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Adesso sta svernando con merito all'Inter, in cui occupa lo status di secondo portiere che ha onorato fino in fondo in quelle occasioni in cui è stato chiamato a difendere i pali in campionato e nelle Coppe. Ma non tutti ricordano che Luca Castellazzi vanta una pur breve esperienza con i colori rossazzurri: è lui il giocatore trattato questa domenica dalla rubrica "Amarcord" di Golsicilia.it.
Lanciato da un rendimento costante e di grande affidabilità negli ultimi anni, Castellazzi cresce calcisticamente nel Monza, prima di debuttare tra i professionisti nella stagione '94-'95 con il Varese in serie C2. Dopo un anno in C1 ancora al Monza, nel '96-'97 passa al Padova, in serie B, dove nella seconda parte di stagione succede a Walter Zenga.
Dopo altre due stagioni con i biancoscudati in C1, sale definitivamente di categoria nel gennaio '99, quando, dopo una breve parentesi a Pescara, approda al Brescia, in cui succede come titolare prima a Bodart poi a Srnicek. Arrivano le prime annate in serie A, e il corazziere (192 cm) nato a Gorgonzola (MI) 37 anni fa viene mandato in prestito alla Reggina, sempre nella massima serie.
Il rendimento in amaranto non è dei migliori (25 gol subiti in 14 gare). Allora si concretizza per lui un altro trasferimento, sempre con la formula del prestito, ad una squadra che ricorre disperatamente al mercato di gennaio per migliorare il più possibile la propria fragile situazione tecnica. Si tratta del Catania del presidente Riccardo Gaucci, in cerca di elementi sopra la media per la serie B, in cui i rossazzurri annaspano senza riuscire a staccarsi dalla zona retrocessione. E' la stagione 2002-2003.
Castellazzi arriva quindi in Sicilia a gennaio, succedendo a Gennaro Iezzo che viene privato dello status di titolare dopo un rendimento non sufficiente nella prima parte di stagione. L'esordio in rossazzurro coincide già con una gara delicata, lo scontro interno contro il Lecce del 2 febbraio del 2003. I pugliesi sono in corsa per la promozione in serie A, ma ogni partita ormai deve essere un'occasione per portare preziosi punti nel proprio forziere.
Condizione che Castellazzi assimila alla perfezione, presentandosi alla tifoseria con un rigore parato a Giacomazzi sul vantaggio di 1-0, siglato da Oliveira. Un'autorete dello stesso Giacomazzi porterà gli etnei sul 2-0. Castellazzi si disimpegna ottimamente, nel contesto di una difesa fragile (in quell'anno solo 5 su 38 le gare chiuse senza reti subite). Capitolerà soltanto al '90, con l'ininfluente 2-1 di Cirillo.
Nelle settimane successive il copione per il Catania non cambierà di molto, con discreti risultati in casa intervallati da puntuali sconfitte in trasferta. Castellazzi, insieme ad altri innesti come quello di Taldo (adeguata spalla in attacco di Oliveira, l'unico trascinatore con 13 reti), contribuisce comunque ad innalzare di poco il tasso tecnico della squadra alimentando fino alla fine le speranze di salvezza.
La sciagurata organizzazione tecnica (in quell'anno ben cinque allenatori: O.Jaconi, Graziani, il gallese ex Real Madrid Toshack, Reja e Guerini) e il permanere del mal di trasferta vanificheranno comunque la corsa verso la salvezza. Il Catania, dopo un'estate di fuoco in tribunale per rivendicare punti mancati ai fini della salvezza, otterrà poi la riammissione in serie B.
Castellazzi chiuderà l'esperienza in Sicilia con 26 gol subiti in 18 partite, ovvero quasi mezza stagione; premesso che a determinare il numero di gol subiti è anche la qualità dell'intero reparto difensivo, va comunque notato come si tratti di un numero di reti inferiore rispetto alla metà di quelli complessivi in stagione (60).
Da quel momento in poi getterà basi solide in serie A, prima con il Brescia, poi con la Sampdoria, squadra in cui, nonostante i diversi problemi fisici, riesce a mostrarsi come uno dei portieri più costanti nella massima serie. Approda quindi all'Inter nell'estate del 2010, dopo aver chiuso in anticipo la stagione alla Samp per via di un grave infortunio al ginocchio.