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Catania: ora accontentarsi è un delitto

L'editoriale


39 punti in 25 partite, 11 vittorie in totale di cui 9 in casa. Numeri che sembrano stratosferici anche se solo rapportati con il passato, ma fanno luce sulla realtà di un Catania voglioso, determinato, consapevole, ma soprattutto solido. A tredici partite dalla fine l'obiettivo della salvezza è ormai raggiunto, ma il campionato non può finire qui.

Il presidente etneo Antonino Pulvirenti, tornato ieri a parlare in sala stampa dopo un periodo di lontananza seguito allo sfogo post-Juve, è stato abbastanza chiaro in tal senso, alzando l'asticella e fissando un nuovo obiettivo: quello di inseguire la qualificazione alle prossime coppe europee.

Qualificazione che già a priori non viene considerata una forzatura, per via dello spessore delle concorrenti e dei limiti che può avere una squadra in lotta perenne per la salvezza fino a due anni fa, ma porsi una meta che possa fungere da stimolo costituisce un autentico must dopo il deprimente finale della scorsa stagione.

Allora un Catania già salvo e praticamente seduto sugli allori chiuse il campionato in tono nettamente minore rispetto agli standard fatti vedere precedentemente, lasciando in soffitta lo sfizio dei 50 punti e facendosi scavalcare da formazioni decisamente alla propria portata. Adesso Izco e compagni non possono commettere lo stesso errore, e per quanto l'obiettivo europeo sia poco realistico da raggiungere la grinta e la fame agonistica devono rimanere intatte fino all'ultimo minuto dell'ultima giornata.

É solo spingendo fino alla fine di tutto che una squadra può capire sempre meglio i propri limiti e i propri punti di forza, il modo più duro ma anche più sano ed efficace per crescere dentro e fuori dal campo. Cadendo e continuando a camminare senza sosta, il bambino sarà capace di rimanere in piedi anche controvento. E forse più che di un bambino si dovrebbe parlare di un aitante ragazzo nel pieno della maturità, pronto ad affacciarsi in un mondo diverso ma che non gli fa paura.

Per quanto riguarda la partita di ieri con il Bologna, é stato confermato l'importante lavoro mentale e motivazionale di Rolando Maran, traino per i rossazzurri fino a questo punto del torneo e anche in una gara complessa e dai risvolti tutt'altro che morbidi come quella contro i felsinei. Al di là del livello tecnico, gli etnei hanno mostrato di affinare progressivamente la propria intelligenza tattica, cogliendo il vantaggio al termine di un primo tempo ad alti ritmi e gestendo senza patemi il tentativo di assalto da parte degli uomini di Pioli.

Il ritorno al gol di Sergio Almiron, accompagnato da una prestazione quantitativamente importante, é una notizia rassicurante per l'immediato futuro, come non può lasciare indifferenti il recupero lampo di Mariano Izco, iperattivo in entrambe le fasi sulla linea mediana, autentico trascinatore silenzioso. Difesa ben oltre la sufficienza, un po' sottotono i due esterni offensivi Gomez e Castro in una gara, comunque, prevedibilmente non facile.


Michele Patanè 18/02/2013
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