Catania, comprendi la lezione e vai avanti

L'editoriale


Prendere atto dei propri errori, rialzare la testa e riprendere a correre. La sconfitta casalinga di ieri con l’Inter, beffarda ma in fondo giusta, allontana ma non compromette il nuovo obiettivo societario e soprattutto non solleva i rossazzurri dalla necessità di dare il meglio fino alla fine della stagione. Lo spirito del primo tempo di ieri è quello giusto, la ripresa è un perfetto esempio di come non giocare una partita quanto ad intensità, concentrazione e soprattutto scelte tattiche. Urge rimettersi in carreggiata, e in tal senso la prossima trasferta dello “Juventus Stadium” deve essere uno stimolo e non un fattore scoraggiante.

Per la prima volta il Catania si è trovato a giocare uno scontro diretto per un obiettivo prestigioso contro una delle tre “strisciate”, un evento decisamente non di poco conto. La febbrile attesa vissuta in città nella settimana prima della partita ha quasi avuto un riflesso su un primo tempo arrembante, giocato ad alti ritmi e con grande accortezza: azzeccati gli uomini e la disposizione tattica di Maran, quel 4-2-3-1 che sempre più assume la funzione di talismano vincente.

Un’Inter sbandata e limitata dalle “stecche” di alcuni titolari ha fatto il resto per un intervallo in cui si è sognato come non mai in questi sette anni di serie A, con un quinto posto provvisorio pronto ad illudere e a far stare in aria anche il tifoso più equilibrato. Le partite però durano 90 minuti e non 45, e alla lunga è stato fatale l’errore di mantenere inalterato un assetto tattico di per sé a trazione anteriore, reso sbilanciato e controproducente dalla stanchezza, da qualche acciacco fisico e da una lucidità progressivamente venuta meno.

Questa partita non può non lasciare strascichi nella mente dei tifosi, degli osservatori, dei dirigenti, ma soprattutto dell’allenatore e dei giocatori, passati per qualche minuto da brillanti conduttori di una macchina perfetta a meccanici in difficoltà al primo bullone saltato. Un’immagine che, se mantenuta nel tempo, sarebbe ingenerosa per una squadra che ha raccolto 42 punti in 27 partite, salvandosi praticamente già a febbraio e trovandosi contestualmente a dichiarare l’obiettivo della qualificazione in Europa, a prescindere dalle oggettive possibilità di riuscita. Starà ai rossazzurri stessi scongiurarla, e a questo punto il gigante Juventus come sempre richiede attenzione ma non può incutere paura.

Agli appassionati di statistiche, per trovare una partita persa al “Massimino” dopo un vantaggio di due reti, servirà rispolverare i vecchi almanacchi mentre al Catania, per tornare in corsa per l’Europa e prima ancora riaccendere se stesso, servirà comprendere con serenità i propri sbagli e tornare ad osare, consapevole di quello che è e di quello che sa fare. Nel bene e nel male.


Michele Patanè 04/03/2013
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