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Oltre alle soluzioni tattiche di Maran, alle invenzioni di Lodi, ai colpi di genio di Barrientos e al furore agonistico di Legrottaglie, Izco e Bergessio, c'è un altro personaggio che si sta mettendo al centro dell'attenzione, stiamo parlando del massimo dirigente del club rossazzurro, Nino Pulvirenti. L' elezione a Consigliere Federale e le battute vivaci all'indirizzo della Juventus e di Andrea Agnelli hanno sicuramente fatto balzare il suo nome al centro delle "chiacchere da bar".
Tralasciando i battibecchi con il club bianconero, la sua elezione al "palazzo del calcio" è da tradurre come un punto di arrivo, ma al tempo stesso di rilancio per un personaggio che ha fatto la gavetta. Da sempre amante del pallone, Pulvirenti comincia la sua esperienza come dirigente di squadre di calcio dal Belpasso, a pochi passi da casa sua. Nel 1997-98 rileva l'Acireale Calcio, che militava in serie C1. E' il primo presidente non acese della storia dei granata e questo fattore divide in due la piazza: da un lato ci sono quelli che non credono nel suo progetto sportivo, mentre dall'altro chi è fiducioso nell'operato della nuova dirigenza, che assicura solidità e investimenti importanti per tentare il ritorno in serie B. Nel '98 l'obiettivo fallisce, con i granata che perdono punti importanti nel momento cruciale della stagione e finiscono il loro campionato lontano dalle posizioni di vertice. Nel 1998-99 Pulvirenti costruisce una squadra in grado di tentare il salto di categoria e affida la panchina all'esperto Esposito, che però decide di dimettersi prima dell'inizio del campionato. La guida tecnica è perciò affidata al giovane Strano, ma le cose si mettono male ed emergono tutti i difetti del club , che retrocede in C2.
A questo punto, Pulvirenti decide di puntare su un uomo di calcio, Pietro Lo Monaco, che aveva fatto le fortune recenti di Udinese e Brescia come capo osservatori delle suddette società. Lo Monaco e Pulvirenti riorganizzano l'Acireale dandogli una rinnovata conformazione e insieme riescono a riportarlo in serie C2 al termine della stagione 2002-2003, dopo la vittoria dei play off ai danni del Catanzaro. La stagione 2003-04 è altrettanto positiva con la squadra che arriva al quarto posto e ha la possibilità di giocarsi la serie B ai play-off, ma il sogno sfuma nel doppio confronto con la Viterbese. Intanto a Catania i Gaucci si sono defilati e decidono di "passare la mano" al miglior acquirente. Pulvirenti si fa avanti, poiché non ha mai nascosto il sogno di diventare un giorno il massimo dirigente del Catania, la squadra per cui fa da sempre il tifo e che seguiva da ragazzino dalla Curva Sud.
Preso il Catania, per Pulvirenti è arrivato il momento di presentarsi allo stadio come neopresidente del club rossazzurro. Ciò avviene in occasione di un Catania-Fiorentina: è' il 29 maggio 2004, il Catania di Colantuono si gioca le ultime possibilità di riagganciare le prime posizioni (quell'anno salivano in serie A le prime sei squadre in virtù dell'allargamento della massima serie a 20 team a partire dal 2004-05), proprio contro un diretto avversario per la lotta promozione. Il risultato finale (1-1) sa di beffardo per come arriva: il Catania fa la partita ma un rigore dubbio assegnato ai viola e segnato da Riganò riporta la gara su ben altri "binari". La stagione si chiude senza tanti sussulti. Per Pulvirenti e Lo Monaco è arrivato il momento di porre le basi per far tornare grande il Catania.
All'inizio fu difficoltoso, con il risanamento dei debiti lasciati dalla vecchia proprietà e la "scatola vuota" del parco giocatori da riempire. Ma piano piano, tassello dopo tassello, Pulvirenti riesce prima a ottenere una promozione in serie A dominando il campionato, a salvare la squadra giocando un intero girone a porte chiuse, e infine a farla decollare e porla come capofila delle provinciali. I risultati in termini gestionali del club (le importanti plusvalenze, i bilanci solidi, la costruzione del miglior centro sportivo italiano) e in fatto di risultati sul campo (piazzamenti importanti, semifinale di Coppa Italia), parlano chiaro e adesso è giunto per lui il momento di sedere in consiglio federale e di portare le sue idee e suoi successi sul tavolo della "Confindustria del pallone".