Catania, il cantiere targato Montella procede

La condotta in campo degli etnei finora genera ottimismo


Dopo il 'Pronti, via!' di poco più di un mese fa, il campionato di serie A 2011-12 conosce in questo fine settimana la sua prima sosta, legata al doppio impegno della Nazionale di Cesare Prandelli contro Serbia e Irlanda del Nord. Naturale cimentarsi in un bilancio di questa prima parte di stagione per il Catania di Vincenzo Montella, allenatore alla sua prima stagione dall'inizio, dopo i quattro mesi scarsi sulla panchina della Roma.

La poca esperienza accumulata al timone della panchina di una squadra che fosse professionistica è stata motivo prevalente nelle tesi di molti tifosi e critici, scettici riguardo le prospettive del bomber di Sampdoria e Roma in una squadra che deve prima di tutto salvarsi in serie A. Dure e sonanti in tal senso le parole di Aldo Agroppi, il quale ha sentenziato per lui un'esperienza difficile in quanto privo appunto di esperienza, mentre i discreti risultati nei quattro mesi alla guida della Roma sarebbero, sempre a suo dire, da ricondurre tanto a meriti particolari quanto ai già esistenti rapporti con l'ambiente. Facile essere bersaglio di critiche se non di sentenze a priori quando si è alla prima esperienza di un certo spessore professionale; difficile convincere gli addetti ai lavori della bontà del proprio lavoro. Difficile. Ma magari non impossibile.

Dopo sei gare ufficiali giocate, qualcuno se non ha cambiato totalmente idea ha sicuramente addolcito i toni e le parole. Nell'attesa di poter sfruttare l'intero potenziale della rosa (almeno sulla carta la migliore del Catania in serie A dall'ultimo ritorno), con la risoluzione dei problemi fisici che stanno affliggendo la difesa e costringendo lo stesso tecnico a ridisegnare spesso l'assetto tattico, Vincenzo Montella sta per adesso dimostrando di poter tranquillamente stare su una panchina della massima serie: il suo lavoro, sempre almeno per ora, è in totale coerenza con l'intenzione da parte della società di aprire con lui un nuovo ciclo, magari con annessa una ventata di freschezza che si estenda anche ai giocatori e in particolare alla loro psicologia. Una ventata di freschezza che, magari con le (si spera temporanee) sbavature difensive come fattore 'contro', porti chiunque vesta la maglia rossazzurra a giocare con lo stesso ardore ma con più sfrontatezza e autostima, lottando per i tre punti in 38 partite all'anno e non in 19. Una ventata per una piccola parte anche innovativa e anti-convenzionale...

Non ci sono intoccabili, neanche se si dovessero chiamare Maxi Lopez. Gioca chi lavora meglio in settimana (ed ovviamente anche in campo) ed è reputato più adatto rispetto alle caratteristiche dell'avversario: questo grazie anche al numero di elementi presenti in organico. Neanche dopo una bordata di fischi alla presentazione della squadra sono state chiuse le porte a Gennaro Delvecchio, fino a qualche settimana fa uno scarto ma adesso un potenziale titolare.

E se all'inizio di una partita si è sbagliata a priori una scelta tattica (vedi Bergessio esterno d'attacco a Genova), non è mancata da parte di Montella la lucidità, nel dopo gara, di riconoscere quell'errore e di assumersi le proprie responsabilità. Correggendo poi lo stesso errore, con risultati soddisfacenti (vedi ancora Bergessio decisamente più in gara come prima punta contro la Juve).

Tante piccole e semplici mosse, tanti piccoli e semplici gesti, che però sono spie lampanti di un modo pensare e di agire che ad una squadra come il Catania possono fare solo bene. Un modo che per adesso sembra la cosa più importante, al di là dei meri risultati sul campo e del piazzamento in classifica, non da sogno ma neanche disastroso. Scoprire sempre di più le proprie potenzialità e scorgere il punto fino al quale è possibile spingere, senza la paura di cadere o prendere qualche ceffone, ma con la consapevolezza di dare il massimo e di tentare ogni soluzione possibile; affrontare ogni impegno con la responsabilità di fare risultato e con la serenità di avere le carte in regola per farlo: questi sono alcuni dettami che in questi mesi Vincenzo Montella ha cercato e sta cercando, per ora con discreto successo, di inculcare nella mente dei rossazzurri nel modo più semplice ed efficace possibile, cioè con i fatti del lavoro e non solo con le prediche davanti ai microfoni. Per ottenere la salvezza il prima possibile e magari provare concretamente a raggiungere quella quota 50, che significa aver compiuto il salto di qualità di cui si parla vagamente, ma allo stesso tempo con insofferente attesa, da troppo tempo.


Michele Patanè 06/10/2011
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