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Archiviata la positiva domenica di Siena, il Catania di Rolando Maran deve rituffarsi ben presto nel clima agonistico per un appuntamento che trascende l’ambito del campionato ma che ha la sua rilevanza.
Domani pomeriggio, contro il Parma al “Tardini”, i rossazzurri sono chiamati al secondo impegno in tre giorni per gli ottavi di finale di Coppa Italia, competizione nella quale i rossazzurri non vantano una tradizione da manuali di storia.
Tra l’iniezione di morale post-Siena, l’esigenza di ruotare al meglio i giocatori in vista dell’impegno in campionato con la Samp e la necessità di non abbassare la guardia e di replicare nella condotta in trasferta l’ordine e l’ardore di domenica, Lodi e compagni hanno l’opportunità, e l’incombenza, di scrivere una pagina di vita del club.
L’immagine della Coppa Italia come “chimera”, un’occasione che serve soltanto a sprecare energie e far correre il rischio di perdere uomini importanti, si sta pian piano sbiadendo rispetto al rigoroso snobbismo degli scorsi anni, soprattutto da parte delle squadre che sapevano di non poter arrivare a recitare un ruolo da protagonista nel finale.
La Coppa Italia è pur sempre una competizione dal prestigio ancora salvo, ma soprattutto un’occasione per ribaltare con partite secche in un torneo ad eliminazione diretta le ferree e inossidabili gerarchie che si instaurano in campionato. Alcuni guardano ad essa come una corsia preferenziale per l’Europa, ma prima di tutto la Coppa Italia è un torneo che va disputato perché sia vinto e ci si prova a farlo, se non con tutte le proprie forze, almeno con il giusto coinvolgimento mentale e morale.
In casa Catania le avventure prolungate in Coppa Italia non sono per nulla un’abitudine assodata. Con il sofferto successo nel quarto turno con il Cittadella, i rossazzurri hanno raggiunto gli ottavi di finale per la settima volta nella propria storia: a tale punto si era arrivati in precedenza nelle stagioni ’61-’62, ’62-’63, ’07-’08, ’08-’09, ’09-’10 e ’10-’11.
Soltanto in due di queste occasioni gli etnei sono poi andati oltre, conquistando la prima storica semifinale nel ’07-’08 (rossazzurri in piena emergenza salvezza in campionato fermati dalla Roma che poi andò a vincere) e nel ’09-’10 (eliminati ai quarti di finale ancora dai giallorossi).
I momenti di impalpabilità e di anonimato la fanno da padrona nella storia del club di via Magenta in Coppa Italia, con pochi, ma anche per questo duraturi, ricordi positivi: basti guardare al pareggio imposto nell’agosto dell’’82 al “Cibali” alla Juventus, con alcuni freschi campioni del mondo nell'Italia di Bearzot in Spagna, oppure alla prima storica vittoria a San Siro contro il Milan nel dicembre 2007, ottenuta comunque con la formazione titolare contro i rossoneri infarciti di riserve e di giovani.
La trasferta di domani, su un campo non facile e oltretutto ostico per motivi climatici, non è uno scenario che esalterà l’entusiasmo e la voglia di fare dei rossazzurri. La necessità di provare a scrivere qualcosa di importante in questo torneo, unita all’esigenza di non disperdere l’energia positiva iniettata dal successo di Siena e di dare continuità alla prestazione messa a referto in Toscana, sarà un pungolo efficace per gli uomini di Maran? Domani sera la sentenza.

