Catania, un 'quasi' colpo per la fiducia e il futuro

La vittoria sfiorata contro la Juve è un'iniezione di morale


Come sarebbe andata se Andujar non avesse combinato quel pasticcio sul tiro di Krasic. Come sarebbe andata se Lodi avesse controllato meglio l'appoggio di Suazo prima di arrivare davanti a Buffon. Come sarebbe andata se Catellani avesse tirato in porta anzichè effettuare quel traversone lemme nella terra di nessuno, facendo urlare di rabbia e non di gioia gran parte del "Massimino" inzuppato da una pioggia che non ha dato tregua.

Forse nelle ore immediatamente successive alla partita e fino anche ai prossimi giorni, nei vari bar e punti di ritrovo, molti si sono posti, si pongono e si porranno impazienti tali quesiti. Plausibile puntare sempre al meglio e non accontentarsi mai, caratteristiche che devono essere radicate nello spirito di questa squadra. Ma se oggi si sarebbe ripresentato il Catania di Marassi i quesiti sarebbero stati altri. E ancora meno generosi.

Il Catania ha finalmente dimostrato con la prestazione, prima ancora che con il risultato, di essere una squadra capace di calarsi nella realtà della partita, difendendo con attenzione e attaccando gli spazi quando si presentava la necessità, il tutto anche in un clima di tregenda che ha preso piede nella ripresa. E' un aspetto che di per sè riveste una grande importanza. A maggior ragione se contro la Juventus, squadra con forza tecnica e obiettivi decisamente di un altro livello.

E' una squadra viva, che c'è. A dispetto dei poco assidui interventi a gesti e a parole di Vincenzo Montella. Un tecnico di 37 anni con l'aria e l'entusiasmo del ragazzo, del novello che deve ancora crescere e sembra non conoscere i rischi e le responsabilità del suo lavoro. Ma che davanti alla lavagnetta nella preparazione del match è stato impeccabile. Una sequenza di mosse azzeccate a partire dagli elementi inseriti in campo: Bergessio prima punta, nel suo ruolo naturale, al posto di Maxi Lopez, e non esterno d'attacco; Catellani sguinzagliato nella sua prima da titolare in A contro una big e contro Lichtsteiner e Grosso sulla fascia sinistra; Delvecchio come mezzala con licenza di sostenere la manovra offensiva in fase di possesso e l'incombenza di francobollare Pirlo. In aggiunta un reparto offensivo finalmente aggressivo e con le idee chiare, sempre abile a sfruttare gli spazi lasciati dai bianconeri, soprattutto nella ripresa. Il tutto nell'ambito di una squadra corta, pronta a sfruttare le ripartenze ma prima ancora a ringhiare e soffocare le fonti di gioco della Juventus di Conte, il cui 4-2-3-1 oggi non ha convinto appieno.

Potrebbe essere la partita dell'inizio del vero campionato di Gomez, autore di una partenza discreta, una prosecuzione ottima e un finale encomiabile, in cui neanche la stanchezza lo ha limitato. Potrebbe essere una conferma della bontà e dell'utilità nelle partite a venire di Gennaro Delvecchio, fino a qualche settimana fa avanzo da scaricare al primo che passava e adesso costantemente in lizza per il posto da titolare, con una crescita non solo del proprio minutaggio ma anche e soprattutto della propria presenza nella squadra, dove nessuno è escluso a priori dall'elenco di chi va in campo. Ma soprattutto potrebbe essere la partita del rilancio immediato di Bergessio, giocatore che ha dovuto ingoiare una sostituzione tecnica mercoledì sera, dopo 40 minuti di nulla in una posizione dove aveva fatto discretamente con Simeone ma con compiti diversi; se Bergessio non ha praticamente giocato, Montella ha riconosciuto il proprio errore e gli ha dato fiducia e l'argentino, spiazzato, ha ricambiato con una prova di quantità e cinismo... una prova da Bergessio.

Dignitosa la prestazione di Catellani, attivo per 90 minuti lungo tutta la fascia sinistra senza mai risparmiarsi e più volte incubo per l'avversario di turno: l'errore nel finale, in confronto al contenuto della sua partita, è ben poca cosa, anche per via della stanchezza di un giocatore che non aveva mai giocato per intero una partita di serie A (e neanche contro una grande). La coppia Spolli-Bellusci, dimenticata Genova, continua a dare garanzie, mentre per una volta buone notizie derivano anche dagli esterni difensivi, con prove di orgoglio di Capuano e soprattutto di Giovanni Marchese: il terzino di Delia, subentrato ad Alvarez, anche quest'ultimo positivo finchè è stato in campo, si è adattato alla corsia destra e ha fronteggiato le sortite di Pepe e altri con grinta e cattiveria.  

Tra le note stonate un Almiron a disagio nella posizione di mezzala e non ancora al top della condizione, ma soprattutto un Andujar spesso disattento e raramente sicuro nelle uscite e negli interventi: uno di questi purtroppo ha spianato la strada al pareggio juventino di Krasic. Oltre al rammarico per un errore che ha compromesso il vantaggio, è facile pensare ad una certa preoccupazione, visto che non è la prima volta che il portiere della Nazionale argentina si lascia andare ad errori anche banali: ferme restando le sue ottime potenzialità, è facile chiedersi se un portiere della sua caratura si senta davvero realizzato in una dimensione come quella del Catania.

Bisogna adesso fare tesoro di questa partita, che lascia in eredità una certezza importante: questa squadra può giocare a viso aperto contro chiunque. Sarà molto difficile replicare una prestazione simile nel prossimo impegno, la trasferta di Novara, domenica alle 12.30: non ci saranno le stesse motivazioni e non sarà facile sostenere lo stesso sforzo fisico visto ieri pomeriggio. Ciò però non esclude che la squadra debba dimenticare quanto fatto contro i bianconeri, il che rappresenta una tappa fondamentale nella crescita tecnica e mentale di questo gruppo che adesso non deve steccare ancora in trasferta contro una diretta concorrente.


Michele Patanè 26/09/2011
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