Catania, il processo dei tifosi è già iniziato

L’opinione dei supporter etnei


Chi si era costruito castelli incantevoli con la materia ideale dei sogni. Chi era pronto a penare e a vedere la squadra strappare il massimo risultato in extremis. Chi in fondo s’è l’aspettava. Chi aveva pure messo le mani avanti. Un’alta varietà di argomentazioni ha investito gli spazi dei vari social network e dei muri e forum dedicati al Catania dalla serata di domenica fino ad oggi. Catania che all’esordio stagionale è sembrato arrendersi già di fronte al solo pensiero della barriera che il Siena avrebbe eretto, producendo una prestazione tra le meno esaltanti al “Massimino” dopo l’ultimo ritorno in A.

Molto semplice raggruppare i pensieri sulla partita dei sostenitori in due macro-categorie: quelli degli ottimisti e quelli dei pessimisti. Vi è chi ha difeso con parole decise la squadra, invitando a lasciare che Montella sforni i risultati del lavoro svolto nel precampionato e a sostenere i giocatori, oltre a chi ha espresso fiducia incondizionata (almeno per il momento) in un gruppo in evidente rodaggio non solo atletico ma anche tattico, affermando che tra qualche settimana o già dalla prossima sfida col Cesena le cose dovrebbero andare meglio; la prova confortante di Bellusci (voto 7 da parte della Gazzetta, non giocava da febbraio) è considerata un buon motivo per archiviare la gara senza cattivi pensieri, e lo 0-0 contro una neopromossa non ha fatto desistere molti dal dire che la rosa di quest’anno è la più forte in serie A dall’ultima promozione. Per altri ancora, se Gomez fosse riuscito a deviare di testa in rete a porta sguarnita il cross di Maxi Lopez il Siena avrebbe dovuto aprirsi e concedere più spazi, agevolando il lavoro dello stesso Gomez e di Lanzafame, apparsi impotenti di fronte alla copertura in raddoppio spesso praticata dai bianconeri sulle fasce.

Nelle tesi di molti “ottimisti” di base viene tuttavia menzionato, ad onor di cronaca, il fatto che in tutta la contesa sia stato fatto un solo tiro in porta nei minuti di recupero finali (a fronte di due degli uomini di Sannino): una conclusione debole su acrobazia che Brkic non ha avuto problemi a bloccare.

Quest’ultimo dato è solo il primo di tanti elementi negativi palesati dai meno contenti. Manovra lenta, prevedibile e scarsa concentrazione in difesa e in porta sono i fattori più evidenti di una partita finita in parità ma che poteva anche concludersi con una sconfitta che sarebbe stata indigesta. Non sono stati risparmiati alcuni singoli: Lanzafame nervoso (ha rischiato il rosso diretto con l’entrata su Del Grosso in avvio) e inconsistente, Capuano e Potenza incapaci di spingere con costanza e di fornire appoggi precisi in fase di costruzione (soprattutto il napoletano) e infine Andujar, ancora una volta giudicato come superficiale per via del clamoroso errore di valutazione sul rimbalzo del pallone in uscita e nel tentativo di anticipo un po’ “moscio” su Gazzi, che anticipando il portiere argentino (nell’area piccola) ha deviato il pallone in rete ma è stato stoppato da Banti per una dubbia spallata oltre il limite del regolamento.

Gran parte delle critiche, però, sono piovute su chi doveva immaginarsi di non produrre complimenti al primo passo falso: il tecnico Vincenzo Montella, di fronte al quale una fascia di tifosi ha storto il naso già al momento dell’arrivo per il suo curriculum ancora molto magro, considerato l’elemento determinante della sua esperienza a scapito del suo entusiasmo e delle sue ambizioni. Tante pecche sono state ascritte al tecnico di Pomigliano D’Arco per l’opaca prova di domenica: il fatto di aver schierato in una posizione mai così avanzata Biagianti, considerato molto più utile dietro per le sue doti d’interditore e la capacità di sfruttare gli spazi antistanti per guadagnare terreno che risaltano in confronto alle sue non eccelse qualità tecniche; il centrocampo non è sembrato avere una fisionomia precisa, mentre sono bastati un paio di lanci in profondità per creare pericoli ad una difesa spesso troppo alta, per via un equilibrio tattico che l’ “aeroplanino” sta ancora cercando; troppo tardivo il cambio di Lodi, mentre Bergessio avrebbe potuto rappresentare una carta vincente; l’essere assorto nell’analisi della partita lo ha distolto dal caricare i ragazzi e spronarli ad uscire da quella che stava diventando una situazione di impotenza irreversibile, mostrando una certa affinità con la figura di Giampaolo, allenatore che da queste parti non si è fatto stimare certo per le sue doti di motivatore e che tornerà sotto l’Etna da avversario domenica prossima.

Corrette, sbagliate o parzialmente corrette che siano queste tesi, saranno sempre frutto di punti di vista diversi e in ciò sta anche il bello della dialettica calcistica… c’è però spazio anche per il brutto, ovvero l’ormai tanto diffuso sport, praticato al termine delle partite, di emettere sentenze spesso indelebili neanche di fronte a risultati o a prestazioni oggettivamente rilevanti. Al di là di tale abitudine c’è anche innocente preoccupazione, per la paura di una stagione storta o inferiore alle attese che è sempre dietro l’angolo: il miglior modo di sconfiggere tale paura è pensare che in presenza di valori importanti e con impegno e determinazione dei giocatori le cose non possono che migliorare, a partire dalla sfida di domenica prossima, sempre al “Massimino”, contro il Cesena di Mutu, Colucci e Von Bergen. E verificare se Montella sia davvero un semplice predestinato, quale è stato bollato all’arrivo su una panchina di serie A da molti critici e osservatori.


Michele Patanè 13/09/2011
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