



Palermo: a Siena quarto risultato utile consecutivo, con Iachini trovata la 'retta via'?
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Prima o poi si dovranno pur fermare. Hanno vinto con l'Inter. Hanno pareggiato con la Fiorentina. Hanno pareggiato con la Lazio. Eh no, ora basta, si dovranno pur fermare adesso. Molti appassionati e osservatori del nostro campionato avranno pensato queste parole alla vigilia della partita con il Napoli. Una partita per la quale anche qualche tifoso rossazzurro si è lasciato andare a pronostici non felici, riconoscendo la difficoltà della partita ma soprattutto il valore dell'avversario e le sue
motivazioni, ovvero quelle di dare continuità alla vittoria con l'Udinese e rilanciarsi definitivmente per la lotta scudetto.
IMPRONTA RAPIDA Ancora una volta l'annunciata complessità della partita non ha inibito ma stimolato la voglia di fare dei rossazzurri, supportata in maniera importante dal gioco ben architettato e collaudato di un Montella che nel giro di tre mesi, fra preparazione e stagione ufficiale, ha letteralmente lasciato la propria impronta nelle menti dei singoli giocatori, che una volta scesi in campo diventano un vero e proprio corpo unico, in cui ciascuno fa quello che serve, in totale armonia con tutto il resto. Un'impronta che si estende non soltanto al tante volte citato aspetto psicologico, dove l'arrendevolezza rischia di essere un retaggio del passato, ma anche a quello tattico: un segnale in merito, fra i tanti, è il fatto di cercare sempre, quando possibile,
l'impostazione senza buttare un pallone, neanche dal limite della propria area sotto il pressing avversario. Un fattore forse banale, ma dal quale si può tranquillamente evincere, per deduzione, l'entità del salto di qualità dei rossazzurri. Un salto di qualità chiaramente visibile anche in altri aspetti, a partire dalla tenuta fisica e mentale, anche contro avversari attrezzati per raggiungere obiettivi più elevati.
I SOGNI PROIBITI Assodato che il Catania sia cresciuto e stia crescendo, rimane da capire fin dove può ancora reggere questo ritmo, comunque non certo blando. Dopo la partita di ieri, per le strade vicine allo stadio non è stato infrequente ascoltare frasi di entusiasmo assoluto e incondizionato, al centro delle quali vi era spesso la parola che per molti rappresenta un vero e proprio tabù, un trisillabo di fronte al quale la popolazione rossazzurra tende periodicamente a spaccarsi non appena si nomini: Europa. Un sogno mai sopito, nelle menti di molti perfino proibito.
LA REALTA' L'incognita già citata all'inizio del capoverso precedente dovrebbe avere invece un'attinenza più stretta con questa stagione, perchè finora è stato coperto un quarto di campionato e la gare rimanenti sul calendario sono ancora tante. Il buon livello tecnico-tattico fatto vedere in queste settimane dal Catania e il rispetto che la compagine rossazzurra sta guadagnando dagli
avversari e dai media nazionali sono il risultato di sette anni di lavoro, improntati alla ricerca di uno sviluppo prudente e ragionato ma continuo: per andare sempre più su senza il grave rischio di cadere, bisogna dare tempo al tempo e crescere a piccoli passi.
Un'occasione per continuare a farlo, oltre al consueto ma provvidenziale lavoro settimanale a Torre del Grifo, sarà la trasferta di San Siro con il Milan: una partita che molti hanno definito oggettivamente proibitiva. Sarà controproducente però lasciarsi andare al 'comunque vada', cullandosi sugli otto punti delle prime quattro gare del 'ciclo terribile' che si concluderà proprio con i rossoneri: le precedenti partite hanno lasciato in eredità non soltanto i punti per la classifica e le soddisfazioni per i risultati, ma anche la consapevolezza di avere i requisiti fisici, tattici e motivazionali per cercare fino alla fine il massimo risultato contro chiunque, che si chiami Cesena o Milan. Una consapevolezza che non contraddice il duro realismo di una trasferta nella tana del campioni d'Italia, adesso in forma smagliante e nel pieno nella rincorsa verso la vetta: le partite
cominciano sempre 0-0 e le due squadre entrambe in undici. Il percorso verso la maturità implica di rispettare Ibra e compagni, ma non temerli, e di fare il proprio dovere dall'inizio alla fine: 'comu finisci si cunta'.