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E’ ormai passata in archivio la stagione 2011-2012 del Catania. Il club di via Magenta sta già pensando all’annata successiva, ma Golsicilia ripercorre le fasi più importanti di un campionato inteso, fatto di gratificazioni e delusioni, che ha portato al record di punti in serie A da quanto esistono i 3 punti a partita.
Va da sé che ogni estate porti sempre un po’ di novita in tutti gli organici delle squadre di calcio, ma ciò vale soprattutto per il Catania, in quella che sarà l’ultima stagione della coppia Pulvirenti-Lo Monaco: una rottura iniziata a luglio con le prime dimissioni dell’amministratore delegato e che si consumerà lontano dai riflettori fino all’esplosione nella primavera successiva.
In panchina si sceglie un nome lungimirante, di freschezza: Vincenzo Montella, reduce dai primi mesi in panchina tra i professionisti nella Roma. Un arrivo accolto con sensazioni alterne, da parte non solo dei tifosi ma anche della critica: Aldo Agroppi parlava per lui di un «compito troppo grande».
Se il profilo dell’allenatore è più o meno lo stesso, non si può parlare ugualmente in riferimento alla politica nella campagna acquisti, in cui si dà spazio all’esperienza: nello scetticismo generale arrivano Legrottaglie e Almiron, mentre viene accolto con entusiasmo il colpo di David Suazo, “scaricato” qualche giorno prima dal Cagliari e adocchiato da Lo Monaco con un contratto annuale. Si registra anche il ritorno di Bergessio, acquistato stavolta a titolo definitivo dal Saint’Etienne.
Montella costruisce la squadra secondo il classico 4-3-3, e fa capire di privilegiare sempre il palleggio e l’impostazione, fattori più che mai armonici con il Dna della squadra. La partenza, come anche prevedibile, è in sordina: dopo il rinvio della prima giornata a causa dello sciopero dei calciatori di A per il contratto collettivo, i rossazzurri esordiscono in casa con il neopromosso Siena non andando oltre lo 0-0. Diversi elementi, tra cui Almiron, non sono ancora al top, mentre il collettivo sembra ancora dover assimilare in toto le idee tattiche di Montella. Una domenica più tardi, ancora al “Massimino”, arriva il successo per 1-0 sul Cesena, grazie ad un rigore di Maxi Lopez sul finire del primo tempo. Anche qui gara poco brillante, ma che viene ricordata per due elementi fondamentali: il debutto da titolare di Barrientos, ormai pienamente effettivo dopo due stagioni di “vacanza” per il recupero da un grave infortunio e le scelte di Giampaolo, che non lo considerava ancora pronto sul piano dell’intensità, e il ritorno da protagonista di Delvecchio, che recupera l’affetto dei tifosi entrando a gara in corso e procurandosi il rigore decisivo.
Alla quarta giornata, nel turno infrasettimanale, arriva una pesante sconfitta a Marassi contro il Genoa: un 3-0 che induce a sollevare i primi dubbi sulla solidità del gruppo, punito oltremisura dal punteggio ma apparso comunque con gli stessi difetti mostrati nell’annata precedente in trasferta. Un’arrendevolezza di fondo che si accompagna anche a gravi errori in difesa.
La domenica successiva c’è però l’occasione per riscattarsi: al “Massimino” arriva la capolista Juventus. Gara equilibrata nella prima frazione, con i rossazzurri che fronteggiano la corazzata bianconera a viso aperto e con la classica tattica dell’attesa e della ripartenza, e passano in vantaggio con il primo gol di Bergessio. Una papera di Andujar su un innocuo tiro di Krasic vanifica la vittoria nella ripresa, ma la squadra di Montella mostra la quadratura giusta per cercare con tutte le proprie energie il successo, sfiorando il vantaggio ancora con Bergessio e poi con Catellani.
Un pareggio gratificante che dà il la ad un’impensabile striscia utile: prima c’è il buon brodino del pareggio di Novara (3-3), con l’esordio positivo di Legrottaglie dopo un recupero dai problemi fisici (l’ex Juve e Milan ha anche segnato), poi arriva la vittoria al “Massimino” contro l’Inter (2-1, Almiron e Lodi ribaltano nella ripresa il gol di Cambiasso), i pareggi in trasferta contro Fiorentina e Lazio (2-2 e 1-1), mentre anche il Napoli cade alle pendici dell’Etna, con Marchese e Bergessio che recuperano il gol di Cavani.
Partite perse quasi in partenza nelle passate stagioni vengono adesso fronteggiate dagli etnei con una fiducia e una forza tecnica diverse. E’ un Catania che si fa rispettare di più, più concreto e cinico, abile a compensare il divario tecnico rispetto all’avversario con l’applicazione e la concentrazione.
Nella piazza c’è entusiasmo per una serie di partite che avrebbe dovuto trascinare gli etnei in fondo alla classifica, mentre nel “ciclo terribile” da Inter a Napoli sono arrivati due vittorie e due pareggi.
Un entusiasmo forse eccessivo, che ha inciso in negativo con la leggerezza e la presunzione che hanno giocato un brutto scherzo nella successiva partita di San Siro contro il Milan: all’11° giornata Ibrahimovic, Robinho, un’autorete di Lodi e il sigillo finale di Zambrotta valgono un 4-0 sproporzionato rispetto a quanto visto in campo ma comunque meritato per lo sbagliato approccio alla partita.
Un incidente di percorso che viene seguito dalla pausa per le nazionali: le prossime avversarie saranno Chievo, Lecce e Cagliari; per i rossazzurri arriva il momento di dimostrare i propri progressi anche contro le squadre di pari grado. Facile pensare a risultati simili se non migliori di quelli visti contro le grandi nelle settimane precedenti: un’aspettativa che si rivelerà fallace…