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Palermo, piadina indigesta

L'editoriale


Dal bianconero al… bianconero. L’opaco Palermo uscito sconfitto dal confronto contro il Cesena, si appresta ad ospitare il Siena per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Miccoli e compagni puntano a cancellare la magra figura rimediata davanti al pubblico amico e, contestualmente, ad andare avanti in quella competizione che neppure sette mesi fa rischiò di regalare una gioia al popolo rosanero. Facendo un passo indietro, proviamo a focalizzare la nostra attenzione su quelle criticità palesate dalla formazione di Devis Mangia nel corso del match perso sabato sera.

DIFESA IN BAMBOLA La scoppola casalinga è servita per mettere in chiaro due concetti: l’assenza di un centrale di ruolo all’altezza di Silvestre e l’imprescindibilità di Giulio Migliaccio. Mũnoz ha sprecato nel modo peggiore la prima (e probabilmente ultima) chance di entrare nelle grazie di Mangia, sbagliando l’approccio alla gara e infliggendo il colpo di grazia alle speranze di rimonta, peraltro subito dopo la rete di Mutu, con un’evitabile espulsione. Cetto, dal canto suo, paga tuttora la disastrosa prestazione esterna contro la Juventus. Ecco perché in ottica derby si rivelerà fondamentale il rientro dell’oramai jolly di Mugnano, mai come adesso elemento imprescindibile dello scacchiere rosanero. Se dubbi vi saranno in merito all’undici anti-Catania, certamente questi non riguarderanno la coppia di baluardi da anteporre a Benussi.

CERCASI COSTRUTTORE DI GIOCO Prima Bacinovic, poi Barreto, ancora Bacinovic, nuovamente Barreto e infine Acquah: contro il Cesena Mangia ha cambiato spesso affidatario al centrocampo rosanero, ma puntualmente i risultati si sono rivelati assai modesti. Sulla mancanza di un ragioniere tifosi e addetti ai lavori hanno cominciato a storcere il naso sin dalle prime battute del ritiro di Malles e puntualmente il tempo si è rivelato galantuomo. Il mercato potrebbe costituire la medicina miracolosa in grado di curare la carenza di fosforo nella zona nevralgica del rettangolo di gioco.

ATTACCO LATITANTE L’unica vera occasione da gol porta la firma in calce di Silvestre, che di mestiere non fa certo l’attaccante. Se a questo aggiungiamo che il prodotto finito consegnato dopo il triplice fischio dalla coppia Miccoli-Pinilla è un tiro centrale del capitano respinto da Ravaglia, il dado è tratto. L’assenza di Hernandez si sta rivelando più pesante del previsto, l’ostracismo nei confronti del pur precario Budan un lusso che in questo momento non ci si dovrebbe concedere.


Gianluca Rubino 12/12/2011
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