Lo Monaco: «A Catania "giudici" che non lavorano in tribunale»

Dalla sala stampa


Pietro Lo Monaco, amministratore delegato del Catania, è stato il protagonista della conferenza stampa di oggi in virtù del silenzio stampa imposto alla squadra. Questi i temi principali affrontati nella lunga conferenza del dirigente etneo, durata un’ora:

SALVEZZA «I tifosi devono mettersi in testa che il nostro scudetto è la salvezza: fatturiamo solo 30 milioni di euro l’anno e lottare per gli stessi obiettivi delle grandi, che ne ottengono 200-300, è impensabile. Onestamente non mi aspettavo, visto il valore della squadra, di essere a questo punto della stagione così in basso, ma un campionato è fatto di momenti. Abbiamo avuto sfortuna: eravamo a metà classifica e cambiando guida tecnica pensavamo di poter ottenere di più. Ma l’arrivo di Simeone è arrivato in concomitanza di tre partite in una settimana e dieci giocatori infortunati: il momento negativo era già iniziato prima del suo arrivo. La situazione adesso è questa, siamo quart’ultimi e sono convinto che il 22 maggio saremo salvi».

GIORNALISTI «A Catania ci sono tanti “giudici” che non lavorano in tribunale. Mi riferisco ai numerosi  giornalisti che si dilettano a scrivere inesattezze, aspettando che il Catania vada male per attaccare me. Possono chiacchierare e sfogarsi quanto vogliono, ma a loro dico una cosa: non affermate di essere tifosi. L’amore si dimostra in altri modi».

TIFOSI «Noi lavoriamo in un clima strano. Pochi tifosi vanno allo stadio e quelli che lo fanno ci fischiano. Non capisco il motivo, dato che ogni anno abbiamo migliorato i risultati raccolti la stagione precedente. Forse il problema sta a monte, visto che i giovani tifosi non crescono nel culto dell’amore per la squadra, ma con la voglia di criticare e sfogare i propri istinti contro una società che ha regalato loro solo soddisfazioni. Del resto, se la situazione di classifica è questa, la colpa è anche loro: un ambiente diverso avrebbe dato un altro stimolo alla squadra. Non è facile andare in campo e trovarsi la pressione negativa di 15-20 mila persone. Dalla prossima partita non andrò più allo stadio. Non posso accettare critiche da parte di gente che viene solo per questo motivo».

MAXI LOPEZ  «Dopo la partita di Napoli ho detto alla stampa che la scelta di tenere Maxi Lopez in panchina poteva essere una scelta tecnica, ma poteva anche essere dovuta al leggero infortunio occorsogli sabato. I giornali hanno creato inutilmente tensione dicendo che io e l’allenatore abbiamo dato due spiegazioni diverse. Maxi, comunque, rimane un titolare inamovibile anche se quest’anno non sta mantenendo le attese. Lui è il primo a soffrirne, ma sono convinto che si riprenderà e da qui a fine stagione andrà in doppia cifra. Per questo, però, serve l’aiuto dei compagni».

FIDUCIA A SIMEONE «Simeone ha un anno e mezzo di contratto. La sua è stata una scelta motivata e pensata: siamo convinti che continueremo con lui. Adesso siamo nel pentolone bollente insieme ad altre 7-8 squadre e dobbiamo cercare di non bruciarci».

PROBLEMA GOL «Segniamo solo su calcio da fermo? E’ un problema che non esiste. Il Messina di Scoglio, anni fa, vinse un campionato di serie C giocando male e segnando soprattutto così. Quindi che ben vengano i gol su punizione o sugli sviluppi di un calcio d’angolo: l’importante è vincere».

MARTINHO «E’ un giocatore promettente, adesso purtroppo dovrà stare un mese fermo ai box. E’ una delle mie più grandi intuizioni? No, non c’entra il fatto che è costato poco. Ancora è giovane e solo continuando a lavorare con dedizione potrà diventare un grande giocatore».



Andrea Motta 23/02/2011
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