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C'era una volta lo Stadio “San Filippo”, impianto da oltre 40.000 posti teatro delle imprese calcistiche di un Messina capace di battere Roma e Inter, di pareggiare contro la Juventus e far soffrire il Milan. Anzi, c'era sino a neppure tre anni fa, quando i giallorossi chiudevano in maniera dignitosa il loro ultimo campionato di serie B, prima della caduta negli inferi del pallone. Poi, al disimpegno della famiglia Franza si è aggiunto quello di un'amministrazione comunale poco attenta nel recepire le problematiche di una struttura non certo edificata in maniera impeccabile. Ricordiamo, solo per fare un esempio, l'assenza di copertura in tutti i settori, tribuna compresa, con spettatori e addetti ai lavori di tanto in tanto costretti a fare a pugni con le avverse condizioni meteorologiche. Lo scorso 1° maggio l'ultima gara ufficiale, quella tra ACR Messina e Sapri, ma gli evidenti segni di decadenza destavano da tempo più di un sospetto.
Adesso il “San Filippo” rischia di morire, o meglio, sembra stia venendo meno insieme alle speranze di vedere risollevate le sorti del calcio messinese, costretto a mangiare la polvere dei campetti di periferia di serie D ed Eccellenza. L'improvvisa e inaspettata frana del muro di contenimento che sovrasta la Tribuna C appare metafora di un disinteresse verso il movimento calcistico peloritano che amareggia gli appassionati di fede giallorossa.
Il Comune aveva inizialmente assicurato che i danni sarebbero stati riparati, ma a un mese di distanza dal crollo sembra che la situazione sia ben più grave del previsto. L'aspetto più preoccupante è rappresentato dal montaggio al contrario delle strutture ferrose di sostegno al cemento armato, che ha causato lo schianto improvviso. Ciliegina su una torta dal retrogusto amaro, anzi amarissimo, è la notizia che il progettista e direttore dei lavori si trova iscritto nel registro degli indagati per crollo colposo e inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Sulla zona a rischio sono stati posti i sigilli, il che vuol dire che gli eventuali lavori di ripristino potranno iniziare soltanto dopo l'estate. Messina, insomma, dovrà rinunciare, e non si sa per quanto, a quello che un tempo era stato progettato per divenire il fiore all'occhiello dell'impiantistica sportiva cittadina.
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