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Al termine di una settimana fatta di vicende e avvenimenti di fronte ai quali in molti sarebbero rimasti fuori combattimento, il Catania di Rolando Maran regala un pomeriggio da favola ai propri tifosi, nella cornice di un "Massimino" prima rabbioso con fischi e panolada all'indirizzo del sestetto arbitrale, poi gratificato dal brio e dalla risolutezza dei rossazzurri a fronte di una Lazio troppo brutta per essere vera.
La scarsa concentrazione globale dei biancocelesti, i problemi di formazione e le mosse a posteriori sbagliate di Petkovic hanno sicuramente contribuito al pomeriggio esaltante del gruppo di Maran, i cui meriti sono però egualmente evidenti.
Meriti che prima di tutto originano dalla sfera mentale ed emozionale: difficile anche pensare alla vigilia una prova di grande intensità e applicazione dopo i veleni di Catania-Juventus e la vittoria sfumata in pieno recupero ad Udine, tra l'altro per via di un'altra ingenuità difensiva dopo la precedente quasi-impresa a Roma alla prima giornata.
La presenza di Rolando Maran sta portando uno strumento che ai rossazzurri mancava, e probabilmente era quello di cui abbisognavano di più: la capacità reale di sfruttare ogni episodio e di canalizzare ogni tipo di energia ai fini dell'inseguimento del risultato sul campo. Le parole e i propositi campati per aria non danno punti, il rendimento sul campo sì.
È palese il modo in cui ne abbia risentito lo stato di forma collettivo, nella miglior partita dell'anno per intensità e carica agonistica. Stato di forma quasi emblematizzato dai dribbling ubriacanti e dall'incisività di Alejandro Gomez, giunto alla definitiva consacrazione nel nostro calcio e ormai arrivato alla maturità.
Se non ci stupisce per i colpi del folletto di Buenos Aires, c'è spazio anche per le dolci novità. Andujar mostra una personalità e una sicurezza neanche immaginabili fino ad un paio di mesi fa, è nel pieno di un progresso tecnico e mentale appannaggio dell suo status in squadra ma anche dell'ordine del reparto arretrato.
Senza sbavature anche la prova di Alvarez, che dopo un appoggio sbagliato nei primi secondi di gara chiude la propria zona e ringhia come ai bei tempi su Cavanda e Lulic, quest'ultimo ridimensionato.
Barrientos non lesina i suoi colpi di fantasia, Marchese è ormai meritevole di rispetto da parte di tutti i suoi diretti avversari sulla fascia sinistra, Lodi è al top della propria condizione fisica mentre il cavallo Izco è una garanzia nella corsa lunga.
Il pomeriggio che lancia anche Doukara, che incide poco ma lavora ottimamente per i compagni guadagnandosi un voto superiore alla sufficienza, lascia anche in eredità un messaggio: questo Catania non può esimersi dal dare il meglio di sé anche lontano dal "Massimino", mantenendo sempre alta la tensione ma soprattutto credendo nei propri mezzi.
E se è vero che le difficoltà dovrebbero stimolare, la gara di sabato con il Cagliari, contro cui gli etnei sono reduci da tre sconfitte nelle ultime quattro partire, sarebbe una buona occasione per applicare tali parole alla realtà.
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