Vuvuzelas, quel ronzio insopportabile…

Blatter: «Sono l’espressione dell’allegria di un popolo, non ha senso vietarle»


Cosa sarà mai quel ronzio insopportabile che, nel corso di questo mondiale, ha puntualmente accompagnato le partite che si stanno disputando in terra sudafricana? Molti, erroneamente, avranno pensato che si trattasse di un guasto del proprio televisore oppure di un disturbo del segnale... Niente di tutto ciò: il suono che proviene dagli stadi africani e che fa da "controcanto" alle telecronache viene dalle pittoresche, quanto originali vuvuzelas, chiamate anche lepatatas, trombette ad aria, solitamente di plastica e lunghe, più o meno, un metro, capaci di produrre un suono di 127 decibel, tre decibel in meno rispetto alla soglia del dolore, superiore a quello di un martello pneumatico o di un clacson.

Brevettate da Neil Van Schalkwyk e sono espressione del popolo sudafricano, che usa questo strumento quando assiste alle partite di calcio. Si potrebbe, in un certo senso, dire che questa è la Coppa del Mondo delle vuvuzelas, tanto pittoreche quanto assordanti e fastidiose non solo per i telespettatori, ma soprattutto per i giocatori che ogni giorno scendono in campo, costretti a giocare con questo "handicap". In occasione della manifestazione calcistica più importante, a Città del Capo è stata installata la più grande vuvuzela del mondo, una tromba lunga 35 metri.

La Fifa è stata subissata di proteste, non solo da parte degli spettatori, ma anche da parte di vari ct, i quali affermano di aver difficoltà anche a farsi sentire dai propri giocatori in campo. Blatter, comunque, le ha subito difese, asserendo che «si tratta dell'espressione dell'allegria di un intero popolo, pertanto non ha senso bandirle dagli stadi». Il massimo organismo calcistico mondiale, comunque, non è rimasto impassibile a tutte le lamentele pervenutegli, vietando dagli stadi le più grandi e rumorose kuduzelas e ammettendo negli impianti che ospitano le partite soltanto le trombette nel formato standard, le vuvuzelas appunto.

Tutto ciò ha contribuito ad alimentare un intero mercato: oltre a svariate imitazioni in Italia, grazie a diverse aziende che hanno fiutato l’affare e prodotte a migliaia, vendendole a cinque – sei euro, i venditori ambulanti sudafricani hanno subito cominciato a vendere dei tappi per le orecchie, che sono subito andati a ruba, e le scorte sono già finite. I tappi in questione, comunque, non eliminano del tutto il suono prodotto dalle trombette, ma lo riducono di 30 decibel. Meglio che niente...


Luca Di Noto 06/07/2010
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