'Il Catania visto da...' Andrea Corsaro

Memorie e pensieri di un tifoso etneo Doc


Torna l'appuntamento con le interviste ai tifosi rossazzurri per la rubrica "Il Catania visto da...". Questa settimana Golsicilia.it ha dato la parola ad Andrea Corsaro.

Quando e come nasce la tua fede rossazzurra?

«La mia fede per il colori rossazzurri muove i primi passi nel lontano 1983. Avevo appena quattro anni, non potevo capirci un granchè ma mi resi conto che quel giorno accadde qualcosa di veramente speciale. Sto parlando del 25 giugno 1983, il giorno dei 40.000 catanesi all'Olimpico di Roma, il giorno della promozione in A. Da allora mi sono innamorato di questi colori condividendone gioie e dolori».

Andiamo subito a toccare il tasto dolente della gara di domenica al "Meazza" contro l'Inter. Cosa è mancato ai rossazzurri per portare un risultato utile a casa?

«Quello di domenica scorsa è, purtroppo, un copione già visto. Il solito Catania che gioca bene mettendo più volte in serie difficoltà una grande del nostro campionato non riuscendo però a concretizzare, come succede spesso quando gioca lontano dal Massimino, atteggiamento che non ci si può permettere specialmente quando giochi al Meazza contro una grande come l'Inter».

«Nonostante la rabbia per il rigore negato ritengo sbagliato aggrapparsi a questo episodio... più volte si è arrivati davanti ad Handanovic ma al momento di calciare in porta ci si smarrisce magari in qualche passaggio di troppo o perdendo molto tempo per girarsi e tirare. Per quanto riguarda i gol incassati l'errore di Alvarez credo sia evidente, ha lasciato Cassano passeggiare da solo ma non è il solo colpevole. Io tiro in ballo anche Andujar che soprattutto in occasione del gol di Palacio si è fatto infilare nel suo palo: scene già viste, al punto che veder all'opera un Frison a caso non mi dispiacerebbe...».

Fiorentina, Bologna e adesso Inter. Se a Firenze è stata una gara opaca, nelle scorse due trasferte i rossazzurri hanno prodotto e sfiorato il gol più volte prima di perdere il controllo della partita. Pensi ci siano gli estremi per temere il ritorno della mentalità rinunciataria in trasferta degli scorsi anni?

«Dal punto di visto della mentalità credo sia stato fatto qualche passo indietro rispetto alla scorsa stagione ma credo sia sbagliato parlare di mentalità rinunciataria. A parte la partita di Firenze, contro Bologna e Inter (e non dimentichiamo l'esordio con la Roma) credo che al Catania sia mancata la giusta lucidità negli ultimi metri del campo, la concretezza davanti la porta avversaria».

Domenica prossima al "Massimino" arriverà la Juventus, consacratosi come regina indiscussa del campionato con la vittoria sul Napoli nello scontro diretto. Pensi che il Catania possa sfoderare la consueta buona vena con le grandi anche contro i bianconeri?

«Beh che dire, il divario tecnico fra noi e la Juve credo sia più che evidente, ma se si prosegue sulla stessa linea delle precedenti partite al "Massimino" possiamo benissimo bloccare i bianconeri e perchè no provare a far ricordare loro cosa significa perdere una partita di campionato».

«Se scendiamo in campo con la giusta cattiveria e determinazione faremo sicuramente male alla Signora e poter rafforzare l'idea che a Catania "non passa lo straniero" come accaduto sinora in questo campionato. Credo sia superfluo dire che è quello che spero».

Come valuti finora l'operato di Rolando Maran sulla panchina del Catania? Cosa apprezzi maggiormente e cosa ti convince di meno?

«Sono tante le accuse che ho sentito muovere verso il tecnico rossazzurro, una su tutte l'aver fatto "copia e incolla" dell'undici di Montella della passata stagione. Forse in parte è vero, come è anche vero che questa squadra molto spesso assume caratteristiche un po' troppo difensive. Capita spesso infatti vedere Almiron piuttosto che Lodi impostare la manovra proprio partendo dalla propria area».

«Lo si accusa anche di sfruttare poco la sua lunga panchina lasciando ai vari Doukara, Salifu, Rolin la gloria di qualche buona prestazione durante gli allenamenti: credo meriterebbero un pò di spazio in più e servirebbe comunque a far rifiatare qualche elemento sin troppo sfruttato, un Bergessio a caso. In parte condivido certe critiche ma bisogna dire che siamo lì a 11 punti subito dietro le grandi ed in panchina non c'è Montella ma proprio il tecnico trentino».

Secondo te gli stabili titolari possono dare garanzie sufficienti nell'arco dell'intera stagione o è necessaria qualche alternativa in più in organico?

«Non credo che questo undici possa garantire le stesse prestazioni ancora per molto tempo. Qualche alternativa valida c'è già e credo sia il momento di cominciare a sfruttarla già da adesso. Ad esempio Castro, che a me piace molto e non dispiacerebbe vedere fra i titolari. Ma questo non mi dispensa dal dire che qualche rinforzo a gennaio sia più che utile».

«Bergessio è un bel giocatore e lo dimostra in ogni occasione mostrando molta determinazione e cattiveria ma nonostante ciò non è quel bomber può garantire i 15 o 20 gol a stagione. Sulla fascia destra Alvarez purtroppo non è che stia brillando più di tanto. Quindi credo che il Catania debba muoversi su queste due figure alla prossima sessione di mercato».

Arrivati all'ottava giornata, qual è il giocatore che intendi segnalare in positivo e quale invece ti ha deluso?

«Fra i giocatori che compongono l'undici titolare credo ci siano più che altro delle conferme. Chi mi piace di più? L'ho detto e lo ripeto: voglio vedere Castro partire dal primo minuto. Alvarez non è più quello di qualche tempo fa mentre ad Andujar un po' di panca non farebbe male».

Posto che l'obiettivo primario è la salvezza, questa squadra può arrivare ai 50 punti?

«Anche se la speranza è quella di fare risultati anche lontani dal "Massimino" credo che il Catania costruirà la sua salvezza, che raggiungerà tranquillamente, fra le mura amiche. Se si riuscisse a ritrovare quella verve che ci ha contraddistinti la scorsa stagione credo si possano anche superare i 50 punti. E non credo si tratti di utopia...».

Ti chiedo infine il tuo ricordo più bello legato ai colori rossazzurri.

«Di ricordi belli ne ho tanti, dalle fantastiche vittorie nei derby a quelle contro le grandi. Mai dimenticherò quel fantastico 3-1 inflitto all'Inter sotto il diluvio o lo storico poker in casa del Palermo. Ma credo che la gioia più grande sia legata a quel 28 maggio del 2006 (giorno di Catania-Albinoleffe 2-1, partita che è valsa l'ultima promozione in serie A, ndr)... mai sino a quel momento avevo versato così tante lacrime per la gioia. La gioia di tornare nell'Olimpo del calcio italiano, dove merita ampiamente di stare questa squadra e soprattutto questa città».


Michele Patanè 25/10/2012
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