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In questo fine settimana la serie A sta riposando per l’impegno delle nazionali per la seconda volta in stagione. I primi impegni della selezione del ct Prandelli nel girone di qualificazione ai Mondiali 2014 sono stati però ad inizio settembre e adesso le gare con Armenia (vinta ieri 3-1, ndr) e Danimarca (martedì) sono arrivate dopo la disputa della 7^ giornata del massimo campionato. Una prima parte di stagione con alcune regolarità, come il dominio di Juve e Napoli e le difficoltà del Milan, e alcuni alti e bassi che hanno originato la classifica nella sua fisionomia attuale.
Una fisionomia che al momento gratifica il Catania di Rolando Maran, quinto con 11 punti a pari merito con Roma e Fiorentina. Un Catania meno bello e attraente rispetto agli standard montelliani, ma solido, pratico e cinico tra le mure amiche. Da verificare il rendimento fuori casa, dove la positiva prova con la Roma alla prima giornata è stata seguita dalla gara a corrente alternata di Firenze e dal tracollo di Bologna, con un discreto gioco nella prima mezz’ora cancellato da un repentino calo di concentrazione e da errori difensivi in serie.
Ogni pausa, nel calcio come nella scuola o nel lavoro quotidiano, è sempre buona per trarre dei bilanci e soprattutto per valutare il rendimento dei singoli: Golsicilia.it coglie l’occasione e, secondo il suo consolidato schema dei Top e dei Flop, attribuisce una menzione positiva e negativa a tre giocatori per parte.
FLOP
3° ANDUJAR Abbiamo considerato, e accolto con positività, la prestazione fornita nell’ultima gara con il Parma, in cui pur non venendo seriamente impegnato ha fornito sicurezza negli interventi ordinari e si è imposto con la propria presenza tra i pali. Attendiamo però che Mariano, portiere di buon spessore tecnico, cominci a rendere con maggiore regolarità secondo quelle che sono le sue potenzialità.
Una maggiore regolarità la cui spinta deve provenire dalla testa, vero e proprio punto debole del portiere argentino da due anni ad oggi: alcuni errori e gol non evitati, anche in questa stagione, sono frutto non di limiti tecnici, ma di cali di concentrazione e mancanza di reattività.
2° ALVAREZ Lo scorso gennaio, desideroso di giocare con più continuità, lasciò i rossazzurri di Montella per vivere sei mesi ad alta intensità al Real Saragozza nella Liga, dove contribuì al raggiungimento di un’insperata salvezza dopo che il club era ultimo in classifica a metà stagione. Un’esperienza utilissima per il terzino ex Estudiantes, che ne ha ricavato non solo una forma migliore, ma anche una maggior fiducia in se stesso.
C i si attendevano dei miglioramenti, quantomeno nella condotta tattica, ma si è visto un Alvarez anche peggiore rispetto agli standard fatti vedere prima della parentesi spagnola. Tra i migliori nel secondo tempo con il Parma, ma nelle gare precedenti si è segnalato in negativo per la lentezza, le poche discese per i cross e gravi errori in copertura, come quello che costò la mancata vittoria contro la Roma nel finale.
1° BIAGIANTI Difficile immaginare, fino ad un paio di anni fa, Marco al vertice di un podio dei flop. Ed effettivamente due anni fa, con l’odore di cessione (e di plusvalenza) ad una squadra più quotata e le lacrime all’ultima gara di campionato contro il Genoa. Alla fine neanche 8 milioni e mezzo dal Palermo hanno schiodato il centrocampista fiorentino da Catania, con Lo Monaco che in quell’estate ha voluto puntare su tutti i big, compreso Maxi Lopez, aspettandosi una conferma sul campo per un’annata ad alti livelli. Nulla di più sbagliato, come ammetterà lo stesso Lo Monaco alcuni mesi dopo.
E Marco non è più tornato ai livelli del 2009-10, schiavo dei tanti, tantissimi problemi fisici e di un futuro più gratificante mai arrivato. All’inizio di questa stagione, impiegato più volte da Maran come titolare, non riesce proprio a guadagnare la migliore condizione atletica, per quanto l’impegno e la volontà siano evidenti. Da recuperare.
TOP
3° MARAN Non è mai troppo tardi. Mai frase più azzeccata per sintetizzare il suo esordio in serie A a 49 anni suonati. In una fase storica in cui la carta d’identità è un fattore molto attenzionato anche per gli allenatori, Maran si aggiunge alla schiera di tecnici che dimostrano l’importanza dell’esperienza ma prima ancora dell’equilibrio, della moderatezza, del lavoro quotidiano, della crescita stabile e produttiva.
A detta di alcuni applica sic et simpliciter il gioco di Montella dell’anno scorso, ma non imporre le proprie idee per snaturare una squadra dai meccanismi efficaci è un segno di intelligenza che non tutti i colleghi, dappertutto ma anche a Catania, hanno mostrato.
Merita inoltre considerazione il fatto che il Catania di Maran sia una squadra più solida mentalmente, più consapevole dei propri mezzi, non brillante nella manovra ordinaria ma capace di attaccare con tutta la propria incisività alla vista di un obiettivo evidente. Qualcuno continua a criticarlo per il gioco, qualcun altro lo esalta per gli 11 punti in sette gare, miglior risultato dal 2008-09 con Zenga, ma lo stesso Maran sa che il lavoro suo e di tutti è sottoposto sempre a verifiche: il San Siro interista attende.
2° ALMIRON Per qualcuno è una conferma, ma per altri il mantenimento degli standard dell’anno scorso è una piacevole sorpresa. Plausibile d’altronde temere un calo fisico di Sergio, 33enne, anche dopo il secondo anno a Bari.
A Catania ha invece trovato la sua dimensione ottimale, calandosi alla perfezione nel ruolo di mezzala del 4-3-3 e costituendo la fonte vitale non solo per il gioco, ma anche per il ritmo e per l’intensità della squadra: lo si è capito in alcune sue prove opache e in altre gare in cui ha sfoderato prove da 6,5 in su. Fondamentale in entrambe le fasi, non è un caso che a Bari qualcuno lo rimpianga ancora.
1° GOMEZ Anche nel rendimento del “Papu” c’è una componente che genera sorpresa. Siamo ormai abituati ai suoi guizzi, alla sua tecnica e alla sua capacità di saltare l’uomo che migliorano giorno dopo giorno. Piuttosto pochi si aspettavano la sua continuità e la sua capacità di rimanere in gara fino all’ultimo, a dispetto di un ruolo logorante e di una struttura fisica non certo da maratoneta.
A parte le gare con Fiorentina e Bologna è sempre stato una spina nel fianco nelle difese avversarie, anche grazie ad una determinazione e ad una voglia di fare difficile da immaginare dopo il desiderio di partire espresso in estate e poi non soddisfatto. E seguito dal rinnovo del contratto.
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