto, forse anche troppo. Alla fine è arrivata e modo più bello non poteva esserci. Un susseguirsi di emozioni, un’altalenante giostra di gioie e dolori alla fine culminata con il gioiello più bello. Il Palermo, in poche parole, batte il Chievo e lo fa nel modo più convincente possibile.

Inutile, però, sciorinare troppe parole sulla gara la quale può essere riassunta in grinta, determinazione, voglia di riscatto e…Fabrizio Miccoli. Già proprio lui, l’uomo tanto discusso quanto accantonato da Gasperini, ha tolto le castagne dal fuoco al neo tecnico rosanero e lo ha fatto a modo suo. Tre gemme, una più bella dell’altra. Prima il gol su punizione, poi l’assolo personale e infine il diamante da centrocampo a beffare Sorrentino. Non credo vi sia altro da aggiungere se non il grande numero che ha portato successivamente Giorgi alla realizzazione del 3-1.

33 anni e non sentirli. Lo smalto, probabilmente, non sarà quello dei tempi di Perugia o Lisbona ma i piedi e la testa sono quelli, se non addirittura migliorati. Fantasia, estro, potenza e carisma: cosa chiedere di più? Probabilmente nulla. Lui è l’anima di questo Palermo e nessun’altro potrà mai esserlo.

Ma subito dopo l’esubero per una prova maiuscola arriva la frecciatina a preoccupare l’ambiente. Quel suo «non so se rinnovo, aspettiamo maggio» suona come campanello d’allarme per quei pochi tifosi accorsi ieri al ‘Barbera’. Oggi immaginare un Palermo senza di lui sembra pazzia, ed in effetti lo è. Senza la sua ingombrante presenza in campo la squadra sembra allo sbando e ne sono testimonianza le scialbe, ma tutt’altro che riluttanti, prove di Bergamo e Pescara. È il faro, è il cuore, è la stella di questo Palermo. C’è poco da fare: che Gasperini lo voglia o meno Fabrizio deve giocare sempre, o quasi.

In ogni caso il campionato del Palermo si può dire iniziato ufficialmente ieri con la conquista dei primi tre punti e l’abbandono dell’ultimo posto in classifica. Adesso bisogna rimboccarsi le maniche, non sedersi sugli allori, e iniziare a preparare la difficile trasferta di Genova contro il Genoa. Una vittoria fa morale ma deve avere un seguito: i fuochi di paglia, d’altronde, non piacciono a nessuno. 


Antonino Marino 01/10/2012
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