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Catania: cosa può cambiare a centrocampo?

Reparto più ricco di soluzioni dopo le ultime battute del mercato


Al di là del loro curriculum e dell’importanza dei loro nomi costruita negli anni, gli arrivi di Guarente e Plasil rappresentano mosse non “urlate” oltremisura dai media ma che portano già in dote sicurezze confortanti. Il riferimento è legato principalmente alla consistenza numerica di un reparto, la mediana, che alla vigilia della prima gara di campionato a Firenze contava appena tre giocatori disponibili su cinque in rosa, oltreché alla presenza di elementi che potessero già vantare una condizione atletica sufficientemente affidabile.

La partenza di Marco Biagianti ha privato il Liotro di un pezzo della memoria storica recente, ma ad oggi ci sono buone premesse perché il suo “savoir faire” di tappabuchi non diventi oggetto di rimpianto. La settimana di lavoro piena in virtù della sosta per le nazionali, se sfruttata al meglio, potrebbe aver aiutato l’intero gruppo ad aver aggiunto almeno il 20-25% di energie sul proprio serbatoio immaginario, e a risentirne maggiormente sarebbe proprio il centrocampo, reparto che si è prestato con maggior evidenza al crollo atletico e di idee nel secondo tempo contro l’Inter.

Il rinnovo del contratto di Sergio Almiron, ufficializzato alla fine dello scorso giugno, denota la fiducia della dirigenza nella sua integrità fisica; la qualità e l’esperienza dell’ex Empoli e Juventus lo rendono una carta preziosa come mezzala di supporto, ma l’età (33 anni a novembre) e la frequente esposizione agli acciacchi portano a pensare ad un suo utilizzo, tendente a consolidarsi con l’andare delle settimane, che sia più contenuto e ragionato.

Degna alternativa, o più propriamente compagno di staffetta prossimo a diventare prima scelta, sarebbe Jaroslav Plasil: il ceco ex Monaco, Osasuna e Bordeaux avrà come unico handicap di partenza quello di doversi calare nella realtà di un ambiente e di un calcio diversi rispetto ai suoi standard abituali, visto che, dopo aver regolarmente giocato le prime quattro gare di campionato in Francia e la gara di qualificazione ai Mondiali con la sua nazionale persa con l’Armenia (probabile titolare anche stasera contro l’Italia a Torino), comincerà a lavorare agli ordini di Rolando Maran solo al ritorno dagli impegni con la Cechia.

Plasil, schierato al Bordeaux anche come trequartista centrale o ala, ha come ruolo naturale quello di interno di centrocampo, indifferentemente destro o sinistro; per la sua completezza, esperienza e spessore tecnico, molto probabilmente verrà inserito negli schemi proprio come alter-ego di Almiron nelle veci della mezzala sinistra nel 4-3-3 attuale, pronta a dar man forte nella rottura del gioco ma deputata principalmente ad imporre il proprio ritmo e porre l’ultimo anello del collegamento con gli esterni offensivi.

Sull’altro versante della linea, posto che “Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile” in casa Catania sia sempre stata una regola aurea, capitan Mariano Izco è ormai uno dei più difficili in assoluto da scalzare: il suo percorso di costante miglioramento e radicamento nell’ambiente rossazzurro lo hanno affermato come un collante perfetto nei meccanismi di entrambe le fasi, e se continuerà sui livelli della passata stagione non si potrà far altro che lasciarlo in campo con la fascia al braccio, guadagnata con pieno merito.

Tiberio Guarente è però determinato a dare un seguito al suo campionato dell’anno scorso a Bologna, dove con 20 presenze ha ripreso i ritmi nel calcio italiano dopo il grave infortunio al ginocchio che ha compromesso la sua avventura al Siviglia. Guarente, come Izco, dà sostanza e muscoli al reparto, ma in aggiunta può vantare una dose di tecnica che lo rende efficiente nel far ripartire il gioco con i palloni rubati e potenzialmente pericoloso con la “castagna” mancina dalla distanza. L’ex Atalanta ha ormai recuperato dal suddetto infortunio anche se deve riprendere il ritmo partita, solo il tempo ci dirà se si affermerà come stabile titolare ma al posto di Izco può potenzialmente garantire la stessa dote di competitività.

Federico Freire, giocatore che nelle ultime settimane ha avuto a che fare con noie fisiche e che nella sua carriera da professionista al Velez ha disputato appena 13 partite in un anno e mezzo, punterà sulla sua duttilità tattica per farsi trovare pronto quando chi lo sopravanza nelle gerarchie sarà fuori, mentre la posizione di regista vedrà ancora in prima battuta Panagiotis Tachtsidis: il 22enne greco ha ancora bisogno di tempo per acquisire padronanza di un ruolo molto delicato e far fruttare a dovere le proprie qualità fisiche e tecniche, lui che adesso è uno dei punti nevralgici del progetto tecnico-tattico del club di Pulvirenti e Cosentino.


Michele Patanè 10/09/2013
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