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Catania, il significato viene prima del risultato

L'editoriale


Qualcosa di estemporaneo. Una questione di secondi. Secondi in cui si decide l’esito di una partita lunga 95 minuti. Spesso il calcio permette questo, con i relativi pro e contro, autoconsacrandosi agli appassionati più fedeli come una vera e propria metafora di vita. Talvolta le sberle possono anche giovare, far capire alcune cose, rendere più svegli e vigili e capire che ogni momento è buono per cambiare una situazione in proprio favore. Gli schiaffi di Pellissier e Sammarco hanno avuto il loro effetto sulla gara del Catania di Vincenzo Montella, sabato pomeriggio a Lecce.

E SE MURIEL... Una gara tutt’altro che entusiasmante, tecnicamente non eccelsa ma da una posta in palio che andava ben oltre i tre punti. E che con un pizzico di precisione in più da parte degli avversari nel loro momento migliore (i dieci minuti prima degli ultimi cinque) poteva anche essere persa. Sarebbe stato un altro boccone amaro, indigesto, un boccone di quelli messi giù troppo spesso dal Catania.

PRESA MAI MOLLATA Invece è arrivata, in tempi abbondantemente diversi rispetto alle scorse due stagioni, la prima vittoria stagionale lontano dal ‘Massimino’. Una vittoria arrivata a coronamento di una prestazione offensivamente non strabordante, ma molto ordinata in difesa e in fase di impostazione, con la porta inviolata e pochi seri pericoli corsi in tutta la gara. Un Catania sempre in partita e mai rassegnatosi al pari, neanche nei cinque secondi successivi alla deviazione di Andujar su quel tiro sporco di Muriel e al salvataggio sulla linea di Marchese.

MIRARE AL MEGLIO Le frasi pronunciate da Montella nelle interviste sulla necessità di migliorarsi, in particolare nel cinismo, non servono solo ad impreziosire i discorsi del tecnico, e ciò lo si è visto anche nella gara di ieri: una squadra non perfetta, non sempre capace di convertire in rete le occasioni che produce, ogni tanto autolesionista con ingenuità in difesa, ma che arriva a sapere, non ad immaginare, e a prendere di mira, non a dichiarare semplicemente a parole, quello che vuole.

CHIEDERE A SÉ STESSI Le certezze di ciò che si può e si deve fare possono sembrare un fattore insignificante, ma a livello psicologico di solito danno moltissimo. E hanno dato molto ieri, con la convinzione che una squadra generosa, con un gioco di qualità e un rendimento dignitoso contro squadre di livello superiore, non poteva lasciare il ‘Via del Mare’ senza essere almeno andata seriamente vicina alla vittoria, senza fare di tutto per strapparla, dopo tre occasioni d’oro fallite da Delvecchio e Gomez.

BASTA UN ATTIMO... L’impegno e la concentrazione necessari potevano trovare coronamento anche con un gesto fatto in pochi secondi, un singolo tocco, una singola giocata, un singolo episodio in cui si sfrutta un errore: il tutto accompagnato dalla concentrazione e dalla vista continua dell’obiettivo, senza mai arrendersi né cullarsi sugli allori. Così spesso si punisce una squadra che ha costruito di più rispetto a te (non certamente il caso di sabato), ma le leggi del calcio lo permettono. I rossazzurri hanno imparato tale assunto diverse, troppe volte, l’ultima domenica scorsa.

Un assunto imparato talmente bene che, forse, è arrivato il momento di insegnarlo agli altri. Contropiede, Barrientos palla al piede, dribbling con difensore messo a sedere e sinistro di precisione e di giustezza che si infila sul palo lontano, dove Benassi non pensa neanche di arrivare. Tutto in pochi secondi. Per tre punti in classifica in più, un viaggio lontano dalla Sicilia finalmente archiviato con abbracci e sorrisi, ma soprattutto un motivo in più per capire che per questa squadra il miglior modo di onorare il suo patrimonio infrastrutturale e umano è dare il massimo, per grinta ed applicazione, contro chiunque abbia di fronte a sé.


Michele Patanè 28/11/2011
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