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GASPARIN: «Pulvirenti ha scelto me, ma anch'io ho scelto lui»

Pulvirenti: «Gasparin è l'unica persona a cui ho pensato»


Inizia l'avventura di Sergio Gasparin a Catania. Il nuovo amministratore delegato del club rossazzurro è stato presentato oggi pomeriggio in una conferenza stampa tenutasi a Torre del Grifo. Queste le dichiarazioni proferite dal dirigente di Schio e dal presidente Pulvirenti:

PULVIRENTI «Cambia la figura dell’amministratore delegato, ma le mansioni rimangono uguali: rendere conto al presidente dell’operato della struttura. Mi aspetto un buon lavoro da parte di Gasparin e un miglior utilizzo delle risorse. I risultati sono frutto del lavoro di tutti, non solo di una persona: cerchiamo sempre di fare meglio. Gasparin è stata l’unica persona da me contattata, quando ho capito la necessità di dover scegliere una nuova figura: sono andato subito su di lui. Cerco soprattutto una persona che sia capace e sappia portare avanti un’azienda in un mondo complicato com’è quello del calcio. La struttura è rimasta quasi uguale, affiancheremo alla nuova figura un direttore sportivo e l’attuale ds Bonanno sarà il nuovo responsabile dell’area tecnica. Noi puntiamo sempre ad una crescita sportiva e strutturale. Il mio ruolo non cambierà, cambierà quello degli altri nei miei confronti. Nella prossima settimana presenteremo il nuovo responsabile dell’area tecnica, successivamente il direttore sportivo».

GASPARIN «Grazie al presidente per questa opportunità, che abbiamo scelto: quando ci siamo visti, gli dissi “la ringrazio di aver pensato a me, e di offrirmi questa opportunità occupazionale, ma nel corso di questa giornata dobbiamo piacerci entrambi”. Non ho la necessità di vivere di calcio, per me è una sfida, da prendere con grande passione; ma la libertà di scegliere è la cosa più importante. Questo tipo di libertà mi ha portato a fare delle scelte, per esempio lasciare una squadra quando era quinta in classifica a due punti dalla Champions, e poi sapete come andò a finire (la Sampdoria, ndr)».

«Nella mia carriera ho sempre tenuto e curato una condotta corretta, equilibrata e rispettosa. Non divido mai tra amici e nemici, divido tra persone che possano pensarla o meno come me, qualsiasi cosa possiate pensare come me, non vi considererò mai dall’altra parte: abbiamo un interesse comune. Una delle cose che ha influenzato la mia scelta è la mia passata esperienza al Sud: ho lavorato al Messina in una stagione tribolata, con problemi inimmaginabili, culminati nel fallimento. Ma in quella situazione, in cui abbiamo raggiunto la semplice salvezza, si sono cementati rapporti basati sulla stima e sull’affetto: io so quanto possa essere forte l’attaccamento dal punto di vista umano che si crea in determinate situazioni».

«E’ chiaro che arrivo nel momento, tatticamente, più difficile: il Catania ha appena ottenuto il record di punti in A. Però se le imprese non sono difficili non sono neanche belle e intense da vivere: quindi ci sarà grande passione in questo percorso. Cercherò di porre in questa struttura le mie conoscenze e il mio modo di essere. Pietro Lo Monaco ha fatto un lavoro eccezionale, lo ringrazio: siamo diversi sul piano della personalità, ma siamo praticamente uguali su quello della fermezza e dell’autorevolezza. Io mi pongo di lavorare con le strutture e le risorse che ci sono: è una forma di rispetto nei confronti del presidente e di tutti coloro che hanno fatto un percorso lungo e costruttivo per arrivare a questo punto, se poi servirà qualcosa in determinati settori faremo le dovute valutazioni».

«L’A.d risponde al Cda e al presidente in qualità di massimo esponente: controlla l’intera struttura, a lui fanno riferimento tutti i settori della società. Il risultato colto è stato eccellente, noi dobbiamo continuare su questa strada; ognuno di noi ha un modello diverso di gestione, magari si hanno stili differenti nella gestione delle relazioni. Puntiamo a formare un gruppo compatto, tale da conseguire un piano operativo, sportivo e gestionale: cito l’aggettivo “operativo”, perché mi riferisco ad un progetto che si prefigge di avere una portata nel tempo».

