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In questi giorni, con la stagione che si volge al termine (mancano solo due giornate), l’attenzione si è prepotentemente spostata alla tensione che regna in Lega Calcio per la concessione dei bacini di utenza, ovvero i diritti tv. Ormai si può parlare di una vera è propria guerra tra chi vanta un ampio numero di tifosi, ovvero le società dette “grandi”, e chi invece sopravvive ogni anno visto i pochi tifosi a seguito, le cosiddette “provinciali”. Per capire meglio di cosa si tratta bisogna fare un passo indietro, spiegando meglio come si è divisa negli anni la “grande torta” dei 200 milioni messi a disposizione.
I GRANDI CLUB Milan, Inter, Roma, Juventus e Napoli vantano ben il 75% dei tifosi italiani che appassionatamente seguono ogni domenica la propria squadra del cuore. Sono queste le società che vogliono dividersi il 60% della cifra messa a disposizione delle tv private in accordo con le Lega, oltre alla somma pattuita che viene assegnata dividendo equamente il 40% a tutte le squadre partecipati alla Serie A. Le restanti quindici squadre, definite quasi con disprezzo provinciali, si trovano dunque a combattere un potere fossilizzato che non permetterebbe mai di diminuire l’ evidente differenza che c’è nella possibilità economica di investire sul mercato per raggiungere obiettivi prestigiosi. L’abisso, tra i due gruppi di società, è improponibile, solo negli ultimi anni si sta sempre più rimarginato grazie alla Legge Melandri.
POTERE INDISCUSSO Purtroppo però ci duole dire che, nonostante si tratti soltanto di sport, il sentimento sportivo viene messo da parte e chi vuole prendersi la “fetta più grande” non vuole lasciare spazio ad altre squadre che vogliono puntare ad essere valide alternative alla solita “minestra”. Nessuna utopia, basta spostarsi nei vari stati europei, dove ogni anno si assiste a spettacolari campionati dove a vincere non sono sempre le stesse squadre, ma c’è un alternatasi di vincitori grazie anche alla differente legge che vige su questi stati.
OLTREMANICA In Inghilterra, per la Premier League , la somma messa a disposizione viene divisa in tre parti: il 50% viene diviso in egual modo a le venti squadre facenti parti della massima serie; il 25% viene assegnato secondo i risultati ottenuti nella passata stagione basandosi sul posizionamento in classifica e il restante 25% viene assegnato secondo il numero dei passaggi televisivi delle singole squadre. Tutto ciò è possibile anche grazie al fatto che solo poche partite vengono trasmesse (138 su 380 annue).
BUNDESLIGA In Germania , per la Bundesliga , viene fatta più o meno la stessa suddivisione della Premier League, l’unica differenza è che un 25% viene diviso a chi ha ottenuto negli ultimi tre anni i risultati migliori.
FFF Più democratica la suddivisione che viene fatta in Francia per Ligue 1. Infatti la “Fédération Française de Football” divide ben il 72% della somma messa a disposizione delle tv private in parti uguali per tutte le squadre partecipanti alla massima serie, il 28% invece viene diviso secondo i meriti delle squadre basandosi sull’ultima posizione occupata in classifica ne campionato precedente.
Di certo, dopo anni ed anni di supremazia, è difficile ritrovarsi di punto in bianco ad avere a disposizione lo stesso budget delle squadre minori, ma chi vive di grande calcio, forse meglio che si abitui a far prevalere un sentimento di sportività che mancando, ha macchiato e sta macchiando la cultura calcistica italiana. LE minacce dei vari Agnelli e Galliani, di abbandonare la Lega Serie A, creando una nuova lega o scrivendosi ad una estera, rischiano solo di aumentare la tensione dove di certo non regna un clima pacifico tra i vari presidenti e tra i presidenti delle “grandi” nei confronti di Beretta. Bisognerebbe ritrovare lo spirito di sana competizione agonistica, sedersi ad un tavolo per trovare una soluzione che possa accontentare tutti nel presente e nel futuro, non basandosi sulla storia ma cercando un rinnovamento ormai iniziato nel resto del continente.