



LIVE CALCIOMERCATO SICILIA - lunedì 1 luglio
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All’Hotel Excelsior di Palermo, è stata la giornata di Fabrizio Miccoli. L’ormai ex capitano del Palermo, molte volte con la voce spezzata dal pianto, ha voluto mettere in chiaro tante cose, sulle sue frequentazioni palermitane e sulle vicende negative che lo hanno visto protagonista negli ultimi giorni:
RESPONSABILITÀ: «Non riesco a dormire in questi giorni. Mi prendo le mie responsabilità, sono venuto qui oggi per chiedere scusa alla città di Palermo e alla mia famiglia, che mi hanno sempre portato il massimo rispetto. Le cose che ho detto non le penso realmente e l'ho anche dimostrato partecipando alla partita in onore di Falcone e contro la mafia. Faccio questo lavoro da 20 anni e voglio far vivere la mia famiglia nel massimo della legalità e nel rispetto dei valori».
NO MAFIA: «Sono un calciatore e non un mafioso. Sono contrario a tutti i pensieri della mafia. Non sono venuto qui per chiedere perdono, spero che possiate perdonarmi in futuro quando spero che mi venga data l’occasione. Sarò testimone della legalità se mi verrà data la possibilità di dimostrarlo con i fatti. Spero che la signora Falcone mi darà la chance di farlo».
FALCONE «Ho già contattato la signora Falcone e mi ha detto delle bellissime parole. Mi ha detto che bastava chiedere scusa a tutta la città ed ai palermitani. Sono venuto qui soprattutto per questo e oltre a fare le mie scuse spero che lei mi dia la possibilità di essere presente nelle sue associazioni per portare avanti queste cose insieme».
INDAGINI: «Non posso dire cosa ho detto in Procura. Ho passato cinque ore importanti e sono andato via sereno. È uscito un altro Fabrizio, una persona che prende solo il lato positivo. A 34 anni devo mettere da parte la mia ingenuità da bambino e le varie sciocchezze che mi portavo in giro. Devo cercare di essere più egoista e pensare alla vita vera, alle persone che mi stanno vicino».
CARRIERA «Per prima cosa ringrazio Buffon che mi conosce da una vita. Sa che persona sono, lo ringrazio per essermi stato vicino e per aver espresso un giudizio importante. Per la mia carriera non temo nulla. Prenderò quello che verrà con massima serietà e deciderò poi con calma. L'importante è che questa storia finisca il prima possibile. Tutto il resto viene dopo».
ESEMPIO: «Voglio diventare un testimonial positivo. Purtroppo ho sbagliato e solo oggi me ne rendo conto. In questi anni ho cercato di essere non il capitano del Palermo, ma Fabrizio. Ho sperato di trovare dall'altra parte delle persone pulite, che mi potevano dare solo vera amicizia. Ho frequentato tanti senza neanche conoscerli. Ho sacrificato la mia famiglia per essere così, più di tutto conta la propria coscienza. Oggi mi sento di dire che lo sarò ancora di più quando con i fatti dimostrerò di non essere un mafioso. Un domani spero me ne sia data la possibilità».
INTERCETTAZIONI: «Non sono preoccupato, anzi sono fiducioso. Per dirla tutta sono anche contento di essere stato chiamato una volta e per tutte. Penso anche che già sapessero che persona sono. Speravo anzi di essere chiamato prima. Le intercettazioni purtroppo sono cose che escono ma fa parte del gioco. Non è successo solo a me».
ANTIMAFIA: «Ho avuto questa sensazione dal primo momento, l'ho avuta durante quella partita in cui mi è stato chiesto di partecipare e l'ho fatto col cuore, perché ci credevo e ci credo. Feste con mafiosi? Non sono mai stato in certi locali, sono andato tre volte in discoteca in questi sei anni, a campionato fermo. Ho sempre cercato di fare allenamento e casa. Non sono mai stato a feste private. Andavo ai ristoranti, quello sì, anche a cena o a caccia quasi tutti i lunedì mattina con ispettori di polizia, andavo a pesca con gente della Digos, mai senza secondi fini. Ho la possibilità di andare avanti da solo, non mi serviva andare in giro con qualcuno. Credevo nell'amicizia».
ZAMPARINI: «Ho sentito il presidente, l´ho chiamato io. Mi dispiace per come è finita. Lui mi conosce. Quello che mi è dispiaciuto è, se posso fare un esempio, che io e lui abbiamo fatto come moglie e marito. Se avessimo parlato di più, se fossimo stati più vicini, sicuramente le cose potevano essere diverse. Avevamo bisogno l´uno dell´altro e questo possiamo rimproverarcelo. Però se devo fare un bilancio di questi sei anni posso solo ringraziarlo per avermi dato la possibilità di giocare in questa città. Mi sarei aspettato un futuro diverso qui a Palermo. Speravo di poter finire qui, ma se ne parlava due anni fa, poi si cresce, si fanno tanti programmi e tante trattative. Non ho niente nei suoi confronti, mi ha dato la possibilità di entrare nella storia di questa squadra. Futuro? Ancora non lo conosco, ho la mia idea e la tengo per me. La mia preferenza ce l’ho e vorrei tenerla dentro. Vediamo quello che succede. La mia famiglia? Sono stati male anche loro, ho cercato subito di proteggere i bimbi».
PALERMO: «Il ricordo più bello? Non dimenticherò mai la partita con la Sampdoria, dove non siamo andati in Champions, ma ho giocato 20 minuti col crociato rotto. Non dimenticherò mai la finale di Coppa Italia. Tutti i momenti e i gol che ho fatto qui, non li dimenticherò mai».
GATTUSO: «Devo dire l´ultima cosa. Ho sentito Gattuso qualche giorno fa, lo ritengo una persona eccezionale, lo ritengo un mio amico e lo conosco da 10 anni, giocavamo in nazionale insieme. Gli auguro di portare il Palermo di nuovo in Serie A, dove questa città merita di stare».