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Ecco chi è Sergio Almirón

L'ultimo acquisto etneo


Il Catania accoglie alle pendici dell'Etna un altro argentino: Sergio Almirón. L'acquisto era prossimo al concretizzarsi già da qualche giorno, dopo che la trattativa aveva subìto una vigorosa quanto inattesa accelerata dopo un semplice pourparler nelle prime settimane di mercato seguito dai colloqui con altre squadre, su tutte il Bologna, per le quali mai ci sono state le condizioni concrete per usufruire delle preziose prestazioni del giocatore. L'unica compagine realmente capace di suscitare approvazione da parte di Almirón è stata il Catania che, stando a quanto riferito dall'agente Claudio Vagheggi nelle ultime ore, aveva già trovato l'accordo con la Juventus e la firma era a tal punto una formalità. Ha siglato un contratto triennale, valido fino al 30 giugno 2014.

GLI ESORDI Sergio Bernardo Almirón nasce a Santa Fè il 7 novembre 1980. È un centrale di centrocampo con l'attitudine del regista, come testimoniato anche dalla sua capacità di padroneggiare i ritmi del gioco (e quindi dalla sua rapidità) e dall'ottima abilità nei lanci da fermo. Cresce calcisticamente in patria, nel Newell's Old Boys, con cui muove anche i primi passi da professionista, racimolando 15 presenze e una rete in tre anni. A 21 anni, però, arriva già la chiamata dell'Italia: le porte del calcio nostrano gliele apre l'Udinese.

UDINESE In Friuli le opportunità per lui sono molto poche. La prima stagione, la 2001-02, è sofferta non solo per lui ma per tutta l'Udinese, che per il secondo anno di fila si salva solo nelle ultime giornate: in tale situazione più logico dare priorità a Pizarro, Alberto o il già rodato Pinzi, ma nonostante ciò Almirón accumula 10 presenze. Decisamente anonima in confronto l'annata successiva, dove le presenze sono solo due: l'argentino ha un bisogno impellente di giocare e allora deve scendere di categoria, in serie B, dove nella stagione 2003-04 raccoglie 16 presenze condite da un gol a Verona, sponda Hellas. Nell'estate del 2004 cambia ancora destinazione e va ad Empoli, sempre in serie B, dove comincia ad aumentare il minutaggio e ad esprimersi costantemente su livelli più alti: con Mario Somma in panchina è un punto fermo della squadra che ottiene la promozione in serie A, dovuta anche ai sei gol dell'argentino.

DALL'EMPOLI ALLA JUVE Per Almirón giunge il momento di rimettersi in gioco in serie A, stavolta con maggiore esperienza, responsabilità ma anche stima propria e da parte dei compagni. La stagione del ritorno nella massima serie, la 2005-06, comincia malissimo, con i toscani inchiodati a fondo classifica nelle prime giornate. Somma va via e viene sostituito da Luigi Cagni. Con quest'ultimo l'Empoli guadagna sensibilmente terreno, sfruttando appieno le individualità a disposizione: Tavano, Vannucchi, Buscè, ma anche e soprattutto Almirón, che assicura quantità e qualità ad una squadra che grazie ai suoi sei gol e all'energia da lui impressa sale in classifica senza soffrire le vertigini conseguendo la salvezza con abbondante anticipo. Nella stagione successiva viene incredibilmente conseguita la qualificazione alla Coppa Uefa: nell'annata 2006-07 Almirón, andato via Tavano, diventa il vero pezzo da novanta dei biancoblu, esibendo un rendimento devastante in alcune gare della stagione e timbrando il cartellino dei gol ancora per sei volte. Due stagioni abbondantemente positive nella massima serie in una squadra con le ambizioni di salvezza non possono lasciare indifferenti le big nazionali: tra queste, la Juve è la più decisa e alla fine lo veste di bianconero.

IL DECLINO La magica parabola ascendente dell'argentino si ferma però qui: dopo un inizio convincente, Almirón desta sempre più perplessità sia tra gli osservatori e i tifosi sia soprattutto in Ranieri, deluso dalla sua lentezza e dalle sue frequenti imprecisioni negli appoggi. Forse Sergio non si era preparato psicologicamente nel migliore dei modi a rivestire un ruolo delicato in un blasone che vuole tornare ai vertici. Solo nove presenze nella sua avventura all'Olimpico torinese: a gennaio viene mandato in prestito al Monaco, dove viene impiegato spesso. La stagione 2007-2008 doveva essere l'annata dell'affermazione ad alti livelli e invece ha avuto un esito inequivocabilmente negativo. Prova a rilanciarsi alla Fiorentina l'anno dopo, ma con Melo, Donadel e Montolivo Prandelli lo vede poco.

LA RINASCITA NEL BARI Deve accettare di scendere di livello, andando nell'estate del 2009 al Bari appena tornato in serie A. Perinetti allestisce una squadra che si rivela subito competitiva, esaltata dal calcio spumeggiante di Ventura: in quel Bari che balza agli onori della cronaca calcistica, mettendo in difficoltà le grandi e chiudendo il campionato con ben 50 punti, ci sono i piedi, il fiato e le geometrie di Almirón, elemento imprescindibile per i "galletti", che per 27 volte in stagione possono contare su un regista di alto livello, che con cinque gol e diversi voti alti rispolvera i fasti dell'Empoli. E chissà se un Almirón così non avesse davvero fatto comodo alla Juve... Nella stagione appena passata, che ha visto i pugliesi retrocedere in maniera disastrosa in cadetteria, Almirón non ha potuto rivestire i panni del salvatore della patria, dovendo fronteggiare continui problemi fisici che ne limitano l'utilizzo (25 presenze) ma soprattutto il rendimento.

A CATANIA Adesso si trova a dover sostenere un'altra scommessa, che ha accettato senza tirarsi indietro. Le aspettative dei tifosi su lui sono importanti, come può essere importante il peso attribuito a lui da Montella, che potrebbe vederlo come un regista basso a nozze con il suo 4-3-3, dove sulla linea di mediana, a maggior ragione nella posizione centrale che è nevralgica, ci vuole sostanza in copertura, qualità nell'impostazione, ma soprattutto rapidità nelle decisioni e nelle esecuzioni. Requisiti in cui molti sperano Almirón non deluda, ma le risposte concrete da parte di Sergio le darà solo il campo.



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Michele Patanè 27/08/2011
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