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Legittimo porsi tante domande dopo quello che è successo ieri al “Massimino”. Domande le cui risposte non sono tanto facili da trovare e richiedono una ponderazione dei pensieri molto accurata. Sbagliato esasperare gli animi e urlare oltre il dovuto, in una giornata molto delicata in Sicilia per un motivo decisamente più serio. Ma l’episodio del gol annullato a Bergessio impone considerazioni che travalicano i confini del semplice calcio giocato e vanno a toccare sfere di altro tipo, rilevanti per la vita quotidiana, come quella del buonsenso e del rispetto per il lavoro non solo altrui, ma anche proprio.
Considerazioni per un’incertezza, quella del guardalinee Luca Maggiani, internazionale dal 2004, che ieri ha prodotto degli effetti devastanti. Non è stato il primo e non sarà neanche l’ultimo e la sua esitazione, seguita alla precisazione dell’arbitro addizionale Rizzoli sulla deviazione di Lodi e, soprattutto, alla pressione di mezza squadra della Juventus che lo ha accerchiato a mezzo metro di distanza, è più che altro espressione di una logica e di una cultura diffuse e ancora oggi esistenti, a danno dell'autorità della figura arbitrale. E dello spettacolo.
Poco, anzi niente da dire sull’interpretazione ufficiale di quanto successo in area, sebbene sia risultata a posteriori errata. Purtroppo (e per certi versi anche per fortuna) siamo tutti esseri umani e lo sbaglio rientra nella normalità della vita quotidiana.
Tuttavia lasciano più di un dubbio le condizioni nelle quali è stato fatto il dietrofront. Sono passati ben 43 secondi tra la convalida e il successivo cambio di decisione: fin qui ad essere precisi non c'è molto di nuovo visto che sabato, nella partita Padova-Bari, il guardalinee Schenone ha impiegato lo stesso tempo per rivedere l'iniziale convalidamento di un gol al Bari, poi annullato. Ma la panchina della Juventus, nella quasi totalità, è andata a pressare con energia Maggiani e l’arbitro Gervasoni disturbando il loro conciliabolo, non solo verbalmente ma anche fisicamente (Pepe ha bloccato il guardalinee).
Che Maggiani avesse successivamente avuto dei dubbi e fosse successivamente tornato indietro, anche senza la componente della protesta juventina, non ci è dato saperlo.
Tuttavia pensiamo, senza essere superbi e presuntuosi, di avere già la risposta ad un’altra domanda: se lo stesso episodio si fosse verificato a parti invertite, e semmai la panchina del Catania, come quella di ogni altra squadra dello stesso livello tecnico ma soprattutto dello stesso peso nelle istituzioni calcistiche nazionali, si fosse precipitata a chiedere l’annullamento del gol con la stessa virulenza, la stessa aggressività e lo stesso scarso rispetto per la figura dell’arbitro e del guardalinee (ingiustamente, sia ben chiaro), ci sarebbe stato lo stesso esito finale, a livello non solo della decisione sul gol ma anche del trattamento disciplinare a chi protestava? Noi crediamo di no, e in questo non siamo gli unici.
Adesso che mancano poche ore alla scoperta di chi guiderà la Sicilia nei prossimi cinque anni, perderci nei discorsi triti e ritriti, rispolverati ieri pomeriggio, riguardo la malafede nel calcio, il differente peso “politico” di alcune squadre rispetto ad altre e la mediocrità della classe arbitrale non ci interessa, anche perché non troviamo i presupposti materiali per farlo.
Allo stesso tempo noi, cronisti e appassionati dello sport più seguito in Italia, ci concediamo di chiedere un calcio meno popolato dalle pressioni, mediatiche e non, e dall’arroganza e caratterizzato da un maggiore senso di responsabilità da parte di tutti verso gli altri, spettatori compresi.