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Clamoroso al Cibali. Quante volte avremo sentito queste parole! La storica frase di Sandro Ciotti in quel 4 giugno 1961 è riecheggiata e riecheggia tuttora, venendo adattata a battuta tipica per accompagnare eventi o esiti per nulla attesi. Si è aspettato per tanti anni prima di poter tornare a pronunciare quella frase in omaggio al risultato che la vide nascere, ovvero la vittoria del Catania sull'Inter nell'ormai denominato "Massimino" del marzo 2010. E forse allora il compianto Sandro Ciotti, da lassù, nella riedizione di "Tutto il calcio minuto per minuto" per Radio Paradiso, avrà richiamato l'attenzione di Roberto Bortoluzzi per urlare di nuovo quella frase un secondo dopo il cucchiaio vincente di Mascara.
Sabato pomeriggio, però, qualche ascoltatore in Paradiso ansioso di riascoltare quella frase, con quella voce e con quella enfasi, sarà rimasto deluso. Anzi probabilmente Ciotti, con il suo acume e la sua sensibilità, avrà detto nell'analisi del dopo gara in modo secco e chiaro "Bortoluzzi, in questa partita di clamoroso non c'è stato proprio niente". Perchè per tutta la vigilia di questa partita il Catania aveva fatto capire a chiare lettere che avrebbe speso fino all'ultima stilla di sudore per ottenere il massimo risultato. Poi magari poteva arrivare un pari, o anche una sconfitta. Ma la tentazione del 'comunque vada' non ha minimamente toccato i rossazzurri nelle due settimane di lavoro dal Novara all'Inter.
Un atteggiamento da squadra matura, consapevole, capace di avvicinarsi a questa partita con la predisposizione a lottare per la vittoria anche con tutte le defezioni del reparto arretrato, croce di questo inizio di stagione. Neanche le assenze hanno distolto i ragazzi di Montella dal dare il massimo e cercare di ottenere il miglior esito possibile da ogni situazione, perchè quello che conta sono i punti che ottieni in campo: gli infortuni danno luogo a recriminazioni, e le recriminazioni da sole non producono nulla se non un pugno di mosche in mano.
Il Catania ne ha abbastanza di rimanere con pugni di mosche in mano. Lo zoccolo duro di questa squadra ha già subito troppe delusioni: le delusioni nel breve periodo abbattono, ma nel lungo fortificano. L'esperienza accumulata dai giocatori e la freschezza mentale e motivazionale apportata da Montella hanno prodotto l'effetto di una continua tensione del gruppo verso l'assunzione di un atteggiamento nuovo: cercare di giocarsi ogni partita alla pari contro l'avversario, senza timori reverenziali, senza insicurezze, facendo sì che il risultato sia determinato dai valori di entrambe le squadre e non da condotte rinunciatarie.
Al di là dell'evidente momento non buono dell'Inter, e del pizzico di fortuna che ci vuole sempre e che spesso e volentieri ha voltato le spalle, il Catania ha battuto l'Inter perchè sul campo ha giocato meglio. Semplice. Non ci sono santi, amuleti e spargimenti di sale che tengano. La vittoria è arrivata sì contro una formazione nettamente superiore, che molto difficilmente continuerà a rendere su questa falsariga e che sicuramente sabato avrebbe potuto fare meglio. Gli sfottò da parte dei tifosi ai nerazzurri non sono mancati, come non sono mancate le frasi di vanto da parte dei più fanatici, un classico quando si trionfa contro una grande squadra. Ma il Catania deve solo ed esclusivamente andare per la propria strada, comportandosi in maniera coerente con il proprio obiettivo che è quello di ottenere una salvezza anticipata e raggiungere quota 50 punti.
Come è accaduto spesso dopo partite dagli esiti (e soprattutto dagli strascichi) entusiasmanti, i rossazzurri hanno sempre fatto fatica nella partita immediatamente successiva. La difficoltà del calendario impone un'altra tappa del continuo percorso verso la maturità, ovvero moderare i festeggiamenti e guardare sin da subito alla gara successiva: le trasferte di Firenze (dove il Catania ha sempre rimediato sconfitte inequivocabili sul piano del gioco) e di Roma con la Lazio sono occasioni stimolanti in tal senso. Poi il risultato potrà anche non sorridere. Ma si potrà accettare facilmente solo dopo aver tratto il meglio dalle proprie idee e dalle proprie gambe.
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