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La reattività dei singoli e la capacità di trarre il massimo dai vari elementi a disposizione si candidano ad essere i temi dominanti della sfida di venerdì sera al "Massimino" tra Catania e Milan, inusuale anticipo della 14^ giornata del campionato di serie A.
Alle pendici dell'Etna si sfideranno due squadre in momenti moralmente opposti: un Catania turbato dalla sconfitta nel derby di Palermo, dove si è mostrato anche poco concentrato e compatto, riceverà i rossoneri che si trovano in un periodo di intensa crescita sotto l'aspetto del gioco e quello morale.
Il tratto che accomunerá il gruppo di Maran e quello di Allegri sta invece nella necessità di introdurre soluzioni nuove da una parte e dall'altra: il tecnico livornese dovrà dar fiducia ad Acerbi e Zapata al centro della difesa, mentre è decisamente più rabberciato l'organico etneo con il ko di Izco, l'improbabile recupero di Bergessio e le squalifiche di Spolli e Gomez.
L'assenza forzata del capitano numero 13, uscito sul finire del primo tempo a Palermo, rende improbabile l'ipotesi del 3-5-2, vista la mancanza di giocatori dotati di una sufficiente falcata e resistenza capaci di agire sulla corsia destra. Nella posizione di tornante Alvarez non può dare sufficienti garanzie in qualità di adattato, quindi facendo quasi di necessità virtù si mantiene il consueto 4-3-3.
Stando così le cose venerdì si dovrebbe giocare a specchio, con i rossoneri che potrebbero confermare la soluzione tattica che ha fruttato la confortante prova contro la Juventus con lo stesso 4-3-3 in cui Boateng agisce da riferimento centrale affiancato da Robinho e da El Shaarawy, pronto ad inserirsi con i tagli centrali sulle verticalizzazioni dalla zona della trequarti.
Alvarez avrà il delicatissimo compito di seguire e stoppare il talento classe '92 quando innescato in area di rigore, e al tempo stesso la mezzala destra, che è più probabile sia Salifu che non Castro o Ricchiuti, dovrà avere il sufficiente tempismo per impedire a Constant di sfruttare gli spazi e andare al cross, per quanto il guineano sia adattato alla posizione di terzino.
Tempismo sarà la parola chiave anche per i centrali Legrottaglie e Bellusci, che dovranno ostacolare il più possibile Boateng nel suo lavoro di sponda, mentre Salifu, che molto probabilmente giocherà per la prima volta di titolare, sarà tenuto a scrollarsi di dosso l'emozione e aggredire con il pressing Montolivo, la fonte di gioco in mediana.
Ad Almiron spetterà controllare gli inserimenti di Nocerino, Lodi dovrà curare il proprio lavoro di impostazione guardandosi dalla pressione di De Jong, deputato alla rottura del gioco tra i rossoneri.
Ad oggi il tridente offensivo dovrebbe essere formato da Barrientos, Doukara e Castro, una soluzione mai provata in gare ufficiali quest'anno. Discorso simile può farsi per la sopra citata retroguardia del Milan, ed ecco che allora la giocata del singolo può seriamente incidere rispetto all'ordine e alla fluidità dei meccanismi.
Sia Castro che Barrientos sono soliti sviluppare il proprio gioco nella zona centrale, e quindi possono creare densità in quel settore "stringendo" la difesa rossonera e liberando per il cross i due terzini: a Doukara il compito di farsi trovare pronto e sfruttare quest'altra opportunità.
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