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Golsicilia.it inaugura una nuova rubrica settimanale, in cui avrà il piacere di confrontarsi sulle vicende del Catania con il giornalista Antonio Costa, corrispondente da Catania per Radio Sportiva. Con lui abbiamo affrontato i temi del momento, parlando anche della sconfitta di sabato a Napoli e dell’avvicinamento alla trasferta di Bergamo.
Partiamo dall’ultima partita, la sconfitta di Napoli. Per te è maggiore la soddisfazione di aver giocato per buoni tratti della gara alla pari con i partenopei, lanciatissimi nella lotta scudetto, o il rammarico per non aver portato punti a casa, anche alla luce dei due dubbi episodi arbitrali del primo tempo?
«Sicuramente alcuni episodi non hanno sorriso al Catania, ma direi che hanno pesato soprattutto gli errori difensivi alla base dell’uno-due partenopeo nel primo tempo: per esempio in occasione della seconda rete non si capiva chi dovesse uscire su Zuniga e Cannavaro è stato lasciato totalmente. Certo, se ci fosse stato il rigore, nettissimo, per il mani di Zuniga o l’espulsione di Grava staremmo parlando di un’altra partita, ma ci sono tanti aspetti che pesano sulla gara. Il Catania ha mostrato di essere tale solo dopo il 2-0, all’inizio è stato attendista e ha preferito il contropiede, ma il Napoli doveva vincere per forza e per questo si doveva avere un atteggiamento diverso. Certo, contro una squadra lanciatissima e in un contesto caldo come il “San Paolo” è facile farsi intimorire e cambiare registro in corsa, ma credo che Maran abbia preparato la partita in modo diverso».
Proiettiamoci sulla prossima gara, la trasferta di Bergamo con l’Atalanta di Colantuono. Secondo te quale sarà l’aspetto tecnico-tattico più rilevante?
«Sono molto fiducioso, il Catania è nettamente superiore rispetto agli orobici e se gioca all’altezza dei propri standard può togliersi la bella soddisfazione di espugnare Bergamo. Quanto agli aspetti tattici, Barrientos ha dimostrato di migliorare molto e di volersi prendere la squadra dal centrocampo in su, mostrandosi diverso dal passato e considero poi la voglia di riscatto di Francesco Lodi: se torna a svolgere le consuete mansioni di impostazione, le sue geometrie, insieme alle movenze e alle giocate di Barrientos, possono dare una marcia in più al Catania. Confido poi moltissimo sul dinamismo di Lucas Castro, nel contesto del 4-2-3-1 che quando introdotto in corsa ha sempre dato i suoi frutti, vedi Genoa e Fiorentina».
Ieri, durante la conferenza stampa di Pablo Alvarez, è stato possibile apprezzare un siparietto che ha visto coinvolto lo stesso argentino con alcuni compagni che si sono “intrufolati” durante il colloquio con i giornalisti creando un’atmosfera giocosa: un momento che denota un’unione del gruppo abbastanza consolidata. Ti chiedo se sei dello stesso avviso e quanto, nel corso degli anni, la coesione abbia rappresentato un fattore decisivo o comunque determinante.
«Sì, io salgo spessissimo a Torre del Grifo e ho avuto la fortuna di farlo anche ieri, considerando che le strade della città sono ancora bloccate dopo i festeggiamenti Agatini, e ho avuto modo di apprezzare questo siparietto. Credo comunque che il gruppo sia unito anche al di là di questo episodio, e lo si denota dalla condotta che la squadra mette in campo e dai risultati che ha conseguito e che hanno portato a questa posizione di classifica. L’unione del gruppo è un fattore assai importante per ogni squadra, nel caso dei rossazzurri supporta e completa le doti tecniche che sono comunque invidiabili. Oltre ai progressi nella qualità, questo collettivo è cresciuto molto sotto altri due aspetti: quello dell’esperienza, rilevante nel fronteggiare le varie situazioni, e quello del saper ricondurre sulla retta via quelle poche individualità che, per insoddisfazioni varie, desideri di andare in altre piazze o altre componenti, non sono in condizione di contribuire alla causa rossazzurra al 100%, incitandole a stringere i denti. Riguardo le aspirazioni di piazze più importanti, non c’è bisogno di fare gli esempi, mentre per il secondo fattore abbiamo visto una situazione simile con Almiron, per il quale si parlava continuamente di un contrasto con l’allenatore Maran che lo ha sostituito spesso con Castro: nella partita col Chievo è stato decisivo con la sua doppietta, e poi è uscito dal campo dando il cinque al tecnico etneo. Fino a qualche mese fa si diceva che questo fosse il Catania di Montella piuttosto che di Maran, ma non si può non riconoscere al trentino la capacità di indirizzare tutto il gruppo verso un determinato risultato e di avere il rispetto delle proprie decisioni».
A proposito di contrasti e partenze, chiudiamo con Giovanni Marchese. L’episodio che ha preceduto la gara con la Fiorentina ha segnato la rottura tra giocatore e società, ma nell’ultimo giorno del mercato di gennaio Gasparin ha annunciato la permanenza del giocatore fino a giugno, escludendo altri innesti nel suo ruolo. Pensi che tra le due parti si raggiunga una ricomposizione e che il giocatore possa essere utilizzato fino a giugno?
«Ti rispondo allo stesso modo di Maran nella sua ultima conferenza stampa: me lo auguro. Marchese è un elemento importante, col tempo si è consolidato sia come pedina affidabile sulla corsia sinistra di difesa che come membro dello spogliatoio. Non parlerei della necessità di ricucire qualcosa, non sappiamo se c’è stata una lite o meno, ma in ogni caso reputo molto difficile che le due parti raggiungeranno l’intesa tale da far sì che il giocatore venga regolarmente impiegato fino a fine campionato. Di un esito positivo dubito quindi fortemente, anche se ci spero perché non sarà facile rinunciare al suo contributo agonistico e tecnico-tattico, la cui mancanza si è in parte avvertita anche sabato scorso; del resto la società ha dimostrato di possedere assai buon senso. Sarebbe bello che il matrimonio, onorato dal giocatore soprattutto nel girone d’andata, si chiudesse almeno con un sorriso, come del resto merita il tempo trascorso insieme, in cui Marchese ha fatto bene al Catania e il Catania ha fatto benissimo a Marchese: potrebbe profilarsi una situazione simile a quella di Montella, andato via in piena polemica col presidente Pulvirenti e poi riappacificatosi con quest’ultimo. Punterei almeno a questo, dato che la possibilità di proseguire il rapporto di lavoro è preclusa: il ragazzo avrebbe trovato un accordo col Genoa, e si dice che l’abbia siglato non quando è stato annunciato da Preziosi ma negli ultimi dieci giorni nel mercato di gennaio».