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Peccato. La seconda gara consecutiva tra le mura amiche poteva essere l’occasione per centrare un’altra vittoria in campionato. Il Catania, invece, è arrivato alla sosta con un pari beffardo, arrivato nei minuti finali su autogol. Bicchiere mezzo vuoto si potrebbe pensare, ma se analizziamo la gara rossazzurra scopriamo uno scenario differente.
Nel primo tempo, concluso a reti bianche, il Genoa, più pungente e pericoloso della formazione di Maran, avrebbe meritato qualcosa in più. Nella ripresa i ruoli si sono invertiti, ma è rimasto un sostanziale equilibro interrotto dall’errore di Antonini che ha regalato il pallone a Barrientos; l’argentino ha controllato al volo, ha messo a terra il portiere con una finta e ha accompagnato la palla in rete con una naturalezza degna dei migliori goleador.
Gli etnei, a quel punto, non sono riusciti né ad affondare il colpo del raddoppio, né a difendere il risultato. Da questo punto di vista, ci si sarebbe aspettati da Maran delle mosse più risolutive: il tecnico ha fatto bene a far uscire Almiron, stremato, sostituendolo con Izco, ma avrebbe forse dovuto mettere qualche minuto prima Leto al posto di uno spento Bergessio: il Toro anche ieri ha lottato con i difensori avversari senza riuscire a trovare la zampata vincente. Infine, anziché togliere Biraghi optando per l’impalpabile Monzon, l’allenatore trentino avrebbe potuto puntare sulla verve di uno tra Boateng e Keko.
Adesso, ci saranno due settimane per preparare il match di Trieste con il Cagliari perché è arrivato il momento di sfatare il tabù trasferta e andare a punti anche lontano dal Massimino.