Richichi a GS.it: «Nel calcio dilettantistico siciliano manca la meritocrazia»

Le esclusive di Golsicilia.it-ai nostri microfoni l'ex tecnico dell'Atletico Catania


Nato a Catania il 13 giugno 1973, Antonio Richichi come calciatore è stato un trequartista di spessore con un passato in diverse squadre della Sicilia orientale. Appese le "scarpette al chiodo" a dicembre 2006, Richichi ha iniziato la sua carriera di allenatore a Linguaglossa prima di accasarsi all'Atletico Catania, società con cui nella stagione 2010/2011 ha vinto il torneo di Promozione ottenendo l'accesso all'Eccellenza. Intervistato in esclusiva da Golsicilia.itil giovane mister ha parlato dei suoi trascorsi di giocatore e di allenatore, ma anche di alcune problematiche del calcio dilettantistico siciliano. 

Antonio, prima di tutto ti chiedo di parlarmi dei tuoi trascorsi di calciatore e di tecnico...

«Ho fatto la trafila del settore giovanile fra Catania, Acireale ed Aci Sant'Antonio. In seguito, la mia carriera con le "prime squadre" si è svolta fra Promozione ed Eccellenza, categorie dove ho giocato ad Aci Sant'Antonio, Aci Catena e Misterbianco. Ho finito la carriera ad Acireale in Promozione, ma sono rimasto in granata fino a dicembre 2006 quando per incompatibilità con la dirigenza sono andato via e mi sono ritirato dal calcio giocato. Come allenatore ho iniziato a Linguaglossa in Promozione e ho un bel ricordo di quell'esperienza perché avevo solamente sei-sette calciatori esperti e poi tutti giovani, ma comunque abbiamo fatto bene e siamo riusciti a salvarci con tranquillità. Poi nella stagione 2009/2010 mi sono accasato all'Atletico Catania alla nona giornata di campionato, quando la squadra era ultima in classifica; in quel torneo abbiamo fatto 56 punti ottenendo l'accesso ai play off. Nell'annata successiva, grazie a qualche acquisto fatto sul mercato, abbiamo vinto il campionato e per quella stagione devo ringraziare la mia squadra, il presidente Rosino, il direttore Palma e tutto il resto della dirigenza, oltre che la tifoseria che ci è stata vicino. Poi nella stagione 2011/2012 sono rimasto all'Atletico Catania, ma ci sono stati dei problemi e dopo le dimissioni del direttore sportivo Santo Palma non ci sono stati più i presupposti per andare avanti. Di conseguenza, qualche mese dopo le dimissioni del ds, mi sono fatto da parte anche io».

Ad Aci Catena sei stato fra i protagonisti della cavalcata verso la Serie D coronata a giugno 2006. Che ricordo hai di quelle stagioni in maglia biancorossa?

«L'esperienza ad Aci Catena è stata bellissima dato che per quattro anni sono stato il capitano di quella squadra, la quale ha rappresentato un intero paese. Siamo arrivati in Serie D facendo conoscere il nome di Aci Catena in giro per l'Italia dato che nei play off nazionali abbiamo battuto squadre come i molisani dell'Agnonese e i pugliesi del Fasano. Ricordo e porto sempre con me il ricordo di quelle stagioni memorabili».

Dopo avere lasciato l'Aci Catena hai finito la carriera di calciatore con l'Acireale in Promozione fino a dicembre 2006, quando hai deciso di ritirarti...

«Ad Acireale per me è stata una bella esperienza anche perché si può dire che sono stato il capitano della rinascita del club granata visto che la tifoseria acese in quel periodo ha vissuto il dramma del fallimento avvenuto a luglio 2006. Tante persone sanno le motivazioni per cui andai via dalla società granata, ma dico solamente che non c'erano più presupposti per andare avanti e a dicembre andai via».

Che tipo di allenatore sei?

«Sono un allenatore che cerca di trasmettere alla squadra quello che facevo da calciatore. Mi piace mettere in campo un 4-3-3, in modo che si possa esprimere un calcio veloce e preciso. A me piacciono i calciatori brevilinei, rapidi e tecnicamente dotati».

Qual è la tua idea riguardo la situazione vissuta oggi dal calcio dilettantistico siciliano?

«Il calcio dilettantistico odierno senza ombra di dubbio va gestito in rapporto alla crisi economica che si sta vivendo. Penso che queste categorie vadano gestite in modo diverso, ovvero con dei settori giovanili corposi e fiorenti. Bisogna lavorare sui vivai in modo da proiettare i giovani alla prime squadre. Ad esempio a me piacerebbe avere una squadra con quattro-cinque calciatori esperti e poi tutti giovani in modo che possano avere delle prospettive di crescita».

In base alla tua personale esperienza, come vedi la figura dell'allenatore nel calcio dilettantistico isolano?

«La mia esperienza di allenatore è triennale con dei risultati che ho accennato prima: una stagione mi sono salvato, nella seconda sono arrivato ai play off e nella terza annata ho vinto un campionato. Ma voglio approfittare dell'occasione per esprimere una mia personale considerazione. Come ho detto prima, nei miei primi tre anni di esperienza come allenatore ho ottenuto degli ottimi risultati, ma mi sono reso conto che purtroppo questo calcio non ha un sistema meritocratico poiché ci sono allenatori che, portando degli sponsor alle società, hanno la precedenza rispetto ad altri. Chi mi conosce sa il mio pensiero in proposito e coloro che fanno questo calpestano la qualifica ed il lavoro dell'allenatore. Ho capito che oggi, in queste categorie, purtroppo si allena per amicizia e di conseguenza a questo malcostume non esiste più un sistema meritocratico. Penso che tutto questo sia una cosa poco dignitosa perché i presidenti affidano la guida della squadra solo a chi porta gli sponsor e di conseguenza questi tecnici allenano senza alcun merito perché di fatto non hanno una qualifica ed una preparazione adeguata. Personalmente sono amareggiato da questa situazione e nella stagione appena trascorsa sono stato fermo per scelta a causa delle motivazioni che ho appena citato».

Vivi ad Acireale. Cosa ti auguri per il futuro del calcio acese?

«Spero e mi auguro che l'Acireale possa ritornare nelle categorie che merita perché per tutte le note vicissitudini societarie l'ambiente ha sofferto parecchio e l'immagine sportiva della città ne è uscita fortemente danneggiata. Negli ultimi mesi ad Acireale c'è stata solo una grande confusione e spero che tutto si possa risolvere per il meglio».

Di recente sei stato cercato da qualche società?

«Si, ho avuto un paio di richieste che sto valutando perché comunque i dirigenti che mi chiamano sanno benissimo come ragiono. Gestisco le mie squadre in modo leale ed incondizionato. Mi ha contattato il Real Aci di Promozione, società con cui ho chiuso il discorso qualche settimana fa, ma a tal proposito preferisco non dire nulla. Mi ha cercato l'Atletico Catania del presidente Seminara che mi ha proposto un progetto molto serio, ambizioso e pieno di innovazioni per il calcio dilettantistico odierno. Spero che si possa concretizzare questo accordo ed in seguito vedremo il da farsi».


Davide Sirna 01/07/2013
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