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CANTARUTTI a Golsicilia.it: «Catania è una città che ti strega»

In esclusiva a GS.it il bomber del Catania dei primi anni '80


Schietto, pratico, poco avvezzo ai discorsi lunghi e fini a loro stessi. Un pò come nella sua carriera di giocatore, in cui doveva semplicemente buttare la palla dentro e lo faceva. 25 gol in 92 partite tra serie A e B dal 1981 al 1984 sono un biglietto da visita che basta e avanza per accogliere alle pendici dell'Etna con tutti gli onori del caso uno dei protagonisti indiscussi dell'era Massimino negli anni '80, Aldo Cantarutti, dedicatario di una delle maglie incluse nella collezione "Eroi del Calcio Catania". Golsicilia.it lo ha intervistato in esclusiva.

La sua avventura a Catania ha avuto luogo nel culmine dell’era del presidente Massimino: quale ricordo conserva di lui?

«Ci sono tanti ricordi belli, non solo riguardo a lui ma anche a tutto l’ambiente e a tutta la città. Ricordo in particolare il giorno in cui festeggiamo la promozione a Roma: una grandissima emozione».

Tutti ricordano il suo gol in rovesciata clamorosamente non convalidato contro il Milan nella stagione in serie A, la ’83-’84; lei è ricordato però anche per un altro gol, con la maglia dell’Atalanta, che permise ai bergamaschi di superare lo Sporting Lisbona nei quarti di finale della Coppa delle Coppe ’87-’88. Lei scambierebbe quest’ultima rete con la convalida del gol contro il Milan?

«No, preferisco tenermi un gol non convalidato ma bello e che passerà comunque alla storia, essendo tra l’altro ricordata di più rispetto al caso in cui fosse stata convalidata».

Quali ricordi ha di Catania al di fuori della sfera calcistica?

«Sono stato per quattro anni qui, e sono stato molto bene: quando ci sono degli eventi e mi invitano vengo molto volentieri. Catania è una città che ti strega, che ti prende nel cuore: ho un ricordo indelebile».

Poco prima della manifestazione di mercoledì scorso lei e Maxi Lopez vi siete prestati insieme alle foto. Due centravanti che alla stessa età hanno caratteristiche simili, anche dal punto di vista fisico. Si rivede come giocatore nell’argentino?

«Decisamente, credo che Maxi come giocatore sia simile a me, anche se comunque lui è portato diversamente a giocare e a gestire la palla rispetto a come facevo io». 


Michele Patanè 14/12/2011
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