



Ecc. B: Tiger Brolo-Due Torri derby d'alta quota, testa-coda Orlandina-Comiso
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La partita di ieri contro il Parma, giunta al termine della settimana finora più difficile della gestione di Rolando Maran, è probabilmente lo specchio più fedele di quello che è il Catania quest’anno: una squadra meno bella e attraente nella manovra rispetto alla passata stagione, ma sempre capace di cogliere il momento giusto per colpire e di assorbire i pericoli senza soffrire oltremodo.
Un 2-0 secco e altri tre punti nel forziere che palesano ancora una volta come questo gruppo possa farsi rispettare da tutti con una condizione a priori: tenere sempre acceso l’interruttore della grinta e della concentrazione.
Pescare il vantaggio al secondo minuto ha sicuramente messo in discesa la gara, ma le partite durano 90 minuti e qualsiasi evento compreso in quell’arco di tempo ha valenza ai fini del risultato. Una chiara risposta sul piano dell’approccio mentale, quell’approccio mentale che domenica scorsa era rimasto ai cancelli di Torre del Grifo, contribuendo al pomeriggio no di Bologna.
Lo abbiamo detto sopra e lo ribadiamo in termini diversi e più diretti: è un Catania bello solo a sprazzi, tutt’altro che esaltante e pirotecnico. Ma al contempo capace di determinare il proprio destino con le proprie armi, nel bene e nel male. Squadra fredda, cinica, calcolatrice, razionale, ma con un’anima.
Il riscatto post-Bologna è passato anche e soprattutto dalla prova di forza della difesa, che dovrà superare ancora altre prove del nove per sottrarre vigore a tutti i discorsi negativi sulle 11 reti subite, dato ancora da rivedere. Le riserve sulla poca mole del gioco possono non avere rilevanza a fronte dell’andamento della gara, ma nella fase di copertura non ha ancora raggiunto la massima efficienza il centrocampo, parso a tratti in confusione.
Lo stesso reparto mediano porta però la notizia più bella e rassicurante del weekend, ovvero un Almiron tornato su buoni standard dopo un paio di gare globalmente non entusiasmanti. La forma fisica e la vena di Sergio ha un doppio filo con l’intensità e la lucidità di tutta la squadra, e averlo ancora in buono stato e con grande voglia è ad oggi il miglior acquisto di questa stagione.
La perseveranza e il coraggio di Bergessio sono state stavolta seguite dal giusto premio, non entusiasmante la prova di Lodi, poco presente nella manovra e un po’ impacciato nel dettare i movimenti del proprio reparto, mentre si guadagna il 6,5 pieno Mariano Izco, tuttofare ruvido ma mai come ieri in gara fino alla fine.
Andujar e Alvarez fanno un passo in avanti, ancora intatto il genio di Barrientos che conferma il proprio buon periodo di forma fisica e la buona vena quanto alla rifinitura. Il “Pitu” trova sempre più la propria dimensione naturale nel tergiversare lungo tutta la trequarti e la mediana, “ballando” in attesa della possibilità di partorire la giocata vincente senza soffrire più i ritmi esasperati delle fasi difensive nostrane.
L’ex San Lorenzo rovina però la propria prova con lo sfogo seguito alla sua (giusta) sostituzione con Biagianti, con occhiataccia verso Maran e Maraner e calcio ad una borraccia a bordo campo, sotto gli occhi del presidente Pulvirenti. Il lavoro di Rolando Maran dovrà vertere anche sull’instillare concretamente, in tutte le teste dei suoi giocatori, l’idea che il bene della squadra viene prima di tutto. E non c’è periodo più indicato di quello della seconda sosta per le nazionali, cui seguirà il “ciclo di ferro” con Inter, Juventus, Udinese e Lazio.
Il Palermo ritrova la vittoria. Dove possono arrivare i rosanero?