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Cipriani, Crisafulli, Passiatore, Ambrosi, Oliveira, Spinesi. C’è una lista, molto corta, di bomber che hanno saputo scaldare i cuori dei tifosi rossazzurri, in tempi e categorie diversi. In cima a tale elenco, però, non si può dimenticare Aldo Cantarutti, perno dell’attacco rossazzurro nei primi anni ’80, indissolubilmente legato ai ricordi dei tifosi di più vecchia data per la promozione in serie A nell’’83.
Stazza prorompente (187 cm x 82 kg), gran colpo di testa e fiuto del gol, Aldo Cantarutti nasce a Manzano (Udine) il 17 gennaio 1958. Cresce calcisticamente nel Torino, prima di giocare le prime stagioni da professionista con Monza e Lazio. La sua prima esperienza rilevante la vive al Pisa, con due campionati in serie B tra il ’79 e l’81.
La seconda stagione è positiva, con 12 reti realizzate. Un bottino che attira su di lui l’interesse del presidente del Catania Angelo Massimino. Un tipo tosto, spregiudicato e duro ad arrendersi negli affari di mercato. Nell’estate dell’’81 paga ben 900 milioni di lire al presidente del Pisa Anconetani per portare il bomber alle pendici dell’Etna.
Il fine è chiaramente quello di potenziare la squadra, stabilizzandola in cadetteria dopo la promozione dalla C1 dell’’80 e proiettandola verso la lotta per la promozione nella massima serie, che manca dal ’71.
A Cantarutti viene chiesto di fare gol, e lui non delude affatto: segnerà 10 gol nella stagione ’81-’82, 11 nella stagione regolare ’82-’83. Grazie alle sue realizzazioni il Catania chiude al terzo posto il campionato, ma a parimerito con Como e Cremonese. Ci sarebbe stata la possibilità di staccare direttamente il biglietto per la A, ma i rossazzurri perdono all’Olimpico lo scontro diretto con la Lazio. Alla fine, dopo lo spareggio di Roma, sarà comunque serie A.
Quella che sarà l’ultima stagione in serie A prima del ritorno nel 2006, però, è molto poco fortunata. Il Catania retrocede in netto anticipo, cogliendo soltanto una vittoria in 30 partite. Cantarutti, però, è uno dei pochi che riescono a tirare la carretta, risultando il capocannoniere dei suoi con 4 centri: due sono stati realizzati proprio nel 2-0 casalingo inflitto al suo ex Pisa, in ottobre. Segna poi nel girone di ritorno in trasferta a Verona (gol della bandiera per il definitivo 1-3) e Ascoli (momentaneo pareggio nel ko per 2-1).
Paradossalmente, il gol più ricordato in quella stagione in serie A è però uno non convalidato, insieme a quello che valse una fantomatica vittoria per 2-1 a Torino contro la Juventus nel film “Al bar dello sport”: si tratta della spettacolare rovesciata vincente nella gara contro il Milan al “Cibali”, del 12 febbraio 1984.
Palla lunga in area, in mischia Cantarutti stoppa il pallone e se lo alza per due volte prima di impattarlo in acrobazia, rubando il tempo a Baresi e superando Piotti. Un gesto tecnico di alto livello, un attimo di esaltazione in una stagione deprimente, ma l’arbitro Benedetti soffoca il giubilo del “Cibali” annullando il gol per gioco pericoloso.
Dopo la retrocessione Cantarutti lascia Catania, dopo 25 gol in tre stagioni, 21 in B e 4 in A. Rimarrà nella massima serie ancora per qualche stagione, giocando con Ascoli e Atalanta, in cui vive la parte di carriera più brillante: sigla il miglior score personale in A con 9 gol nella stagione ’85-’86 e realizza nell’’88 il gol del pareggio in trasferta contro lo Sporting Lisbona che vale la qualificazione alle semifinali di Coppa delle Coppe.
Chiude la carriera al Vicenza in serie C1, cominciando successivamente a lavorare come dirigente e osservatore. Recentemente per due volte è tornato a Catania, prendendo parte alla presentazione della collezione delle maglie storiche del Calcio Catania, nello scorso dicembre, e all’apertura del museo del Calcio Catania, a maggio.