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Torna l'appuntamento con le interviste ai tifosi rossazzurri per la rubrica "Il Catania visto da...". Questa settimana Golsicilia.it ha dato la parola a Francesco Sanfilippo, sfegatato supporter etneo residente in Venezuela, che ci ha raccontato la sua storia e il suo rapporto con il club preferito.
Francesco Sanfilippo, da una vita a Caracas, ma sempre con Catania nel cuore. Cos’ha la città etnea di così magico?
«Tanto. A Catania risiedono i miei ricordi di gioventù, i momenti più felici della mia vita, l’odore del mare e la mia squadra di calcio, i cui colori porto sempre nel cuore. Ma non è finita: a Catania ci sono gli arancini, la granita, l’eruzione dell’Etna, i fichi d'India, i cannoli e i catanesi, con la loro anarchia goliardica, la loro ironia, il loro sarcasmo, il loro calore umano e moltre altre cose che ritrovo ogni volta che torno».
La passione per la città è accompagnata da quella calcistica per la formazione dell’Elefante. Quasi inevitabile, considerando che suo padre Prospero è stato tra gli autori dell’inno “Forza Catania”, un brano apprezzato da più generazioni di tifosi rossazzurri.
«Mi innamorai del Catania a tre anni quando mio padre, per la prima volta, mi lanciò per aria, esultando a un gol del Catania. Provai una felicità e un’euforia immensa, che diventò estasi quando, ricadendo, ricevetti come premio il suo commosso, amoroso e felice abbraccio».
Una passione iniziata da giovanissimo, quindi.
«Sì, ho vissuto da vicino le grandi imprese del mio Catania. A casa pranzavamo in fretta per arrivare presto allo stadio. Entravamo con la macchina, ci aprivano il cancello grande di ferro della porta principale di Piazza Spedini; bastava dire «Sanfilippo» e si apriva come d’incanto. Passavano davanti i miei occhi Spikofski, l’ala svedese dalle cosce bianchissime, Carapellese, Bassetti, Corti, Macor, Cinesinho, Grani, Bastiano, Seveso, Bardelli, Corti, Prenna, il povero Limena, il grande Di Bella con la sua sigaretta sempre accesa e il buon Valsecchi, fedele allenatore in seconda che, come tanti giocatori, abitava nella pensione vicina al negozio di mio padre, mi voleva tanto bene e mi portava agli allenamenti con la sua auto. Io guardavo i miei idoli ipnotizzato, con i miei occhi da bambino. Loro passavano sempre dal negozio di dischi di mio padre in Via Gemmellaro, dove andavano ad ascoltare la musica. L’evento da telenovela fu quando Cavallo Pazzo Bernardis, uomo del nord, fece la fuitina con una nostra commessa».
Tanti i ricordi, ma qual è il piu bello?
«Il mio ricordo più bello è quando battemmo l’Inter di Helenio Herrera con un gol di testa del grande Facchin. Ero allo stadio e quel famoso Clamoroso al Cibali me lo sono goduto tutto. Battere la Grande Inter di Jair, Mazzola, Corso e Peirò fu un’impresa memorabile».
Una passione straordinaria che si è tramutata nell’esperienza del Catania Fan Club di Caracas, di cui è fondatore e presidente. Com’è nata questa idea?
«Dopo la laurea in Economia e Commercio e la scomparsa di mio padre, fonte sicura d’amore, capii che, se volevo misurarmi con la vita e farmi conoscere, Catania purtroppo non avrebbe potuto offrirmi queste possibilità. Cosi, il 29 giugno del 1976 toccai il suolo venezuelano per un’emozionante avventura professionale, ma anche di vita. Con il pensiero e con il cuore, però, ho continuato a seguire sempre la mia squadra e, per stare vicino ai colori rossazzurri, ho cercato di contattare più catanesi possibile per fare un po’ di tifo tropicale. Allora, alcuni anni fa, ho fondato il Catania Fan Club di Caracas con circa cento membri disseminati in tutto il Venezuela. In questo, Facebook ha giocato un ottimo ruolo ed è stato un ottimo mezzo di aggregazione».
Passiamo ai giorni nostri. Che voto dà al suo Catania?
«Dieci e lode, senza dubbio».
Salvezza raggiunta con tranquillità, ma la squadra è ancora acerba per il salto in Europa. Concorda?
«Credo che non bisogna avere fretta e rimanere con i piedi per terra. Per poter essere all’altezza delle grandi squadre, occorrono investimenti milionari e l’acquisto di top player comporta costi esorbitanti. A mio avviso, bisogna avere fiducia e perseveranza; i campioni li dobbiamo scovare quando sono ancora delle promesse e costano poco, seguendo l’esempio dell’Udinese. L’Europa, poi, è piu difficile se continuiamo ad avere arbitri e guardalinee avversi!»
Maran è stato accolto con scetticismo da una buona fetta della tifoseria. Si aspettava che il tecnico trentino potesse ottenere risultati così soddisfacenti?
«Maran è un grande allenatore e, da buon trentino, parla poco e dà spazio ai fatti. Mi piacciono le persone come lui, modeste, semplici e concrete. Già l’anno scorso aveva dimostrato col Varese di lottare per la promozione e fino ad ora Pulvirenti ha dimostrato di avere fiuto per gli allenatori, anche se poi in molti l’hanno "tradito”».
A proposito del presidente, ieri è arrivata la sua smentita, ma si parla di una sua possibile rottura con l’ad Gasparin; Pulvirenti, infatti, vorrebbe occuparsi in prima persona della squadra. Lei che conosce bene il massimo dirigente rossazzurro, come inquadrerebbe questa scelta?
«Io spero che Gasparin rimanga: è un uomo molto misurato, parco e un ottimo professionista. Ha saputo dare un’immagine di sobrietà, categoria e signorilità al Catania. Comunque, nel caso in cui il mio amico Nino prendesse un’altra decisione sicuramente avrebbe le sue ragioni. Abbiamo l’unico presidente che soffre con noi a bordo campo, che gioisce e si emoziona, arrivando quasi alle lacrime quando il Catania vince. Dobbiamo essere orgogliosi, sostenendolo e appoggiandolo sempre. Ho ammirato molto come ha riorganizzato la societa dopo la crisi dirigenziale dell’anno scorso. Il successo nella vita non arriva per caso: l’intelligenza, la furbizia, la professionalità, la serietà, l’onestà, la capacità, la costanza, lo spirito di sacrificio, sono ingredienti che, con un pizzico di fortuna, danno l’energia giusta per le grandi imprese e il nostro presidente ha dimostrato di avere, come direbbe il Commissario Montalbano, i cabbasisi giusti per portare il Catania sempre più in alto e a migliori traguardi».
In chiusura le chiediamo di vestire per un momento i panni di Sasà Monaco, osservatore del Catania in America Latina, e segnalarci qualche giocatore sudamericano che le piacerebbe vedere l’anno prossimo in maglia rossazzurra.
«Il Venezuela si è appena qualificato al Mondiale under 17 che inizierà in Arabia Saudita e ci sono tanti giovani interessanti. Il capocannoniere del campionato nostrano e il centravanti della nazionale, Andrés Ponce; la migliore ala destra è un altro venezuelano, Rolando Peña. Ecco due giovani che il mio Catania dovrebbe ingaggiare subito».
Un sentito grazie a Francesco Sanfilippo per averci raccontato parte della sua vita e aperto le porte del suo grande cuore, un cuore rossazzurro.
«Grazie a voi! Mando un abbraccio a tutti i catanesi nel mondo e un sincero plauso alla nostra dirigenza e ai nostri giocatori. Forza Catania!».