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Davide Bombardini è nato a Faenza il 21 giugno 1974 ed è stato uno dei beniamini della curva rosanero. Protagonista della promozione del Palermo dalla C alla B, ci ha raccontato aneddoti, esperienze e ricordi della sua carriera.
Imola, Pisa, Castel di Sangro, Lanciano, Benevento, Reggina, Atletico Catania. Che ricordo hai dei primi anni da professionista?
«Duri, perché sono i primi anni che sei fuori di casa, non sai se diventerai un vero giocatore, la carriera è ancora un incognita».
Nel 1999 arrivi a Palermo, sei uno degli elementi determinanti della promozione in B. Ci racconti qualche aneddoto di quella stagione?
«Quando penso a quel periodo, torna alla mente soprattutto l'anno della promozione. L'ultimo mese mi svegliavo con gli incubi, sognavo che il Messina ci stava portando via il campionato. Per fortuna non è andata così! Poi l'ultima di campionato è successo quello che solo nei film poteva accadere, tanta sofferenza ma anche tanta gioia».
Qual è la rete più bella (o più significativa) realizzata in maglia rosanero?
«La rete del derby con il Catania, per la rivalità. Ricordo che quella domenica ci avevano rubato le maglie e giocavamo con le maglie nere dell'allenamento, con i numeri fatti con lo scotch».
Il Palermo passa da Sensi a Zamparini e vai alla Roma, pesantemente criticato dai tifosi. Come mai?
«Perché mi vedevano come un giocatore simbolo e non accettavano che andassi a giocare a Roma».
In giallorosso arriva l'esordio in serie A, il 5 ottobre 2002, contro l'Udinese. Ce lo racconti?
«Sono entrato sull'1-1 ed ero molto emozionato, poi la partita si è sbloccata e vincemmo 4-1. Un esordio fortunato».
Come mai non sei riuscito ad affermarti nella massima serie?
«Potevo indubbiamente fare più anni in A, però sia a Bergamo e sia soprattutto a Bologna, sono riuscito a togliermi belle soddisfazioni».
Al Palermo centrocampista esterno, spesso trequartista. Al Bologna addirittura terzino. Qual è il tuo vero ruolo?
«Trequartista o dietro le punte».
Chi è l'allenatore che in carriera ti ha insegnato di più e con chi, invece, non sei stato in "ottimi" rapporti?
«Ho sempre avuto un buon rapporto con tutti, però Sonzogni a Palermo mi ha fatto rescere molto».
Ora all'Albinoleffe, raccontaci di questa realtà.
«Hai presente Palermo? Tutto l'opposto... È una realtà molto familiare, non ci sono grandi pressioni da parte dei tifosi e chiaramente gli stimoli te li devi cercare».
Quali sono gli obiettivi stagionali della squadra e quali sono i tuoi personali?
«Gli obiettivi della squadra sono anche i miei, la salvezza prima di tutto e poi giocare con continuità».
C'è qualche tuo compagno giovane che è pronto al salto di qualità e quindi a palcoscenici più importanti?
«Martinez (attaccante classe ’89, NDR) in futuro potrebbe diventare un ottimo giocatore».
Cosa farà Bombardini una volta appese le scarpette al chiodo?
«Non lo so ancora, ma ho diverse idee in testa».
Il Palermo potrebbe essere una delle squadre rivelazione di quest'anno. Che ne pensi?
«Se trova la continuità anche fuori casa, penso proprio di si».
Cosa significa essere un idolo del "Barbera" e in pochissimo tempo essere fischiatissimo da tutto lo stadio? Cosa si prova?
«Se ti fischiano vuol dire che hai fatto qualcosa di importante, non sei passato inosservato».
Vuoi dire qualcosa ai tifosi palermitani?
«Mi hanno fatto veramente stare bene».
Per la presente intervista, si ringrazia l'ufficio stampa dell'Albinoleffe