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Le vacanze natalizie sono finite per il Catania di Vincenzo Montella, da ieri sera a Malta per il ritiro invernale che entra nel vivo oggi con la ‘Portomaso Live 2011’, quadrangolare amichevole che vede in gara i rossazzurri insieme al Torino e alle formazioni locali degli Hibernians e del Qormi. Ma mentre Lodi e compagni riaccendono i motori circondati dal Mar Mediterraneo, in città prendono campo le riflessioni su cosa è stato il 2011 per il Catania e su chi nei 365 giorni che stanno per finire si è distinto di più. Ecco allora i voti ai rossazzurri, tra giocatori e allenatori, partendo dai primi:
GIOCATORI
9 Francesco Lodi. Un voto che equivale ai punti che ha fatto guadagnare in questo 2011 tra i due campionati con le sue doti balistiche, dal dischetto ma soprattutto dalla zolla dei calci di punizione. In questa disciplina le partite si vincono spesso grazie agli episodi, e per far girare gli episodi a proprio favore bisogna avere una certa infallibilità. Si presenta autorevolmente con le due punizioni al Lecce, che trasforma l’incubo del crollo in zona serie B in sollievo per rimanere aggrappati alla massima serie. La perla in pieno recupero contro la Juve da poi la spinta definitiva alla carovana di Simeone, che dopo il 2-2 di Torino conquisterà tre vittorie di fila che varranno salvezza e record di punti
8,5 Matias Silvestre. La seconda parte della stagione 2010/2011, prima del suo addio e della partenza verso Palermo, basta e avanza per valergli un gran bel voto. Ha lasciato Catania dopo la sua miglior stagione in rossazzurro, completando la propria maturazione e consacrandosi come uno dei migliori centrali di categoria. Un grande contributo alla salvezza è derivato non solo dalle sue prestrazioni, ma anche dalla vena realizzativa: ben 6 i gol, alcuni dei quali pesantissimi, come quelli contro Cagliari e Brescia tra quart’ultima e terz’ultima giornata
8 Giovanni Marchese. Nel consistente aumento della sua media-voto si racchiude lo spirito di una realtà, la Sicilia calcistica, poco altisonante ma grande per sacrificio e risultati. Questo ragazzo di Delia (Caltanissetta) ha conquistato autorevolmente un posto da titolare, vera e propria utopia fino a qualche mese fa a favore di Capuano. Con Montella accresce la fiducia nei propri mezzi e migliora ulteriormente la fase di spinta, che lo rende al momento più che affidabile sia per il 3-5-2 che per il 4-3-3, modulo con cui ha sofferto realmente poco ultimamente. Può e deve continuare su questi livelli per dimenticare gli anni difficili dopo la prima esperienza in rossazzurro e onorare la fiducia della società che ha sempre creduto nelle sue qualità
7,5 Nicola Legrottaglie e Sergio Almiron. Giocatori ultratrentenni, molti temevano fossero arrivati a Catania per svernare, complice il loro ritardo di condizione e i problemi fisici avuti negli ultimi tempi. Falso. In tempi diversi ma con uguale autorevolezza il centrale pugliese e il mediano argentino acquisiscono le chiavi dei rispettivi reparti, provando anche ad andare oltre i limiti della condizione fisica quando non al massimo.
6,5 Alejandro Gomez e Gonzalo Bergessio. Pur essendo giocatori diversi, arrivati in Sicilia in tempi e con dinamiche differenti, hanno in comune la tendenza a sprigionare in periodi ristretti tutto il proprio talento, per poi annaspare nelle gare successive. Generoso e sempre sul pezzo il centravanti ex Saint Etienne, mentre dal ‘Papu’ è lecito attendersi una maggiore regolarità di rendimento e soprattutto una migliore disciplina in fase di possesso: uno dei modi per non disperdere il suo talento.
