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Genoa, dr.Jekyll o mr.Hyde?

La presentazione dell’avversario


Qual è il vero Genoa? Quello inconcludente, sfilacciato e distratto visto contro l’Atalanta? Oppure quello battagliero, coraggioso, ordinato e cinico di avanti ieri all’Olimpico contro la Lazio? La risposta molti la sparano, pochi presumono di saperla e nessuno la sa. Il Catania di Vincenzo Montella ha così un motivo in più per preparare nel miglior modo possibile la trasferta a Marassi, la prima della stagione, nel turno infrasettimanale di domani contro i rossoblu di Alberto Malesani.

Il pareggio in rimonta, con il rischio di clamoroso scivolone e una prestazione deludente, alla prima giornata di due domeniche fa aveva prodotto un clima di perplessità attorno al Grifone, capace di mettere a dura prova la pazienza di Preziosi che nel post-partita non si è riservato di esprimere il suo pensiero all’indirizzo dell’allenatore e della squadra. Davanti ai microfoni Malesani ha gettato acqua sul fuoco onde evitare che l’episodio diventasse il tema della settimana al campo d’allenamento di Pegli. Strategia necessaria a priori e risultata efficace a posteriori, visto che diversi singoli abbondantemente sotto la sufficienza alla prima, come Kucka, sono tornati ad esprimersi sui loro standard domenica. Con la soddisfazione tanto di Preziosi quanto di Malesani, le cui rispettive mosse hanno prodotto insieme un unico risultato: un Genoa grintoso e determinato ma anche lucido, capace di non disunirsi dopo il primo tempo contro la Lazio e di compiere il primo colpo esterno della stagione.

Forse capiterà diverse altre volte a Malesani di vedersi indirizzare parole tutt’altro che dolci da parte di Preziosi. Magari però, dietro le pressioni di un modo di fare che può non essere gradito, potrebbero esserci stima e considerazione, fattori che il tecnico veronese risultò non ricevere minimamente dalla nuova proprietà del Bologna: al termine dello scorso campionato, in cui l’ex guida di Parma e Fiorentina concluse i felsinei ad una strepitosa salvezza nonostante la penalizzazione e lo scotto di una situazione societaria drammatica, non fu ricambiato neanche con un piatto di tagliatelle. Il grande lavoro fatto in Emilia e la dignitosa parentesi di Siena hanno sicuramente rilanciato un allenatore che sembrava diventare arretrato e non più di moda, dopo la poco soddisfacente esperienza al Panathinaikos e le anonime parentesi con Udinese ed Empoli tra il 2007 e il 2008. La sua predilezione per il gioco offensivo, nonchè la sua veracità e la tendenza a “scaldarsi” facilmente fanno di lui di una guida tecnica in perfetta armonia con lo stile Genoa degli ultimi anni: lo stile di una squadra che difficilmente gioca senza scaldare se stessa e il pubblico, con un gioco di alta intensità e a tratti gradevole.

Il Grifone è una delle squadre della massima serie che ha cambiato di più. A cominciare dalla porta, dove Eduardo è stato mandato per un anno di “recupero” al Benfica dopo il rendimento a tratti imbarazzante dell’anno scorso: si è puntato stavolta sul sicuro, con un atleta di esperienza e di grande spessore professionale, ovvero Sebastien Frey, che ha cambiato aria dopo sei stagioni alla Fiorentina. E proprio dell’esperienza si permea tutto il settore difensivo, sia per i portieri, con l’ex Roma e Chievo Lupatelli e il senatore Scarpi (38 anni), sia per i difensori, dove a Kaladze, Moretti e Dainelli si aggiunge Cesare Bovo, tornato dove aveva già giocato nella stagione 2007/2008, mentre un po’ di freschezza arriva da Andreas Granqvist, 26 anni, centrale di ruolo con la licenza del bomber: nelle sue tre stagioni al Groningen, squadra da cui proviene, ha realizzato 24 reti, di cui 11 nella scorsa Eredivisie.

Il più delle modifiche si concentra però dalla cintola in su. A centrocampo i superstiti sono il capitano tuttocampista Marco Rossi (nona stagione a Marassi), i tornanti Mesto e Antonelli, il regista Miguel Veloso, in cerca di riscatto dopo la prima stagione passata più in infermeria che sul campo, e Juraj Kucka, rivelazione della seconda parte dello scorso campionato e pertanto più volte cercato durante la campagna di mercato estiva: ad accaparrarselo l’Inter che lo ha acquistato in comproprietà lasciandolo però in Liguria per un anno. Constant ha l’opportunità di affermarsi in una squadra di media caratura dopo essere stato rivelazione al Chievo, Merkel conta di farsi le ossa e magari dare qualche soddisfazione, lo sloveno Birsa si tuffa con fiducia nel nostro calcio dopo l’esperienza all’Auxerre mentre Seymour e soprattutto Jorquera (migliore in campo contro la Lazio) sono giovani che promettono di sgomitare per aiutare il Genoa a riprodurre se non migliorare il gioco spumeggiante dei tempi di Sculli, Palladino e Milito. Il tutto aspettando che Bosko Jankovic, martoriato da due gravi infortuni e da continui problemi fisici, possa finalmente tornare a giocare con continuità.

Se in mezzo al campo il perno è Marco Rossi, in avanti si punta tutto su Rodrigo Palacio, che alla sua terza stagione riceve lo status di trascinatore della squadra dopo aver spalleggiato Crespo, Toni e Floro Flores. Finora l’ex Boca non ha raggiunto la doppia cifra stagionale in serie A: ha concrete possibilità di farlo quest’anno, in quella che potrebbe essere la sua ultima stagione in Liguria, dopo è stato molto vicino all’addio già a fine agosto con il corteggiamento non andato a buon fine dell’Inter. La scorsa stagione ha dimostrato che Andrea Caracciolo può segnare con continuità, “El camello” Lucas Pratto invece non si è fatto finora stimare per la sua prolificità ma per lui Preziosi stravede; lo scuola Inter Sebastian Ribas non ha finora lasciato tracce in Italia (solo 4 presenze a La Spezia in B nel 2007/2008) ma i 23 gol a Digione nell’ultima stagione in Ligue 2 possono lanciarlo definitivamente, mentre gli addetti ai lavori dicono un gran bene di Zè Eduardo, attaccante 24enne prelevato già a gennaio dal Santos: il brasiliano, insignito della maglia numero 9, dovrà però recuperare da un infortunio alla caviglia.

Il 3-4-3 gasperiniano a cui sono i legati i tempi del ritorno in Europa e che ultimamente all’Inter ha fatto accapponare la pelle a tutti, da Moratti ai tifosi, in casa Genoa è stato soppiantato da un po’ di tempo, precisamente dall’arrivo di Ballardini seguito proprio all’esonero di Gasperini l’anno scorso. Con l’ex tecnico di Cagliari e Palermo regnava il semplice e pratico 4-4-2; Malesani opta invece per 4-3-1-2, architettato per esaltare la qualità e l’estro dei centrocampisti in linea di mediana e sguinzagliare per la spinta sulle fasce i terzini, Antonelli e Mesto, mentre nella coppia d’attacco Palacio risulta essere il jolly, giocando come prima o seconda punta a seconda del partner.


Michele Patanè 20/09/2011
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