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Catania, il terremoto dopo la tempesta?

La partenza di Lo Monaco pone interrogativi sul futuro


Dopo la disastrosa prova di Trieste contro il Cagliari, è cominciato il conto alla rovescia per il derby di sabato pomeriggio contro il Palermo al “Barbera”. Una sfida che si gioca due volte all’anno, una sfida in cui si hanno tutti gli occhi della Sicilia e dell’Italia intera addosso, una sfida che richiede sempre e solo un imperativo: vincere. In casa Catania, però, ha preso inevitabilmente campo in questi giorni un’altra vicenda, che esula dall’aspetto puramente agonistico e riguarda l’immediato presente, ma soprattutto il futuro.

Così è anche nelle menti dei sostenitori rossazzurri, non certo indifferenti di fronte all’annuncio da parte di Pietro Lo Monaco delle proprie dimissioni da amministratore delegato della società etnea. Si è sfaldato un rapporto, quello con Pulvirenti, solido e indistruttibile, frutto di comunanza di valori e di una stima sincera, sedimentatesi negli undici anni trascorsi dal loro incontro e dall’inizio della loro collaborazione ad Acireale.

Non ci sarà mai dato conoscere la causa, ma indagare sul fatto ora come ora è poco produttivo. Emerge il problema, di non poco conto, del futuro e dello sviluppo di questa squadra, praticamente creata e cresciuta con questo binomio. O forse solo con Lo Monaco.

Eh sì, perché al di là della considerazione da più parti dell’imprescindibilità del dirigente di Torre Annunziata per la vita e il progresso della società e della squadra, nella conferenza al vetriolo di lunedì è spiccata una frase in particolare: «Reputo il presidente un fenomeno, perché è l’unico che riesce a far soldi senza fare nulla».

E’ forse in questo momento, in cui tempo per lasciarsi andare alle lacrime per un rapporto intenso ma finito non ce n’è, che Pulvirenti deve dimostrare di possedere i requisiti della sua carica, al di là del titolo formale. Nelle argomentazioni di molti il fatto che Lo Monaco fosse il factotum della società rossazzurra è dato per assodato: sta ora al presidente saper rimediare all’abbandono di chi ha comunque contribuito in maniera massiccia a costruire il giocattolo-Catania, sapendo fare le scelte giuste e soprattutto sapendo attirare le persone giuste per guidare una società in ottimo stato («Solo un demente potrebbe far fallire il Catania»), ma che poggia su parametri chiari, fissi e quasi inviolabili, se non su un vero e proprio apparato normativo e culturale posto già all’inizio e affinato con il tempo: elementi da mantenere, difendere e consolidare ulteriormente.

Sarà cruciale in tal senso il Consiglio d’amministrazione di oggi, da cui uscirà il nome del nuovo direttore generale: Sergio Gasparin, ex dirigente di Messina, Udinese e Sampdoria, sembra il maggior indiziato, ma non è da escludere la soluzione interna, con la promozione del responsabile dell’area giovanile Alessandro Failla.

Chi arriverà dovrà anche sapersi imporre con autorevolezza e guadagnarsi la stima dei giocatori, che a tutt’oggi, almeno inferendo alla massa il pensiero espresso avanti ieri da Lodi nel post-Cagliari, sperano che «tutto torni a posto».

Ripianificare il futuro con buone certezze e soprattutto con un certo margine di anticipo non sarà un optional, per non logorare la serenità e la concentrazione dei giocatori e non “spingerli” a puntare i piedi verso la porta d’uscita. Un ragionamento che potrebbe fare già Vincenzo Montella, per quanto quest’ultimo abbia sostenuto la propria autonomia nelle decisioni sul futuro: Lo Monaco è accreditato per sostituire Corvino a Firenze, e lui potrebbe seguirlo.

 

 

 


Michele Patanè 26/04/2012
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