6 Maxi Lopez. Siamo ormai molto lontani dalla stratosferica media realizzativi della prima parte del 2010, e il campionato attuale non si può dire sia cominciato per lui con una netta sterzata rispetto alla stagione precedente. Limitato in parte dalla sua concentrazione non sempre al top per il desiderio di lidi più importanti, ma in parte anche da un ruolo non propriamente suo, Lopez non ha comunque perso di netto il contatto con la rete, gonfiata comunque per dieci volte tra serie A e Coppa Italia. Un dato che, unito al suo sporco lavoro di centroboa in avanti, gli vale un voto sufficiente.
5 Mariano Andujar. La stagione della mancata conferma è seguita, almeno per adesso, da un’altra su livelli simili. Le due buoni doti tecniche vengono spesso ‘sporcate’ dalla sua scarsa concentrazione e sicurezza, che lo hanno portato spesso ad errori talvolta determinanti. Il suo processo di maturazione e consolidamento nel calcio italiano sembra procedere ormai al contrario. Mai interventi realmente decisivi, para solo e non sempre l’ordinario. Un anno solare insufficiente in un’avventura complessivamente negativa, finita pure malamente con il divorzio dalla dirigenza dopo la lite di Parma con il direttore Lo Monaco.
4 Pablo Ledesma. Il discorso sul processo di maturazione e ambientamento in Italia fatto sopra vale anche per lui. Arrivato nell’estate 2008 come l’innesto che doveva far fare il salto di qualità al centrocampo, forte della Copa Libertadores vinta da protagonista con il Boca Juniors nel 2007 e della finale del Mondiale per Club contro il Milan dello stesso anno, subisce un vertiginoso calo di prestazione dopo il grave infortunio al ginocchio subito al suo primo anno in Italia. Un inesorabile declino con cui ha toccato il punto più basso in quest’anno solare, facendo grande fatica quando schierato, compromettendo i rapporti con la piazza con l’esultanza polemica nel Derby con il Palermo di aprile e sparendo totalmente dai piani tecnici e societari
ALLENATORI
5 Marco Giampaolo. Le sue tre panchine nel 2011 sono ormai le ultime prima che Pulvirenti e Lo Monaco si rendano conto che, al di là dei discreti risultati, la squadra non andava come avrebbe dovuto. Le ultime settimane del suo lavoro sotto l’Etna coincidono con una silenziosa ma quasi letale involuzione tecnica oltrechè atletica, originata da un’impostazione tattica distante dalle caratteristiche dei suoi giocatori e da una preparazione probabilmente non fatta nel migliore dei modi
7 Diego Pablo Simeone. Chiamato in causa nel momento più difficile della stagione 2010/2011, nel mese di gennaio, ‘El Cholo’ deve trarre il massimo dei risultati da un gruppo di giocatori sfiduciati e in condizione atletica tutt’altro che brillante. Con in aggiunta trame di gioco da costruire praticamente ex novo, il neotecnico dell’Atletico Madrid non strappa mai il favore unanime della critica ma riesce a valorizzare la grinta e il cinismo di ciascun elemento, conquistando in casa cinque vittorie su sette, alcune delle quali con le unghie e con i denti. A fine stagione ci sarà la separazione dalla dirigenza, ma il suo lavoro nella seconda, critica, parte del campionato scorso non va dimenticato
7,5 Vincenzo Montella. Scelto con decisione da Lo Monaco e Pulvirenti, riesce a sopperire all’indubbio gap di esperienza rispetto agli altri colleghi con la lucidità e la ponderatezza delle scelte, la capacità di leggere e di valorizzare i giocatori in rosa oltrechè quella di infondere nei ragazzi l’autostima e la responsabilità necessarie per fornire un rendimento all’altezza anche in trasferta. Fattori del lavoro dell’‘Areoplanino’ che emergono nella fluidità del gioco e nella ricerca continua dell’impostazione, senza buttare un pallone. Roma non è stata costruita in un giorno e ciò che Montella vuole realizzare non è ancora stato compiuto: ci vorrà tempo, ma la strada è quella giusta.