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Domenica 12 Febbraio 1984, Catania e Milan si fronteggiano sul prato dello stadio Cibali in una gara combattuta sino alla fine (a segno Carotti per il vantaggio rossonero pareggiato da un gol di Bilardi), quando al 38esimo minuto il Catania attacca con Pedrinho, il quale serve di testa un biondo attaccante numero nove che si fa largo tra le maglie avversarie, controlla ed esegue una rovesciata che s’insacca alle spalle del portiere Piotti…ma torniamo un attimo indietro e cerchiamo di capire di chi stiamo parlando.
Il protagonista della storia che vogliamo raccontare oggi si chiama Aldo Cantarutti, nato a Manzano (piccolo paesino tra le alture friulane), cinquantaquattro anni fa. Formatosi nelle giovanili del Torino assieme a Beppe Dossena (che qualche anno dopo alzerà al cielo di Madrid una Coppa del Mondo) con la cui maglia assaggia, per la prima volta, l'ebbrezza di una partita di Serie A (contro il Catanzaro nel 1977).
Dopo questa fugace apparizione, i granata lo spediscono a Monza, in serie B. Qui l'allenatore Alfredo Magni gli ritaglia un ruolo da ala sinistra ma sin da subito si capisce che per questo ragazzone alto e dal fisico da corazziere (187 cm x 82 kg) non è la parte che reciterà nel corso della sua carriera sportiva. Nonostante questo errore di "sceneggiatura", Aldo riesce a sfiorare una storica promozione in serie A con i brianzoli, che sono beffati ai titoli di coda da Avellino e Catanzaro, per soli due punti.
In estate il Torino (che detiene ancora il suo cartellino) lo presta alla Lazio, dove fa la riserva al bomber Bruno Giordano, giocando pochissimo (appena nove partite di campionato e un gol segnato all’Inter). A fine stagione si svincola e Romeo Anconetani gli offre la maglia da centravanti del suo Pisa. Cantarutti accetta l’ingaggio del vulcanico presidente e (impiegato come attaccante boa) alla sua prima stagione in Toscana realizza sei gol in ventiquattro partite, score che migliorerà l'anno seguente, quando sarà tra i migliori realizzatori della cadetteria con ben dodici centri all’attivo.

Questi numeri bastano e avanzano per convincere nella calda estate del 1981 il presidentissimo Angelo Massimino, il quale dopo un lungo tira e molla con Anconetani, paga 900 milioni di lire alle casse del Pisa per portarlo a Catania. Il primo anno in maglia rossoazzurra è interlocutorio per la squadra quanto per lui, autore di dieci reti (lo stesso numero del suo partner d'attacco Angelo Crialesi), tra cui una doppietta nel derby vinto tre a uno. Nel 1982-83 Massimino gli costruì attorno una squadra che avrebbe lottato fin all'ultimo per tentare la promozione in A, alle spalle delle "big" del torneo, Milan e Lazio, per poi consegnarla nelle mani del nuovo allenatore, Gianni Di Marzio.
Dopo un campionato duro e incerto sino all'ultimo (che come da pronostico vide le due corazzate menzionate accaparrarsi i primi due posti della graduatoria finale) ben tre squadre arrivarono a giocarsi l'ultimo posto utile per la promozione alla fine della stagione regolare: Catania, Catanzaro e Como. A spuntarla furono proprio Cantarutti e compagni che il 25 giugno 1983, dopo lo zero a zero con la Cremonese, festeggiarono la promozione in A in un Olimpico vestito solo di rosso e azzurro.
Le gioie e l’euforia di quei giorni svanirono a campionato iniziato, quando si dovette fare i conti con una realtà che vedeva il Catania attrezzato male per affrontare decentemente un campionato duro come si presentava quello di serie A. Cantarutti per tutto il torneo fa a sportellate con i difensori avversari, segna quattro gol (regalando l’unica vittoria nel due a zero rifilato al Pisa) ed è protagonista del momento “clou” di una stagione maledetta.
Eravamo rimasti al pallone che s’insaccava e al boato di gioia da parte del pubblico catanese, che è immediatamente “strozzato” dalla decisione del direttore di gara, il signor Vittorio Benedetti di Roma, il quale decide di non convalidare il gol per fallo dell’attaccante ai danni del suo marcatore, il capitano rossonero Franco Baresi. Cantarutti è incredulo e con lo sguardo perso nel vuoto mentre sul campo e sugli spalti succede di tutto con la terna arbitrale costretta a darsela a gambe. Seguiranno una serie di polemiche e veleni con la Lega che squalifica il Cibali fino alla fine della stagione e il Catania costretto a giocare in campo neutro le restanti gare interne.
Alla fine i rossoazzurri accumulano la miseria di dodici punti (il minimo storico nel campionato a sedici squadre e con i due punti assegnati per ogni vittoria) e torna senza tanti complimenti in B. Massimino "epura" la squadra cedendo i pezzi pregiati, tra cui Cantarutti, che trova un contratto in A e si accasa ad Ascoli. Quella con i marchigiani sarà un'altra stagione storta che culminerà con una nuova retrocessione personale nonostante i cinque gol messi a segno in ventisette partite.
Nel 1985 va all'Atalanta, dove segna nove reti in ventiquattro incontri, tra cui una tripletta nel tre a zero sul Verona con Aldo che dopo il terzo gol messo a segno si toglie la maglia e la lancia ai tifosi. Non potendo continuare senza la maglietta addosso, l’allenatore Sonetti è costretto a sostituirlo. Un infortunio lo terrà per molto tempo lontano dai campi di gioco ma al ritorno Cantarutti fa la parte del leone. Stagione 1987-88, i bergamaschi disputano la Coppa delle Coppe, il biondo centravanti si fa notare anche in campo internazionale, segnando tre reti di cui una (allo Sporting Lisbona), che sarà decisiva ai fini del risultato, poiché permetterà all’Atalanta di approdare nella semifinale del torneo, persa contro i belgi del Mechelen.
Cantarutti a fine stagione lascia Bergamo e si sposta di qualche chilometro, a Brescia dove, però gioca appena quattro gare. L’ultima fermata della sua carriera da calciatore è Vicenza, che salva da una tragica retrocessione in C2 realizzando nove gol in ventidue partite. Nel 1989 decide che è arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo, così lascia il calcio giocato è inizia a lavorare come osservatore e dirigente di area tecnica, prima all’Atalanta, poi a Lecce e (fino alla scorsa stagione) a Vicenza.
Cantarutti è stato ospite l’anno scorso nel corso di una manifestazione in cui sono state ricordate le casacche celebri della storia rossoazzurra e ai microfoni dei cronisti ha ricordato così la sua esperienza in rossazzurro: “Mi ritengo fortunato per aver vissuto quegli anni bellissimi in serie B. Non potrò mai dimenticare il calore della tifoseria a Roma nello spareggio ma anche in campionato. Passano gli anni ma quel momento resta sempre nel mio cuore”. Beh non ci sembra ci sia altro da aggiungere…
Fonte immagine: storiedicalcio.altervista.org