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Le partite di calcio non si vincono soltanto con i gol degli attaccanti, le “perle” dei fantasisti o le inzuccate dei difensori sulle palle inattive. Contano anche tanti altri fattori come la corsa, la rapidità, l’intelligenza, la forza fisica e, perché no, una buona tecnica a centrocampo. Attributi che non mancavano affatto ad Umberto Brutto, centrocampista che militò nel Catania dal ’96 al ’99 in serie C2 e fino al gennaio del 2000 in C1.
Brutto, nato a Catanzaro il 15 novembre 1971, è stato senz’altro uno dei giocatori sopra la media rispetto al livello delle divisioni di appartenenza che abbiano giocato in rossazzurro. Centrocampista incursore, le sue abilità più palesi erano la precisione nel tiro e il tempismo negli inserimenti: il tutto accompagnato ad uno spessore atletico e tecnico che lo rendevano un lusso per la quarta serie.
Cresce ed inizia la sua carriera nella squadra della sua città, con cui debutta 19enne in serie B nell’’89-’90, disputa sei partite nel ’90-’91 in C1 prima di aumentare notevolmente il proprio minutaggio in C2 dal ’91 al ’96. Proprio nell’estate del ’96 si registra il suo arrivo al Catania, che si appresta a disputare la seconda stagione in C2 dopo il ritorno fra i professionisti, avvenuto nel ’95.
Brutto arriva in Sicilia in un periodo poco felice: si cerca con ansia di trovare la stagione buona per proseguire la scalata dopo le promozioni dall’Eccellenza e dalla D, in un clima di tristezza e insicurezza per la morte del presidente Massimino, avvenuta qualche mese prima. Umberto non fa però mai mancare il proprio contributo, mettendo a segno 3 gol in 30 presenze nella stagione ’96-’97 (conclusa con l’amara eliminazione in semifinale play off contro la Turris, 0-0 a Catania, 0-1 a Torre del Greco) e 2 reti in 29 gare nella ’97-’98 (chiusa con un anonimo decimo posto).
Registro diverso nella stagione ’98-’99, con il Catania che, sotto la guida di Piero Cucchi, parte in sordina ma con una grande progressione centra il salto in C1 con una giornata d’anticipo. Diverso per la squadra, sia chiaro, perché Brutto non solo non va al di sotto degli standard fatti vedere nelle due stagioni precedenti, ma addirittura metterà a referto la seconda stagione più prolifica della sua carriera, con 6 gol in 33 presenze (stesso score anche al Gela nel 2000-01, mentre nel 2004-05 ne segna 9 col Manfredonia).
Con Passiatore, Lugnan e Manca Brutto costruisce una manovra offensiva di spessore per la C2, per il migliore attacco del campionato (40 gol, insieme al Sora) insieme alla miglior difesa (19). Da parte del catanzarese gol pesantissimi, anche di pregevole fattura.
Come in Catanzaro-Catania 1-1 del 13 settembre 1998: Brutto raccoglie un pallone all’altezza della propria trequarti, smistandolo con il tacco di prima verso il centrocampo; un compagno vince un contrasto e riesce a verticalizzare per Passiatore, piattone diagonale in profondità di quest’ultimo per Brutto, che con tempismo arriva in area di rigore superando il diretto marcatore in circa cinquanta metri di corsa; il centrocampista numero 7, dalla porzione destra dell’area di rigore, calcia con l’interno destro disegnando con precisione goniometrica una palombella intrisa d’effetto, che si insacca appena sotto la traversa lasciando sul posto l’incredulo portiere. Un gol difficile anche da immaginare in un campionato di serie C2. Una rete che occupa un posto di prim’ordine nella memoria del tifoso di vecchia data.
Brutto permane nei ricordi della tifoseria catanese anche per una rete molto più determinante, anche se meno bella e soprattutto meno “pulita”: il gol del pareggio in casa (1-1) con la Juve-Terranova, che assicurò la promozione alla penultima giornata, realizzato con il braccio.
Lascia il Catania nel gennaio del 2000, dopo esser sceso in campo 14 volte e aver segnato un gol in C1, tornando al Catanzaro. Veste poi le maglie di Gela, Paternò, Foggia, Manfredonia, Juve Stabia, ancora Manfredonia, Melfi, di nuovo Catanzaro e infine ancora Melfi, dove chiude la carriera nella stagione 2008-09.