



Palermo: ‘Ecco chi è…’ Mauro Boselli
Città di Vittoria: comunicato sui fatti di ieri del 'Comunale'
Ecc. A: primo k.o. per l'Akragas, 6 su 6 per il Marsala, all'Alcamo il big match
Eccellenza B: pari nel big match Due Torri-Orlandina, ne approffitta il Città di Vittoria
La sconfitta di Pescara, molto amara e quasi imbarazzante nel modo in cui è maturata, impedisce al Catania di Rolando Maran di chiudere felicemente un anno solare soddisfacente, sotto la gestione prima di Vincenzo Montella e poi del tecnico trentino. Dal pareggio in rimonta a Parma di un anno fa alla gara dell’”Adriatico” si è vista una costante crescita di una squadra sempre più ferrata nella proposizione e consapevole dei propri mezzi, trainata dal brio dell’attuale allenatore viola e dal pragmaticità di Maran.
Andiamo però subito alle dolenti note, quasi per caso riassunte nel match di ieri sera. Evidente il fatto che la squadra soffra l’assenza in avanti di un elemento con le caratteristiche di Bergessio: Maran ha introdotto l’esperimento, tutto sommato positivo, di un attacco senza punti di riferimento con Barrientos, Castro (quest’ultimo in continuo progresso) e Gomez, ma l’infortunio del “Papu” lo ha costretto ad inserire una punta, ovvero Morimoto.
Il giapponese ha avuto probabilmente l’ultima occasione in maglia rossazzurra, disputando 15 minuti di totale anonimato e impotenza, fatti di movimenti fini a se stessi e di giocate imprevedibili e isolate dal gioco.
Gli elementi negativi purtroppo non si esauriscono qui. Non si può ancora dire che questa squadra abbia raggiunto la maturità, soprattutto a livello di saldezza mentale: tante, tantissime le opportunità che hanno avuto i rossazzurri, non solo procurate col proprio gioco ma anche concesse dalla retroguardia avversaria in evidente difficoltà. Occasioni a gò-gò incredibilmente fallite, riflesso non tanto di un atteggiamento presuntuoso quanto di una difficoltà nel gestire la gara sul piano psicologico ed emotivo.
Le ingenuità commesse dagli avversari, soprattutto nella prima parte di gara, hanno da un lato illuso e dall’altro innervosito i rossazzurri, probabilmente convinti di dover trovare con un banale schiocco di dita la soluzione vincente. Non vanno sottovalutati gli sforzi compiuti nella ripresa, ma in tale contesto la sufficienza e l’avventatezza di alcuni elementi ha giocato un ruolo determinante ai fini dell’esito finale.
Immediato canalizzare un discorso simile su Almiron, sottotono per tutti i 90 minuti e autore, al minuto 94, di un fallo praticamente inutile su Bjarnason da posizione di potenziale pericolo dai calci piazzati. Un errore piuttosto elementare seguito poi dall’incertezza di Andujar che ha spalancato la porta alla punizione non impossibile, per quanto ben calciata, del brasiliano Togni, al suo primo gol in serie A.
Nell’immediato dopo-partita il centrocampista biancazzurro ha pianto a dirotto, motivando tale reazione emotiva con un incontro tenuto negli scorsi giorni con un gruppo di disabili che gli avevano predetto il gol. Più che giustificate quindi le lacrime di commozione, mentre dall’altro lato si dovrebbe più che altro riflettere.
Riflettere perché la classifica è tuttora gratificante per gli etnei, ma sia per alcune decisioni arbitrali errate (ieri annullato un gol regolare a Marchese sull’1-1), sia soprattutto per perdite improvvise di concentrazione nei momenti fondamentali delle gare, si è raccolto meno di quanto seminato. E questo limite, nel campionato più difficile del mondo, è un'arma a doppio taglio.
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