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È stato uno dei pochi a credere nel progetto Gela. È stato l’unico che una decina di giorni fa si è reso disponibile, versando soldi di tasca sua, a tentare di iscrivere la squadra. È stato l’unico, forse, cui il progetto Gela calcio interessava.
Presidente, come si sente?
«Distrutto. Molto molto male. Ma non sono il senso mentale, proprio in senso fisico».
In percentuale, di chi sono le maggiori colpe di questa situazione?
«Beh sicuramente per l’80% degli imprenditori locali, 15% della classe politica e per il 5% la colpa è anche mia perché sono stato il presidente e forse potevo fare qualcosa di più, ma ho fatto anche più di quello che potevo».
Perché si è venuta a creare questa situazione, questa corsa sfrenata negli ultimi giorni quando la sua decisione di mollare era già pubblica sei mesi fa?
«Semplice, perché non c’è interesse per il calcio a Gela. Una prova lampante è che di solito una dirigenza cambia in un quinquennio, da noi non è cambiato nulla. Una sola persona, pur con tanta passione, non può andare avanti da sola perché rischi la bancarotta. Da due anni tentavo di far inserire nuovi imprenditori, ma nessuno mi ha ascoltato. Negli anni scorsi la mia passione mi ha fatto andare avanti, ma non ce la facevo più».
Quali sono i dettagli della mancata iscrizione?
«Dopo gli oltre 30.000 euro che ho versato il 30 giugno per dare qualche giorno in più, ho garantito anche la fidejussione ma non è bastato. Nessuno è riuscito a raccogliere una cifra misera di 300.000 euro per non fare sparire la squadra. Mi creda l’amarezza è grande».
È una delle prime volte in cui una società ‘scompare’ senza debiti…
«Questo la dice lunga sul sistema calcio che c’è qui. Cioè non c’è nessun sistema. Capisco che la città di Gela ha altri 50 problemi più importanti del calcio, ma la squadra era sicuramente importante per pubblicità, per le tante persone che la circondano, per gli appassionati. Ma questo penso non l’abbia mai capito nessuno».
Che colpe ha Angelo Tuccio?
«Io sono entrato nel mondo del calcio senza avere alcuna esperienza. Quindi probabilmente avrò tante colpe dal punto di vista “sportivo”. Ma di sicuro, avendo lasciato una società senza debiti, non sono un cattivo manager che è il mio vero lavoro. Io la mattina mi guardavo allo specchio e mi sentivo “Don Chisciotte”, da solo contro tutti. Però mi creda, ho proprio dolore fisico a pensare come sia andato tutto a rotoli».
Vuole dire qualcosa ai tifosi?
«Sono vicino al loro dolore. Gli chiedo scusa, anche se non mi ritengo il maggiore responsabile di quello che è successo. Credo finora non l’abbia fatto nessuno e i tifosi gelesi se lo meritano. Vi chiedo davvero scusa».
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