«In questo momento abbiamo un allenatore, il cui contratto scade nel 2013, su di lui è già stato preciso il presidente. Per quanto riguarda l’area tecnica, sarà il mercato con le richieste e le possibilità a determinare le scelte: sarà nostro obiettivo armonizzare le nostre esigenze alle possibilità, sia in entrata che in uscita. Bisogna creare una struttura che abbia una fisionomia definita. Io da direttore ho l’ambizione di far crescere tutti coloro che operano accanto a me: quando parlo di realizzazione e crescita delle risorse che si trovano all’interno della struttura».

«In ambito sportivo, il primo obiettivo è quello della salvezza, in un campionato che ora non è il più bello ma è ancora il più difficile. In tutti noi c’è la volontà di migliorarsi, anche nel risultato sportivo. Quest’anno il Calcio Catania ha cercato e inseguito con le proprie forze l’obiettivo della permanenza, una volta che ha avuto la certezza di farcela ha alzato l’asticella: è assolutamente questa la strada da perseguire. Prima arriviamo all’obiettivo raggiungibile, poi ci sarà spazio e tempo per l’ambizione».

«Nel ’90 ero a capo di una società che era stata citata dalla FIGC come centro-pilota per la realizzazione di un progetto che favoriva la partecipazione dei ragazzi delle scuole. Si chiamava “Curva Azzurra”. Creare energia e risorse per il mondo delle scuole è una strada da perseguire. Sarò banale, ma prima di andare a sognare bisogna lottare per la sopravvivenza “sportiva” in questa categoria, che è estremamente difficile».

«Il fatto che io sia venuto qui sta a testimoniare la mia intenzione di sposare questo progetto. Il presidente ha scelto me, ma anch’io ho scelto lui».

«Rifletto sul perché un comprensorio così grande produca un numero di abbonati inferiore ai diecimila, che non è in linea».

«In Italia non riusciamo nemmeno a copiare gli strumenti legislativi che all’estero hanno portato a grossi risultati sul piano dell’organizzazione, culminati negli stadi di proprietà. Mi auguro di tutto cuore che la legge sugli stadi possa finalmente consentire alle società di avere delle strutture più funzionali e accoglienti per i tifosi rispetto a quelli che ci sono adesso, e che siano anche fonti di introiti importanti anche nella prospettiva del fair-play finanziario».

«Il Catania l’ho seguito più volte in tv, ha giocatori di grande prospettiva e di ottime qualità individuali, nell’ambito di un buon collettivo. Senza fare una classifica di merito, ma di soddisfazione personale, intendo citare Lodi: prima di acquistarlo nel 2009, quand’ero all’Udinese, lo invitai a Milano per esporgli la nostra posizione sulla sua collocazione tattica, ovvero quella di regista arretrato, posizione diversa da quella di trequartista e di esterno che aveva ricoperto negli anni precedenti. Allora Lodi confessò di non aver mai giocato in quella zona, ma affermò che era il suo ruolo migliore: quell’estate fu caratterizzata dalla telenovela di D’Agostino, che era dato per partente ma poi rimase. Tale progetto quindi fu rallentato, ma ho visto con piacere che si è realizzato con successo quest’anno a Catania».

«Sono molto tranquillo per la parte interna del club, mi preoccupa piuttosto la parte esterna, nel senso che si vada a pensare che la salvezza sia qualcosa di dovuto, mentre invece è un obiettivo che comporta sempre un lavoro importante. Non bisogna dare le situazioni per acquisite. Ricordo la stagione ’78-’79 del Vicenza, con il presidente Giussy Farina che tenne la squadra per vent’anni di fila in A. L’anno prima arrivarono secondi, ad un punto dalla Juventus e a pari merito con il Torino. Nell’estate successiva a quella stagione il presidente decise di confermare in blocco tutta la squadra e lo staff dirigenziale, perché voleva essere sicuro di non correre rischi e restare in serie A: nei vent’anni precedenti in alcune occasioni il Vicenza si era salvato con fatica, anche all’ultima giornata, ma in quella stagione ’78-’79 retrocedette».


Redazione Golsicilia 22/05/2012
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